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Coronavirus, ex cancelliere tedesco Schröder: “Dopo la guerra la Germania è stata aiutata, ora tocca a lei. Sì a strumento debito comune”

L'ex leader socialista, in un'intervista al Corriere, ritiene che anche che siano legittime le richieste di Paesi come l'Italia di un Mes "senza particolari condizionalità". E sugli eurobond: "Molti economisti tedeschi che fino a oggi li hanno osteggiati pensano che siano la direzione da intraprendere"

“Se c’è un Paese che deve capire che dopo una crisi esistenziale è indispensabile avere un sostegno paneuropeo per la ricostruzione, questo è la Germania. Noi siamo stati aiutati molto dopo la Seconda guerra mondiale, nonostante fossimo stati proprio noi a causarla”. L’ex cancelliere tedesco, Gerhard Schröder, si schiera contro il rigorismo dei paesi del Nord Europa e sostiene che anche la ‘sua’ Germania, in una crisi così imprevedibile e globale, causata da fattori non legati alla gestione dei conti da parte di un singolo Paese, dovrebbe aprirsi maggiormente alle richieste degli Stati europei più in difficoltà, come Italia e Spagna, anche sulla creazione di strumenti di debito comune: “Ho l’impressione che l’atteggiamento della Germania sul debito stia cambiando – ha detto al Corriere l’ex leader socialista – Sono convinto che come prossimo passo abbiamo bisogno anche di uno strumento di debito comune europeo. Possono essere gli eurobond, anche se non sono veloci da realizzare, oppure può essere un’obbligazione comune e una tantum”, come proposto ultimamente dalla membro tedesco del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, Isabel Schnabel.

Il focus della gestione della crisi, sostiene Schröder riprendendo le parole di alcuni leader delle istituzioni europee, è “solidarietà”: “Siamo scioccati dalle immagini che vengono dall’Italia, in particolare da Bergamo. E sono felice che la Germania abbia deciso di accogliere e curare pazienti italiani e di inviare materiale sanitario. La parola del momento è solidarietà, per tutti, anche a livello europeo e internazionale. Perché se l’Unione e i Paesi membri non vincono questa sfida, allora l’intero progetto europeo è in pericolo. Non dobbiamo permetterlo e penso anche che non succederà. L’Europa è una comunità di destini”.

Anche lui, come richiesto in particolar modo dall’Italia, ritiene che il ricorso al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), in questo momento, non debba prevedere particolari condizioni, al fine di evitare il riproporsi di situazioni come quella greca dopo la crisi del 2008: “Dev’esserci una risposta veloce e la stiamo dando – ha detto – Per questo bisogna usare quello che già esiste. Il Meccanismo europeo di stabilità senza particolari condizionalità, la Banca europea degli Investimenti (Bei) e la Commissione. Il pacchetto da 540 miliardi di euro in discussione è un segnale forte. In più c’è l’azione della Bce che sta acquistando titoli pubblici e privati per stabilizzare i mercati finanziari”.

Solo dopo questa primissima fase ne serve una seconda, con la quale si può pensare anche agli eurobond: “Molti economisti tedeschi, gli stessi che finora avevano sempre osteggiato gli eurobond, esprimono l’opinione che siano proprio questi la direzione da prendere”, conclude.