Calcio

Kitikaka – Ravezzani racconta il suo calcio sulla tv ‘locale’: “Tanti miei colleghi se la tirano, sono cretini come me, come tutti”

Piccolo stupidario del fine settimana calcistico (che non c'è), con il titolo che vuole essere un tributo (a modo nostro) alla fortunata trasmissione Mediaset - In questa puntata: l'intervista allo storico conduttore di Qui Studio a Voi Stadio, dalla nascita del tavolo a serpentone al ricordo di Biscardi, dagli adii di Corno e Crudeli fino all'ultima lite con Varriale: "Abbiamo fatto pace? Assolutamente no"

Prima la lite, poi la pace. Fabio Ravezzani, 60 anni, una laurea in semiologia, direttore responsabile dei palinsesti, delle news e dello sport del Gruppo Mediapason, storico conduttore di Qui Studio a Voi Stadio, finalmente a Kitikaka. Non aveva particolarmente apprezzato la satira che gli avevamo dedicato, ma da grande signore quale è eccolo a raccontarci oltre vent’anni di televisione sportiva locale svelandoci un segreto: sta per lasciare il suo celebre incarico. “Quelli che muoiono col microfono in mano sbagliano. Meglio un po’ di rimpianti. Ammesso che qualcuno mi rimpianga”.

Intanto ci siamo liberati del lockdown…
Ho la sensazione che la grande ondata sia passata. Certo, ci sarà qualche momento di difficoltà ma fino all’autunno sarà in discesa. Poi io l’ho vissuta bene.

Ravezzani tutto casa e lavoro…
Ho continuato a lavorare anche se meno di prima. Anziché sei giorni su sette andavo in redazione in diretta due massimo tre giorni a settimana. Non è stata così scioccante.

Quanti lasciapassare hai stampato?
Ne ho cambiati 5 o 6 ma non mi hanno mai fermato. Sono però stato pedinato da un’auto dei carabinieri per un chilometro. È stato divertente perché sono arrivato sotto casa mia e ho fatto per entrare nel garage. Poi ho visto mia moglie col cagnolino e mi sono fermato ad aspettarla. I carabinieri sono tornati indietro come per dire “questo voleva seminarci”, poi hanno visto che aprivo il garage e se ne sono andati.

Ma tu a casa sei un po’ come in studio? Ti metti al centro della tavola e dai ordini, togli la linea, fai cazziatoni?
Nel privato sono molto diverso. Mia moglie lavora a Telenova e conduce dibattiti politici. Anche lei dà ordini. Come in tutti i matrimoni, il marito soccombe alla moglie.

Il 20 giugno 2020 ricomincia la Serie A.
Menomale. Ci tenevo molto. Il calcio è un indicatore di ritorno alla normalità. Poi anche noi facciamo parte del grande indotto che sul calcio ha le sue radici e lo stop ha fatto fermare il mercato che gli sta attorno.

Contraccolpi pubblicitari?
Enormi. I grandi quotidiani sportivi hanno avuto un tracollo nelle vendite. Il nostro canale Topcalcio24 ha retto. Ha perso il 30-40% di ascolti che non è un dramma se si considera cosa è successo a Sky.

Recupererete in luglio e agosto, solitamente periodi morti…
Può darsi, ma io ero convinto che più hai ascolti più hai pubblicità. Il problema è che non è così automatico. Se il mercato è in flessione, anche se tu torni a fare numeri importanti, raccogli comunque il 40% in meno di pubblicità. Mentre con un giornale c’è un legame diretto di acquisto per siti e tv non a pagamento che vivono solo di pubblicità quando poi passa Mediaset e prosciuga l’80% del fatturato di tutti, poi arrivano La7, Sky e tutte le grandi potenze straniere, per le tv locali rimangono briciole. Tanto è vero che il governo meritoriamente ci ha dato un sostegno concreto.

Se però scatta la quarantena per un giocatore si ferma mezza serie A…
La solita soluzione all’italiana. Si annunciano grandi provvedimenti e poi si depotenziano. Basterebbe fosse positivo al virus anche solo uno della società, tipo il cuoco, e per due settimane si va tutti in quarantena. Ovviamente non è gestibile perché considerando che ci saranno migliaia di persone coinvolte, da qui a fine luglio è improbabile che nemmeno una persona contragga il virus da un cugino, uno zio, un’amante. Così se blocchi quella squadra per due settimane blocchi le partite di altre quattro squadre e non finirai mai la stagione. A quel punto si è pensato di ridurre la quarantena ad una settimana, ma è una situazione ancora ibrida. In Germania sono più concreti: fanno tutti i test e in tre giorni sanno se possono andare avanti o no.

Pragmatismo teutonico…
Non sono loro ad essere pragmatici, ma noi che facciamo ridere il mondo. Dove vedete in altri paesi tutti questi attori che recitano ognuno a soggetto? Tommasi presidente dell’AIC, il presidente della Lega, Gravina presidente della Federcalcio, poi hai il ministro dello sport, quello della salute, e infine Conte. Io sono favorevole alla democrazia, ma se finisce come in una riunione di condominio…

Con la ripartenza della Serie A chi ha vinto tra gli attori in gioco?
Intanto posso dire chi ha perso. Il primo è Malagò, presidente del CONI che ha cercato di dire che se si ferma lo sport si ferma anche il calcio per crearsi benemerenze nelle altre federazioni. Poi c’è stata l’inversione a U. E siccome il ministro Spadafora parla su ispirazione di Malagò ha perso anche lui. Ma soprattutto hanno perso quei club che approfittavano di questa situazione per non pagare più gli stipendi dei calciatori.

Cairo, e la Gazzetta dello Sport, sembravano i più accesi sostenitori della fine definitiva del campionato…
Cairo che spinge per non riaprire, con il Toro che rischia la retrocessione, non è un bello spettacolo. Tra l’altro abbiamo perso decenni a parlare giustamente di conflitto d’interessi, però del conflitto d’interessi di Urbano Cairo che è presidente del Torino e proprietario della Gazzetta non si interessa nessuno. Rcs, ovvero i grandi capitalisti italiani, hanno sempre posseduto la Gazzetta, ma quando tra gli azionisti c’erano i Della Valle mai una riga sulla Fiorentina coinvolta in Calciopoli.

Tra l’altro il tuo cuore è granata come quello di Cairo…
Sì, ma non sono di quei tifosi accaniti.

Durante il derby tiferai Toro…
Io sono come il ginecologo: ad un certo punto oramai non riesco più ad emozionarmi.

Non fare melina: chi vince il campionato?
Dico Juventus. Non ha altre partite oltre al campionato su cui concentrarsi e ha una potenza di fuoco tale da renderla favorita.

Sky ha appena perso i diritti per le dirette streaming dei match. Che succede ora? Arriva Amazon (o Telelombardia…)
(risatina, ndr) Abbiamo dovuto inventare un modo diverso di fare tv perché con gli anni ci hanno tolto sempre di più le immagini. Trent’anni fa TeleLombardia faceva vedere il calcio d’inizio e la sera tutte le immagini della domenica. Abbiamo un contratto, che chiamerei capestro, con Lega che ci impedisce di mandare in onda le immagini dalle partite fino alle 23:30 del giorno successivo. Paghiamo 100mila euro l’anno per questa cosa. Io ho provato a dirglielo a questi qui: noi siamo come il coming soon per il cinema. Peraltro Sky molla col calcio e si calcola una perdita di 4/5 dei suoi abbonati. Entreranno in gioco entità molto grosse disposte a spendere grandi cifre. È la vigilia della rivoluzione copernicana dei broadcaster che mandano in onda il calcio.

Come nasce il tavolo a serpentone di Qui Studio a Voi Stadio?
Era il ’99. Venivo da Tuttosport, entrai a dirigere la baracca quando Stream e Tele+ trasmettevano le partite su abbonamento. Noi ci siamo trovati a immaginare qualcosa di diverso. Che è se vogliamo quello che hanno dovuto affrontare i quotidiani sportivi negli anni ’80: non bastava la cronaca della partita ma bisognava raccontare i retroscena, la polemica, ecc… Così io ho messo gli ospiti in antitesi, ho inserito opinionisti di una squadra avversa per rompere i coglioni all’altro e creare una struttura narrativa.

Un ricordo di Aldo Biscardi.
Una bella persona. Lavorai un paio d’anni con lui ed iniziai in maniera stranissima. A un certo punto Maurizio Mosca dall’oggi al domani lo molla e va a Mediaset. Mosca era il suo cavallo di razza. Aldo allora mi chiama. (Ravezzani imita magnificamente Biscardi, ndr). “Fabio, mi ha parlato di te Jacobelli, vuoi fare le bombe al posto di Mosca?”. Io rispondo che non è il mio genere, ma lui mi invita subito in un hotel del centro di Milano. Prendo la macchina, entro nell’hotel e c’è Aldo che sta facendo la conferenza stampa della nuova stagione del Processo senza dirmi un cazzo. “Fabbio Fabbio vieni qui”. E davanti a tutti: “Ravezzani farà le bombe al posto di Maurizio Mosca”. Unico neo di Aldo è stato l’errore di andar avanti ad oltranza. Spero di applicarlo presto a me stesso: a un certo punto uno se può deve andarsene.

Un ricordo di Elio Corno e Tiziano Crudeli.
Con Elio ho avuto un grande rapporto d’amicizia, anche se da lui mi sono sentito tradito. Tempo fa ci siamo telefonati ed è stato divertente. Ci siamo riappacificati e ho dimenticato tutte queste miserie. Questo è un mondo dove sai che se un personaggio funziona, chiunque prima o poi te lo porta via. Solo che nel 2006 quando di punto in bianco Elio andò via con Tiziano ci rimasi male.

Ti rubarono i gioielli di famiglia…
Avevano un contratto biennale, ma dopo due mesi passarono alla concorrenza. Se non altro la concorrenza pagò i danni.

Che coppia fantastica…
La creai io, ma il rischio era di fossilizzarsi troppo sulla coppia dei due che si prendono in giro, modello vecchi amiconi. Questo mi ha obbligato ad inventarmi altre cose e ci siamo evoluti con nuovi personaggi e nuovi percorsi narrativi.

Wanda Nara a Qui Studio a Voi Stadio?
La prenderei anche se non apprezzo il personaggio. Mediamente i miei ospiti sono al 70% persone che mi piacciono e 100% che funzionano. Wanda a Tikitaka non ha fatto il botto. Se le togli le forme sinuose che mostra e le polemiche su Icardi, quando parla lei l’azione finisce.

Nel commentare la morte di Beppe Barletti hai parlato dell’aleatorietà del nostro mestiere…
Non era nemmeno la parola giusta. Volevo dire l’irrilevanza. Sono convinto che facciamo un mestiere del tutto irrilevante come dimostra la storia del giornalismo sportivo italiano. Oggi ci siamo, domani se non ci sono io c’è un altro. Non abbiamo salvato vite umane, costruito grattacieli, vinto cause che hanno migliorato destini dell’umanità. Parliamo di minchiate, dai. Tanti miei colleghi che se la tirano, sono cretini come me, come tutti. Non esiste una persona competente nel giornalismo sportivo più di un appassionato di sport che segua con attenzione gli eventi. Barletti aveva il merito di non menarsela. Viviamo sull’equivoco di essere persone competenti e con un prestigio che non vedo in me stesso e nemmeno negli altri.

Su Twitter ti sei lamentato del “livore versato da molti sulla Lombardia” durante la pandemia…
C’è un mainstream che porta a compiacersi dei guai di regioni o nazioni amministrate da determinati politici. È evidente che se una regione amministrata dalla destra cade in ginocchio, o viceversa cade una di sinistra, ci sarà l’altra metà di elettori che dice: hai visto? Se c’eravamo noi… Il nostro editore ad esempio è di area progressista, ma se mi chiamo TeleLombardia troverai sempre un deficiente che crede che tu sei a prescindere un leghista. Invece noi siamo apolitici.

Hai mai votato per Silvio Berlusconi?
Mai. Come Mentana per un sacco di anni non ho votato per delusione.

Avrai mica tradito coi 5Stelle?
Mi dà fastidio il populismo. Non ho mai votato lo stesso partito più di due volte.

Sei un elettore volatile…
Fluido.

Intervenisti in diretta per cacciare un ospite che disse una battuta razzista contro Lukaku (“Per fermarlo ci vogliono le banane”)
Non stavo seguendo la diretta, ma dopo dieci minuti qualcuno mi ha riportato la battuta sciagurata di questa persona. Allorché intuisco che di lì a poco si sarebbe alzata un’onda devastante. Twitto: non faremo più venire questa ospite in studio. La notizia da “Battuta razzista a Tele Lombardia” è diventata “TeleLombardia caccia ospite della battuta razzista”. Io poi sono l’unico giornalista aggredito per aver condannato il razzismo. Ricordate il giocatore del Messina Zoro che di fronte ai cori di “buuu” prese il pallone e tentò di uscire dal campo? A San Siro al ritorno la curva dell’Inter appese uno striscione: “Per il negro infame noccioline e banane”. A quel punto feci un intervento durissimo. La sera successiva si presentarono in quattro sotto casa mia lanciandomi bottiglie mentre ero in auto. Era un gruppo neonazista.

Con Enrico Varriale avete fatto pace?
Assolutamente no. A Kitikaka l’ha raccontata come voleva lui. Cerco di essere breve. Siamo ancora agli inizi della quarantena. Lazio e Napoli volevano continuare gli allenamenti. Poi il governo ha emanato il Dpcm. Varriale twitta: “Come volevasi dimostrare. Napoli e Lazio hanno modificato una scelta errata, data la situazione. I fatti sono più forti delle polemiche strumentali di hater e divulgatori di sciocchezze”. Io che non commento mai ho avuto un attimo di esitazione e poi gli ho risposto: “Ci vuole un bel coraggio a scrivere queste cose”. Allora lui per vendicarsi è andato a prendere un mio vecchio tweet dove commentavo il ritardo del presidente Conte per il suo discorso alla nazione. Un ritardo ad arte, si diceva, per avere più seguito su Facebook. Ma io avevo scritto che “non credevo fosse vero” perché sarebbe “alto tradimento” verso il paese. Era un pensiero chiaro, lineare non allusivo. Escludo, per quanto non impazzisca per Conte, che l’abbia fatto per Facebook. Varriale, che di quel pensiero non ha capito nulla, si è messo a commentare: “io sarò coraggioso, ma di fronte alla temerarietà che dimostra nello scrivere queste castronerie impallidisco”. Tempo prima sempre su Twitter gli scrissi che parlava da tifoso, e lui mi rispose: “sei un poveraccio”. Non parlerò più con lui”.

Le ultime parole famose. Fabio Ravezzani. 10 giugno 2020.
Auguro agli italiani di tornare in uno stadio meno affollato ma più sereno. Forse è l’unico effetto positivo del virus: gli stadi si ripopoleranno con le giuste distanze e con persone più civili dentro.