Cronaca

Assistenti civici, basta poco perché a qualcuno scappi la mano

I sessantamila “assistenti civici” (più o meno il numero degli appartenenti alla Guardia di Finanza) proposti dal ministro Francesco Boccia con il supporto del ministro Giuseppe Provenzano, del sindaco di Bari e, a quanto sembra, del vice ministro Pierpaolo Sileri, in realtà non avrebbero che una finalità: controllare gli assembramenti da movida nelle città. Nel caso ne individuino uno, non avendo alcun potere di intervento, dovrebbero avvisare le forze di polizia. Sarebbero volontari non retribuiti.

Senza entrare in temi da confronto politico, ci limitiamo a pochi dati tecnici. Se sono volontari non retribuiti, chi farebbe domanda per indossare la casacca da AC? Qualcuno controllerebbe la loro fedina penale o il loro stato di salute mentale? Gli appartenenti alle forze di polizia superano prove psicoattitudinali stringenti, che però ovviamente non sarebbero estensibili agli assistenti civici (AC), sia per i costi sia per i tempi, e perché oggi non “politicamente corrette”. Il rischio, o la certezza, è di vedere nelle nostre strade soggetti anche probabilmente non del tutto equilibrati.

In Italia, come ovunque, basta dare a qualcuno un distintivo per farlo diventare un Callaghan spesso arrogante, con tutti gli annessi e i connessi. Immaginiamo la scena: c’è un assembramento di ragazzi davanti a un bar. Si avvicina loro un AC dicendogli di disperdersi altrimenti chiama la Polizia. Anche se il tono della richiesta fosse delicato (e, come abbiamo visto, non è detto che lo sia), nel cinquanta per cento dei casi scoppierebbero delle risse. Ora pensiamo invece a un AC che si trovi davanti cinque o sei ragazzi che discutono tranquilli. Sicuramente ci sarà qualcuno che lo riterrà un assembramento, mentre un altro vedrà solo dei ragazzi che passano il tempo. Come stabiliranno se si tratta di un “assembramento” vietato dal DL del 16 maggio scorso? Dovranno cercare sullo smartphone la giurisprudenza della Cassazione? Inoltre, le forze di polizia chiamate a sciogliere gli “assembramenti” vedrebbero un aggravio dei loro già difficili compiti, cosa che perciò li porterebbe a snobbare tali richieste.

Non c’è dubbio che le proposte di Boccia, Provenzano, Sileri e De Caro siano mosse da un genuino intento di chiudere l’epidemia Covid, ma evidenziano una scarsa conoscenza delle dinamiche “della strada”, dei meccanismi dell’ordine pubblico e di quanta estrema delicatezza sia necessaria nella loro gestione. Anche senza volerlo, per un nonnulla si può trascendere in situazioni serie, gravi o addirittura gravissime. Poliziotti e carabinieri questo lo sanno bene. Ma gli altri?

Non dimentichiamo un ulteriore dettaglio importante. In questi tre mesi la legislazione decretuale si è scatenata, spesso sfiorando l’incostituzionalità (evitata solo grazie a stratagemmi giuridici). Governo, presidenti di Regioni e sindaci, talvolta mossi da emozioni fuori controllo, hanno sciolto le briglie all’inventiva generando un caos normativo assurdo, adottando spesso provvedimenti diversissimi (e talora drammaticamente comici) fra comuni che distano anche un chilometro gli uni dagli altri. Abbiamo visto amministratori in lacrime, supplicanti o che hanno mandato la polizia municipale a frugare nelle buste della spesa di chi usciva dal supermercato, sanzionando con 400 euro il malcapitato che aveva comprato meno di otto prodotti. Figuriamoci cosa succederebbe se avessero il potere di disporre degli AC: al caos si aggiungerebbe altro caos.

D’altronde il rimedio già esiste: le Regioni e i Comuni hanno le rispettive protezioni civili. Se davvero si sente la necessità di aiutare gli anziani a fare la spesa, che ci pensino, con i rispettivi settori di protezione civile, sindaci e governatori.

Dopo tre mesi di divieti che la Costituzione consente esclusivamente in casi gravissimi e da gestire solo con norme di legge, di fatto nelle nostre città abbiamo sperimentato il coprifuoco. Abbiamo respirato un clima da dittatura, non possiamo negarlo, però lo abbiamo accettato benevolmente perché utile a tutti, noi stessi compresi. Grazie, perciò, presidente Conte. Ma se ora possiamo finalmente uscire, che ognuno si assuma la responsabilità di non infettare se stesso e gli altri. Se è libertà, che lo sia fino in fondo. Se fa addirittura sorridere la Meloni, che ha dichiarato che con gli AC il governo sta tentando una svolta autoritaria, l’attenzione però deve restare alta. Abbiamo sperimentato sulle nostre vite cosa significa sottostare a norme eccezionali, e la proposta degli AC dà la sensazione che il governo ci abbia preso gusto: “Ma sì, li abbiamo tenuti tre mesi chiusi in casa, perché non potremmo controllarli anche nelle strade?”. La cosa comincia a essere ritenuta pericolosamente “normale”.

Nonostante l’indubbia buona fede di chi li propone, lo ripetiamo, non ci si può lasciar prendere la mano dai divieti sulle libertà personali. I precedenti sono sempre il fondamento principale delle decisioni dei governi, e un domani a qualcuno potrebbe scappare la mano.