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Usa, Corte suprema contro lo stop di Trump ai ‘dreamers’: “Non può chiudere il programma”

Il Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca), nato con l'amministrazione Obama nel 2012, tutela chi è arrivato negli Stati Uniti da bambino e si trova illegalmente nel Paese. Il tycoon: "La sentenza è un colpo di fucile in faccia ai repubblicani". Obama, invece, si è detto "felice"per la decisione dei giudici: "Ora votiamo per Joe Biden alle elezioni di novembre"

La Corte suprema ha deliberato contro la decisione del presidente americano Donald Trump di chiudere il programma Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca), che tutela chi è arrivato negli Stati Uniti da bambino, noto come ‘Dreamers’, e si trova illegalmente nel Paese. La sentenza dei giudici ha sottolineato che bisogna “evitare la deportazione (dei bambini) e farli restare” nel Paese. Uno schiaffo alla politica anti-immigrazione dell’amministrazione Trump. “La sentenza è un colpo di fucile in faccia ai repubblicani”, ha commentato il tycoon, mentre si è detto “felice”per la decisione della Corte suprema l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha anche aggiunto: “Ora votiamo per Joe Biden alle elezioni di novembre”.

Secondo la sentenza, il governo non ha dato una giustificazione adeguata per mettere fine al programma federale. La decisione, presa a maggioranza di cinque voti contro quattro, è stata scritta dal presidente della Corte suprema, John Roberts, ed è stata condivisa dai giudici Ruth Bader Ginsburg, Elena Kagan, Stephen Breyer e Sonia Sotomayor. Roberts, di orientamento conservatore, si è schierato con i giudici liberal della Corte come era avvenuto lunedì scorso, con la sentenza con la quale aveva ampliato le protezioni contro la discriminazione sul lavoro, estendendole esplicitamente anche a persone gay e transgender.

Se da una parte la decisione dei giudici, ha scatenato l’ira di Trump che l’ha definita “orribile e politicamente motivata”, dall’altra ha fatto scendere in campo anche l’ex presidente Obama, promotore del programma, che invece si è detto molto soddisfatto. “Possiamo sembrare diversi e venire da qualunque posto, ma ciò che ci rende americani sono i nostri ideali condivisi – ha detto Obama – Ora difendiamo quegli ideali, dobbiamo eleggere un Congresso democratico che faccia il suo lavoro, che protegga i Dreamers e crei finalmente un sistema che sia veramente degno di questa nazione di immigrati una volta per tutte”. D’accordo anche il nuovo candidato alle presidenziali e ex vicepresidente Joe Biden: la sentenza “è una vittoria resa possibile dal coraggio e dalla resilienza di centinaia di migliaia di dreamers che hanno rifiutato di essere ignorati“, promettendo che “come presidente lavorerò immediatamente per rendere permanente il programma inviando una proposta di legge al Congresso nel primo giorno della mia amministrazione”.

Il programma Daca, che proteggere formalmente le persone dall’espulsione e allo stesso tempo consente loro di lavorare legalmente negli Stati Uniti, è nato infatti da un’impasse su un disegno di legge globale sull’immigrazione tra il Congresso e l’amministrazione dell’ex presidente americano Barack Obama nel 2012. Il tema dell’immigrazione, però, è parte centrale della campagna elettorale dell’attuale presidente per la rielezione. Meno di otto mesi dopo l’entrata in carica, il tycoon aveva annunciato, a settembre 2017, la decisione di porre fine al programma. I gruppi per i diritti civili, le università e gli stati a guida democratica hanno subito fatto causa e i tribunali hanno sospeso il piano amministrativo.

Il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha continuato a elaborare i rinnovi Daca di due anni in due anni: centinaia di migliaia di destinatari del piano hanno continuato a ottenere protezioni che vanno oltre le elezioni di novembre, fino al 2022. Dopo la sentenza della Corte suprema, l’amministrazione di Trump potrebbe riprovare a mettere fine ai Dreamers, ma lo farebbe nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali.