Cronaca

Coronavirus, focolaio in ospedale a Roma: richiamati 280 ex pazienti e loro famigliari. “Test a 2mila persone”

Si tratta dell’indagine epidemiologica più vasta nella Capitale dall’inizio dell’emergenza, che arriva dopo i 41 casi all'interno dell'Irccs San Raffaele Pisana. Il direttore generale della Asl Roma 3: "Test sierologico e per i positivi tampone molecolare"

Preoccupa a Roma il caso dell’Irccs San Raffaele Pisana, dove venerdì è stato riscontrato un nuovo focolaio di Covid-19. Sono saliti a 41 i casi di positività riscontrati all’interno della struttura, fra pazienti e personale sanitario, a cui si deve aggiungere anche l’anziano malato di Alzheimer deceduto nei giorni scorsi. Così, dopo aver già effettuato il tampone a circa 700 persone, ora la Regione Lazio ha deciso di richiamare tutti i 280 pazienti dimessi dal 18 maggio fino al 7 giugno e, con loro, tutti i parenti, conviventi e le persone che hanno incontrato in questo periodo di tempo. “In totale dovremo esaminare quasi duemila persone”, ha spiegato il direttore generale della Asl Roma 3, Giuseppe Quintavalle, contattato da ilfattoquotidiano.it. Si tratta dell’indagine epidemiologica più vasta nella Capitale dall’inizio dell’emergenza. “Presso i nostri due centri dell’ex Forlanini e di Casal Bernocchi – ha spiegato il dirigente sanitario – effettueremo sia il test sierologico e, in caso di positività, a seguire anche il tampone molecolare”.

Assalto degli ex pazienti al laboratorio Asl: i vigili bloccano il traffico – Centri che sono stati letteralmente presi d’assalto dai pazienti dimessi e dai loro congiunti. Centinaia di automobili, infatti, questa mattina hanno preso d’assalto il laboratorio presente all’ex Forlanini, nel quartiere Portuense di Roma, costringendo la Polizia locale a chiudere al traffico via Ramazzini “per motivi di ordine pubblico” e a dirottare le persone, con l’aiuto del personale Asl, al centro di Casal Bernocchi, che però si trova in una zona molto più periferica, a pochi chilometri dal litorale di Ostia. Il risultato è che per tutta la mattinata le strade dell’intero quadrante Portuense sono rimaste congestionate. “Bisogna avere un po’ di pazienza ma stiamo facendo tutto questo per il bene della cittadinanza”, si è quasi scusato Quintavalle, annunciando che “alla fine di questi test richiameremo anche altri ex pazienti dell’istituto, fino al 1 aprile”.

Controlli affidati ai Nas. Quintavalle (Asl Rm 3): “Cerchiamo il caso indice” – La vicenda è confluita all’interno di un fascicolo complessivo già aperto dalla Procura di Roma e in mano al procuratore aggiunto Nunzia D’Elia. Come accaduto già in precedenza, eventuali controlli specifici potrebbero essere affidati ai carabinieri dei Nas. Sulle responsabilità della clinica del gruppo San Raffaele, di proprietà del deputato di Forza Italia, Antonio Angelucci, getta però acqua sul fuoco proprio Quintavalle. “Stiamo facendo un’indagine epidemiologica importante – ha detto – a caccia del cosiddetto ‘paziente zero’ o ‘caso indice’”. Il dirigente, però, spiega che “al momento non abbiamo trovato criticità che facciano pensare a gravi irresponsabilità della direzione sanitaria, come accaduto altrove”, in riferimento al caso del San Raffaele Rocca di Papa, dove una durissima relazione della Asl locale ha spinto la Regione Lazio ad avviare un procedimento di revoca dell’accreditamento regionale. “Si tratta di un istituto molto importante – ha affermato ancora Quintavalle – dove convergono anche tanti pazienti dimessi da tutti gli ospedali di Roma. Ho trovato grande collaborazione”.

L’ordine dei medici: “Controlli siano rapidi, il virus circola ancora” – Preoccupato per la situazione capitolina è il presidente dell’ordine dei medici di Roma, Antonio Magi. “Ancora non è chiaro – ha dichiarato all’agenzia Dire – se siano stati i pazienti a infettare il personale sanitario o viceversa. Il virus ancora circola ed è facile creare nuovi focolai. Il contagio parte da una persona e serve molta attenzione, perché questa persona poi torna a casa e incontra i suoi familiari. Questi vanno poi a fare la spesa, magari a cena in un ristorante oppure al parco o in spiaggia. Non ci vuole niente a tornare alla situazione di partenza”. Sul piede di guerra i sindacati, con l’Usb che attacca: “Basta scaricare la responsabilità sui lavoratori gli imprenditori della sanità privata, che ancora una volta evidenziano la loro inaffidabilità e la loro pericolosità sociale, puntando tutto sul profitto”.