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Quando gli olandesi ringraziavano ‘gli italiani generosi’

Il governo conservatore dei Paesi Bassi continua a dare lezioni all’Italia, sul fronte della crisi legata alla pandemia. Ha dovuto cedere per quel che riguarda il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), però ci ricorda: i soldi del Fondo salva-stati (per altro il Governo italiano ha detto di non volerli) possono essere usati solo per le spese sanitarie, non per aiutare aziende messe ko dal blocco anti-Covid19. Perché? In estrema sintesi, riflette quello che in Olanda tanti pensano: noi italiani non saremmo affidabili, a causa di mafie e corruzione.

Tuttavia molti olandesi – tra cui parecchi intellettuali – hanno ricordato al proprio governo che è troppo facile fare i “rigoristi” sfruttando propagandisticamente le disgrazie altrui. Inoltre, sarebbe semplice rispondere – tanto per fare un esempio – che in Italia tantissimi si battono contro clan e tangentisti, anche sacrificando la vita, e che le leggi anti-cosche ci sono. Per poi aggiungere che, semmai, l’Olanda dovrebbe tenere d’occhio, con leggi adeguate (che non ha), i soldi che le mafie internazionali (non solo italiane), più super evasori e corrotti, investono attraverso il suo compiacente apparato finanziario e bancario.

Invece qui si eviterà di replicare con controaccuse all’atteggiamento di chi sta al potere ad Amsterdam e all’Aja. Semmai è il caso di ricordare quello che successe 67 anni fa, con l’aiuto di un vecchio articolo ricevuto da un amico olandese, Huub Kurstjens.

Nel 1953 l’Italia – uscita povera e distrutta dalla guerra finita 8 anni prima – donò all’Olanda 200 milioni di lire (2 milioni di fiorini di allora, pari come valore a 3.215.000 euro di oggi), dopo che una inondazione, provocata da una forte tempesta, l’1 febbraio aveva ucciso 1835 olandesi e creato decine di migliaia di senzatetto, mettendo a tappeto anche l’agricoltura e le imprese. Almeno tremila case e 300 fattorie vennero distrutte, altre 40.000 abitazioni e più di tremila aziende agricole furono danneggiate. Annegarono decine di migliaia di capi di bestiame. Oltre 200.000 ettari di terreni agricoli furono inondati dall’acqua salata e resi sterili per molto tempo. Quei soldi italiani servirono per comprare vestiti, coperte, marmellata e frutta.

Altri Paesi europei fornirono sostegno. Però questo articolo, tratto da un quotidiano olandese dell’epoca, ha un titolo che non ha bisogno di commenti: semplicemente, “Gulle italianen”, “Italiani generosi”. Si legge: “L’Italia è profondamente scioccata dal disastro che ha colpito… i Paesi Bassi. La popolazione italiana ricorda la solidarietà olandese al tempo dell’alluvione in Italia (Polesine, 1951, ndr)… All’apertura del Parlamento, il governo italiano ha commemorato i drammatici eventi nei Paesi Bassi e ha annunciato che un importo di 200 milioni di lire (2 milioni di fiorini) è stato messo a disposizione della Croce Rossa per l’acquisto di coperte, abbigliamento, marmellata e frutta”. Prosegue l’articolo: “I primi tre aerei militari e l’aereo del Presidente (Luigi) Einaudi sono partiti oggi per i Paesi Bassi. Inoltre, i paracadutisti triestini, che si sono già distinti al tempo del disastro in Italia, hanno offerto assistenza immediata. La Regione autonoma della Sicilia ha donato un milione di lire (10.000 fiorini). Il sindaco di Milano si è offerto di accogliere un migliaio di bambini olandesi. L’Associazione degli italiani all’estero ha deciso di rendere disponibili colonie di vacanze per altre migliaia di bambini”.

Insomma, all’epoca, non c’era stato neppure bisogno dell’esistenza dell’Unione europea, destinata a nascere decenni dopo, per mostrarsi solidali. Semmai quello spirito europeista (che resta sempre validissimo) contribuì a trovare la forza e le idee per costruire le istituzioni comunitarie, fino all’Ue. Oggi, più che mai, dobbiamo dimostrare di essere un’Unione. L’alternativa? Non essere nulla. Tanto meno se molti “maestri” salgono in cattedra. E magari lo fanno per scopi politici interni: dietro alla linea intransigente dell’Olanda si nasconde la debolezza del governo in patria, con il cristiano-democratico Wopke Hoekstra – l’estremista del “No” assoluto agli eurobond e al Mes senza condizioni nell’Eurogruppo – che cerca di sfruttare la situazione per emergere come nuovo leader del suo partito, il Cda, nella corsa al voto, previsto tra meno di un anno.

Hoekstra si rilegga il vecchio articolo pubblicato nel 1953: è vero che la storia non è magistra vitae, altrimenti non saremmo messi così; però qualche “piccolo” suggerimento lo può sempre offrire.