Cronaca

Edilizia sociale, ora anche il Parlamento vota due risoluzioni. Il governo agirà prima degli sfratti?

In Parlamento si è svolta la discussione sul Documento di economia e finanza 2020 e sull’allegato Piano di Riforme nazionale, due documenti che contengono le indicazioni per la prossima legge di bilancio 2021, ma anche per sostenere programmi economici in grado di affrontare la crisi economica a seguito del Covid-19.

In Parlamento, quindi, sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica a conclusione del dibattito e della discussione sul Def 2020 e sul Piano di Riforme nazionale sono state approvate due risoluzioni.

In ambedue le risoluzioni la maggioranza parlamentare ha indicato al governo gli impegni a cui dare priorità e il necessario supporto economico, tenuto conto anche delle disponibilità che vengono dalla autorizzazione allo scostamento di bilancio, pari a circa 25 miliardi di euro, e dal Recovery Fund, per complessivi 207 miliardi di euro.

Tra gli impegni approvati figura il seguente: “definire un piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, basato sul recupero o la ricostruzione degli immobili pubblici e privati inutilizzati, senza consumo di suolo, così da affrontare concretamente i segmenti del disagio abitativo”.

Come si può ben comprendere è un impegno preciso e chiaro che ricalca il punto 8 del Programma di governo che recitava: “8) Occorre prevedere un piano di edilizia residenziale pubblica volto alla ristrutturazione del patrimonio esistente e al riutilizzo delle strutture pubbliche dismesse, in favore di famiglie a basso reddito e dei giovani; adeguare le risorse del Fondo nazionale di sostegno alle locazioni; rendere più trasparente la contrattazione in materia di locazioni”.

Si tratta di impegni ai quali il governo non solo non ha dato mai corso ma che sia da parte della ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli, che dal ministro dell’economia Roberto Gualtieri, fino al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non sono stati oggetto neanche di citazione.

Eppure in Italia oggi abbiamo tra le 600.000 e le 800.000 famiglie che stanno chiedendo, ma non ricevendo, contributi affitto in quanto a partire fin da marzo 2020 sono morose incolpevoli totali o parziali dell’affitto, i cui effetti si stanno evidenziando nei tribunali, per esempio a Roma dove l’Unione Inquilini ha verificato che sono 100 le richieste di udienze per convalide di sfratto per morosità presentate ogni giorno presentate alla cancelleria del Tribunale di Roma quando in tempi normali erano state venti.

Da sottolineare come recentemente sia il Consiglio regionale della Toscana che il consiglio comunale di Firenze hanno approvato mozioni che chiedono, tra le altre, al governo di sostenere programmi di edilizia residenziale pubblica senza consumo di suolo esattamente come richiesto ormai da cinque mesi dall’Unione Inquilini.

Quindi dopo i sindacati inquilini, dopo la Conferenza della Regioni, dopo l’approvazione di atti da parte di Regioni e Comuni importanti, dopo Nomisma e Federcasa (enti gestori case popolari) ora anche la maggioranza in Parlamento chiede in maniera netta di definire un piano che aumenti l’offerta di case popolari senza consumo di suolo, riutilizzando il vasto patrimonio immobiliare pubblico e privato lasciato in degrado che abbiamo in Italia. Si tratterebbe di un vero Piano per il lavoro che si coniugherebbe con un intervento sulle periferie e con una risposta concreta al disagio abitativo.

La Segreteria nazionale dell’Unione Inquilini ha già scritto alla ministra De Micheli chiedendo l’apertura del Tavolo per la definizione del Piano di edilizia residenziale pubblica come chiesto nella risoluzione parlamentare, dando la disponibilità a partecipare anche nel mese di agosto.

Governo se ci sei batti un colpo, perché l’autunno e gli sfratti sono alle porte e senza interventi veri sarà disastro sociale.