Economia

Conti pubblici, Istat: “Deficit/pil al 10,8% nel primo trimestre causa spese per il Covid. Consumi famiglie a -6%, su il risparmio”

L’incidenza dell’indebitamento "è sensibilmente aumentata" per "la riduzione delle entrate e l’aumento delle uscite", che includono "le spese straordinarie per cassa integrazione e indennità". Intanto la pressione fiscale è salita al 37,1%, in crescita di 0,5 punti. A giugno ripresa dell'indice di fiducia di consumatori e imprese

L’impatto del Covid si fa sentire pesantemente anche sui conti pubblici. Stando agli ultimi dati Istat, nel primo trimestre di quest’anno il rapporto tra deficit e Pil è balzato al 10,8%, il livello più alto dal primo trimestre 2010. L’incidenza dell’indebitamento sul Prodotto interno lordo “è sensibilmente aumentata” per “la riduzione delle entrate e l’aumento delle uscite“, che includono “le spese straordinarie per cassa integrazione guadagni e varie tipologie di indennità relative al mese di marzo”, finalizzate ad affrontare l’emergenza.

Intanto la pressione fiscale nel primo trimestre è stata pari al 37,1%, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: un valore mai registrato prima. Pesa ovviamente il crollo del pil, visto che la pressione è calcolata come rapporto tra la somma di imposte dirette, indirette, in conto capitale e
contributi sociali e il Prodotto interno lordo. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali si è ridotta del 6,4%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 12,5%, in aumento di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019. Il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito rispetto al trimestre precedente dell’1,7%, a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi.

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,3%, è al contrario aumentata di 0,4 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2019. Il tasso di investimento, pari al 20,9%, è diminuito di 0,4 punti.

La stima sulla fiducia dei consumatori e delle imprese a giugno indica per fortuna l’avvio di una fase di ripresa: quella dei consumatori è cresciuta rispetto a maggio passando da 94,3 punti a 100,6 mentre per le imprese l’indice passa dai 52,7 punti di maggio a 65. Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in crescita, seppur con intensità diverse. L’aumento è marcato per il clima economico (da 72,9 a 87,2) e per il clima futuro (l’indice passa da 93,1 a 105,6) mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 100,9 a 104,5 e da 95,0 a 96,4, rispettivamente). Per le imprese le stime evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori anche se i livelli rimangono depressi. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 71,5 a 79,8 e nelle costruzioni aumenta da 108,4 a 124. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 38,9 a 51,7) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 68,0 a 79,1).