Giustizia & Impunità

Roma, confiscato il Salaria Sport Village di Diego Anemone: da luogo simbolo della cricca a futura casa della nazionali di calcio

"Acquistato con disponibilità finanziarie frutto di reati di evasione fiscale, riciclaggio e appropriazione indebita", il complesso di Roma Nord entra nella piena disponibilità dello Stato: la Figc in pole position per la gestione. Al pari del suo ormai ex proprietario è stato il luogo simbolo dell'inchiesta sui grandi appalti

Il Salaria Sport Village è stato acquisito definitivamente dallo Stato italiano. E ora si apre ufficialmente la partita per la gestione, che vede la Figc in pole position. Il Nucleo di polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma ha eseguito questa mattina la confisca in via definitiva del complesso sportivo di Roma nord. L’impianto, che si estende su 17 ettari in un’ansa del fiume Tevere, è di proprietà di Diego Anemone, imputato principale dell’inchiesta sulla “cricca degli appalti”. La struttura doveva essere il fiore all’occhiello dei Mondiali di nuoto di Roma del 2009. È divenuto invece il simbolo di un sistema sull’assegnazione dei cosiddetti “grandi eventi”, dal G8 del 2009 alla Maddalena fino alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il ricorso contro la confisca presentato dalla difesa, nel giugno scorso, era stato dichiarato “inammissibile”.

L’INCHIESTA. “Corruzione sistematica” per oltre 10 anni – La “cricca” aveva messo in piedi un sistema di corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale nell’ambito del quale Anemone fu condannato nel 2018 in primo grado a 6 anni di carcere, insieme ad Angelo Balducci, ex provveditore per le Opere pubbliche del Lazio e poi presidente del consiglio superiore dei Lavori Pubblici (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/08/g8-maddalena-condannati-per-associazione-a-delinquere-angelo-balducci-e-diego-anemone-assolto-bertolaso/4145435/). Nelle carte, allegate al dispositivo di confisca, si ricorda “l’uso sistematico della corruzione e di articolati illeciti tributari diretti a camuffare l’erogazione delle tangenti e il reinvestimento dei proventi dell’attività illecita”. Anemone e Balducci, avevano costituito “una società di fatto mirante al reinvestimento in iniziative imprenditoriali comuni delle ingentissime utilità conseguite minando dall’interno il meccanismo di aggiudicazione degli appalti”. Un “reato associativo contestato dal 1999 al febbraio 2010”, grazie al quale Anemone, un “imprenditore di modeste dimensioni” si è visto aggiudicare “appalti per 450 milioni di euro”. In questo contesto, l’acquisto del Salaria Sport Village, nel 2004, e i due successivi ampliamenti sono avvenuti con una serie di partite di giro fra la Società Sportiva Romana srl – proprietaria della struttura – e la Salaria Sport Village srl, società composte in diverse quote e in diversi momenti dal fratello di Anemone, Diego, e dai figli di Balducci, Filippo e Lorenzo.

I MASSAGGI DI BERTOLASO E LA “CONNIVENZA” DI BANCA MARCHE Fu assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”, invece, l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, per il quale la procura aveva invece chiesto la prescrizione. Per i pm di Firenze, che avviarono l’inchiesta nel 2010, l’allora commissario per l’emergenza del terremoto dell’Aquila avrebbe anche usufruito di presunti “massaggi hot” all’interno del centro benessere presente nella struttura di via Salaria, ipotesi che Bertolaso e i suoi legali hanno sempre definito “fantasiose” e “prive di fondamento” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/15/massaggi-e-notti-hot-il-ballo/13131/), mentre i massaggi, rigorosamente “normalissimi” e “senza sesso”, sono stati giustificati dallo “stress da lavoro” di quel periodo. I giudici, al contrario, hanno rilevato il “difetto di buona fede” della Banca delle Marche, che ha concesso, ridiscusso e rinnovato i mutui richiesti dalla “cricca” nonostante fosse “perfettamente informata dell’anomalo rapporto societario tra Balducci e Anemone”, i quali “hanno compiuto operazioni milionarie occulte e portate avanti grazie alla manifesta connivenza della Banca delle Marche”. Motivo per il quale la Guardia di Finanza ha annullato l’ipoteca di circa 10 milioni di euro presente sul centro sportivo.

SALARIA SPORT VILLAGE: GIOIELLO TROPPO “COSTOSO” PER TUTTI Per ampiezza, il Salaria Sport Village è il centro sportivo più grande d’Italia e il secondo d’Europa. Il valore stimato dalla Guardia di Finanza è di oltre 145 milioni di euro. Sotto sequestro dal 2014, al suo interno vi sono due piscine olimpioniche, campi da calcio e da calcetto, campi da tennis, una club house, un bar-ristorante, un centro benessere, una palestra, oltre a uffici, foresterie, spogliatoi, terreni, aree verdi e parcheggi, il tutto accompagnato da rifiniture preziose e materiali di grande pregio. I custodi giudiziari nel corso degli anni hanno provato ad assegnare singolarmente gli impianti presenti nel centro alle società dilettantistiche che ne hanno fatto via via richiesta – come la Lazio Nuoto, che per qualche anno vi ha disputato la stagione agonistica della pallanuoto – ma gli importanti costi di gestione hanno sempre messo in difficoltà chiunque vi si sia avvicinato. Il centro sportivo sorge in un’area alluvionale del Tevere, più volte segnalata dall’Autorità di Bacino del fiume capitolino e più volte nello scorso decennio è rimasto chiuso proprio a causa degli allagamenti.

LA MANI DELLA FEDERCALCIO E L’ACCORDO CON VIRGINIA RAGGI – Ora va definito il futuro del centro sportivo. Il Comune di Roma ha annunciato che richiederà l’acquisizione al patrimonio capitolino di tutti i 17 ettari dell’impianto, forte di un protocollo d’intesa siglato fra la sindaca Virginia Raggi e il presidente della Figc, Gabriele Gravina. A via Allegri vogliono realizzare la “Casa delle Nazionali”, un progetto che riguarda principalmente le nazionali di calcio giovanili – a partire dell’Under 21 – la Nazionale femminile. Secondo fonti de Ilfattoquotidiano.it, I vertici federali hanno affidato la realizzazione del progetto alla funzionaria dell’ufficio marketing, Benedetta Geronzi, figlia del banchiere Cesare Geronzi, quest’ultimo coinvolto nelle inchieste sul caso Parmalat e sul crac Cirio (https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/06/crac-cirio-il-doloroso-antipasto-di-una-lunga-stagione-di-collassi-finanziari-che-hanno-tradito-i-risparmiatori/3898808/) e in passato possessore di quote societarie dei club As Roma e Ss Lazio. Oltre a ospitare le nazionali, la Federcalcio, vorrebbe realizzare al Salaria anche “un centro medico-fisioterapico all’avanguardia”.