Musica

The Strokes, l’artificiosa sciatteria di ‘The new abnormal’ è perfetta per le nostre quarantene

Giunti ora al sesto album, gli Strokes sono comunque da considerarsi una delle band di maggior richiamo degli anni Duemila: non solo per il successo, pure evidente, che li ha premiati fin da subito ma anche per attitudine e verve. Altrettanto uniche. Finisce così che la loro artificiosa sciatteria suoni quantomai attuale, e quest’ultimo The New Abnormal arrivi a costituire la colonna sonora perfetta delle nostre quarantene: in perfetto equilibrio tra minimalismo, rock and roll, new wave, synth-pop e un pizzico di noia che comunque dà adito alla giusta ponderazione.

Prodotto da quel Rick Rubin che da un po’ di tempo a questa parte sembra essersi specializzato in “grandi ritorni” (Metallica, Black Sabbath, Eminem), l’album colma un gap di sette anni rispetto al precedente Comedown Machine e quattro dall’EP Future Present Past: proseguendo con questo nell’idea di consegnare ai fan un prodotto meno sperimentale rispetto al cambio di rotta avvenuto all’epoca con Angles, scegliendo di dar vita ad un disco più coerente che ammaliante.

The New Abnormal non si perde infatti in fronzoli ma anzi suona come la collezione di canzoni migliori che gli Strokes potessero mettere in fila: nove per un totale di 45 minuti. Non sono più gli enfant prodiges che ormai vent’anni fa ebbero il merito – secondo molti – di salvare dalla dannazione il rock and roll riportandolo alla sua essenza e, soprattutto, in classifica: abbiamo oggi davanti a noi cinque quarantenni all’altezza della fama che li accompagna, che saggiamente muovono i loro passi dando un colpo al cerchio ed uno alla botte facendo attenzione che questa non si rompa o trabocchi. E se come è noto il genio non inventa ma ruba qua e là, ecco che – per dirne una – Bad Decisions sembra nascere dalle ceneri di Dancing With Myself di Billy Idol: che si tratti di ricalco o tentativo di scasso non ci è dato però saperlo.

Scherzi (e scivoloni) a parte, pensare a questo album come al ponte che traghetterà gli Strokes fuori dal loop nel quale si erano rintanati con le due uscite precedenti è cosa ovvia oltre che buona e giusta. The New Abnormal non ruba l’occhio e ha il merito, proprio per questo, di non voler strafare: non urla, non sporca, non piange e quando (poco) fa casino rimette subito a posto. Un album che a dispetto della modestia da cui sembra muovere, consegna la quasi certezza di come e quanto non faremo fatica a portarlo con noi da qui ai prossimi tempi.

Voto? 7. Su tutte: The Adults Are Talking, Brooklyn Bridge To Chorus, At The Door, Not The Same Anymore. Bravi.