Politica

I gilet arancioni e l’opposizione non sono comici: sono bombe a mano da disinnescare

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di Bianca Leonardi

Dopo la manifestazione della scorsa settimana in Piazza Duomo a Milano il generale Antonio Pappalardo è, purtroppo, tornato a far parlare di sé e nella sua folle corsa per gridare la sua “libertà” ha fatto il suo ingresso nella capitale nel giorno della Festa della Repubblica dove ha radunato centinaia di Gilet Arancioni, rigorosamente senza mascherina e trasgredendo l’obbligo del distanziamento sociale. Nella stessa giornata abbiamo visto anche un Matteo Salvini e una Giorgia Meloni sorridenti e divertiti da quella massa di persone pronte a manifestare incuranti della legge e senza nessuna conseguenza.

Quello che ci è stato sfortunatamente proposto è sicuramente un insieme di pericolosi pensieri e dichiarazioni prive di senso, di logica e di contenuti. Dalla manifestante che grida “ci iniettano il mercurio nelle nostre vene collegate ai 5G e diventeremo dei piccoli robot” allo stesso Pappalardo che ha esordito con un “abbracciamoci tutti, vediamo se il Coronavirus mi prende? Evidentemente ha paura di me”.

Inevitabile ridere nello sconforto di fronte a uno scenario così surreale e trovare questi discorsi campati in aria esilaranti ma, dopo aver sorriso, bisognerebbe approfondire di più la vicenda che è tutt’altro che banale e stupida.

Le proteste dei Gilet Arancioni e dell’opposizione sono in realtà, oltre che comiche, un vero e proprio problema sociale al quale è doveroso prestare attenzione e denunciare un comportamento che, giudicandolo semplicemente folle, rischia di non apparire grave quanto realmente è.

Tralasciamo per un attimo la politica, le ideologie e gli scontri a suon di retorica e luoghi comuni: l’Italia sta vivendo un momento storico che porta con sé l’inevitabile morte di una quantità di persone innocenti e noi cittadini, non tutti ovviamente, sembriamo aver già dimenticato la sfilata delle bare a Bergamo, lasciandoci andare alla più misera e triste commedia che è tutt’altro che divertente.

Comportamenti come quelli dei signori appena citati non solo sono rischiosi a livello sanitario ma hanno le stesse fondamenta di tutte quelle piaghe sociali che abitano il nostro paese: la provocazione allo scontro a tutti i costi, l’attizzare comportamenti contro la legge e il blaterare teorie complottiste frutto dell’esaltazione di alcuni personaggi solo in cerca di consenso, sono di gran lunga più pericolosi del Coronavirus.

Da chiedersi è il perché questi eventi vengano autorizzati, perché in Italia sia permesso tutto in nome di quella sacrosanta libertà di manifestazione che però, come ha sottolineato Giuseppe Conte, non deve incidere sulla sicurezza delle persone. Lasciando impunti atteggiamenti come questi c’è il grande e pericolosissimo rischio che le persone si abituino a tutto ciò, considerando la normalità quello che invece deve essere un atto perseguibile dalla legge, nonché l’insulto all’intelligenza e al dolore di tutte le vittime dirette e indirette della pandemia.

Non c’entra la libertà di parola o di pensiero in tutto ciò, ai quali molti probabilmente si appelleranno per giustificarsi, quello a cui siamo stati costretti ad assistere è solo il più squallido e tragico teatrino della vergogna e del disagio di un’Italia lasciata all’ignoranza, quel meccanismo corrotto per cui le persone vengono plagiate con l’incitamento all’odio e alla rivolta, una rivolta basata sostanzialmente sul niente e che calpesta senza rispetto i sacrifici di tutti gli italiani.

Non è uno scherzo: quello che sta succedendo è estremamente grave e l’Italia ha il dovere di approfondire: questi individui, che idealmente dovrebbero essere un esempio, non possono e non devono rappresentare il nostro paese. Smettiamola di ridere, smettiamola di ironizzare, smettiamola di dire che sono comici quando in realtà sono delle bombe a mano in una società fragile come quella in cui viviamo adesso.

Smettiamola di prenderli poco sul serio o continueremo a lamentarci di quella generazione di giovani ribelli che cresce senza limiti e allo sbando.

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