Cultura

Blu quasi trasparente: sesso, sangue e droga nell’esordio (riscoperto) di Murakami Ryū

Sesso, droga, sangue e rock’n’roll. No, non si parla dell’ultimo film di Tarantino o della serie tv del momento, ma di​Blu quasi trasparente,​ romanzo d’esordio di​ Murakami Ryū ​del 1976 recentemente ripubblicato da ​Atmosphere Libri​

Lo scrittore non è imparentato con il ​Murakami Haruki​ autore di bestseller come ​1Q84 ​o Norwegian Wood​ che chiunque abbia messo piede in una libreria ormai conosce. Nonostante non sia così conosciuto in Italia, Murakami Ryū è tra gli autori contemporanei giapponesi più importanti della sua generazione e oggetto di culto per gli appassionati della letteratura pulp e minimalista. Nato nel 1952 e figlio di due insegnanti, allo studio Ryū preferisce la letteratura americana e il rock (e i rimandi a ​Rolling Stones​, ​Led Zeppelin​ e Doors​ sono costanti nei suoi libri fin da questo esordio). All’età di 24 Murakami scrive ​Blu quasi trasparente​, romanzo che gli vale il premio Gunzō per scrittori esordienti e il prestigioso premio Akutagawa, massima onorificenza letteraria in Giappone.

Il romanzo, però, divide la critica dell’epoca e ​scatena polemiche​. La giuria si divide tra chi esalta la ​novità​ del romanzo e chi ne denuncia la ​decadenza​ e il nichilismo. In effetti, si tratta di un libro choc per il lettore giapponese degli anni ‘70 ma anche per il lettore contemporaneo. Attraverso uno stile crudo – definito dal curatore per l’edizione italiana Bruno Forzan “chirurgico” – l’autore mette in scena un gruppo di personaggi ai margini della società, reietti che attraverso una routine di abuso di droghe e sesso estremo costituiscono un’anomalia all’allora rigida e opprimente società del Sol Levante.

Protagonista della vicenda è Ryū, alter ego dell’autore, che vive in prossimità di una base americana (siamo nel contesto storico del Giappone che subisce ancora le ripercussioni post belliche) e organizza quelli che per tutto il libro sono definiti “party”, feste per i militari americani a base di ​sesso​, g​ang bang​, ​droghe​ ed ​esperienze estreme​. Il punto forte e dirompente dell’opera sono proprio queste scene, descritte attraverso uno stile freddo, oggettivo, senza nessun riferimento ai sentimenti. I personaggi entrano ed escono dalle scene in modo fulmineo e, nonostante non siano descritte le loro storie personali, Murakami è in grado di rendere la loro profonda sofferenza, il loro nichilismo e la loro volontà e incapacità di staccarsi dall’opprimente società che li circonda. Queste esperienze e il dolore​, procurato da altri o autoinflitto, diventano l’unico modo per i personaggi per evadere dalle convenzioni, per non sentire più nulla e perdersi. E, citando la postfazione di Bruno Forzan, lo stesso Murakami “ci dice come il tema centrale sia il ‘senso di perdita’ del benessere nella società giapponese contemporanea”.

Quella rappresentata da Murakami è la generazione post ‘68, senza gli ideali che animarono i moti studenteschi e senza una direzione nella vita. Il romanzo ebbe un’eco incredibile per un esordiente. Tradotto in diverse lingue, il libro e l’autore diventano modello non solo in patria, ma anche in altri Paesi. Nel 1977 appare la prima traduzione in lingua inglese e la scrittura precisa e affilata come un bisturi di Murakami (confermata nei romanzi successivi come ​Coin Locker Babies​ e ​Tokyo Soup​) sembra anticipare quella famosa stagione
letteraria minimalista e pulp che vede tra i suoi capifila ​Bret Easton Ellis​ o ​Chuck Palahniuk​.

Ma ​Blu quasi trasparente​ non è solo un romanzo esagerato in cui si alternano senza soluzione di continuità sesso e sangue. Dalle crude rappresentazioni della realtà dei protagonisti emergono ​poesia​ e ​bellezza​. Una bellezza degradata e che spesso fa male al lettore ma, come lo stesso Murakami Ryū fa dire al personaggio, anche nel degrado “ogni cosa irradia luce propria”.