Calcio

Domeniche bestiali – Il lato nascosto del Divin Peluso: dietro il cronista tamarro, c’è un esperto del settore previdenziale e contabile

Ecco la rubrica del giovedì con il bestiario di ciò che accade nelle serie minori del pallone italiano. Le perle nei comunicati della giustizia sportiva regionale, quelle dei calciatori in campo e dei giornalisti in tribuna stampa. Puntata speciale: intervista a Giosué Peluso, da Avellino a tutta Italia raccontando le partite a modo suo

“Parlo tre lingue, sono esperto del settore previdenziale e contabile, e non faccio errori né sbaglio nomi, ma questo non scriverlo, mi rovinate l’immagine”. Assolutamente no, ci mancherebbe. E infatti questo appuntamento con Domeniche Bestiali racconta tutto ciò che Giosué Peluso ha chiesto di non raccontare: il lato più nascosto del Divin Peluso, telecronista ignorante e un po’ tamarro di Avellino, ingaggiato pure da Pio e Amedeo, il che è tutto dire.

E ti aspetteresti di dover star lì a chiedere ogni tre secondi di ripetere cosa ha detto tra un “amissshi” e un “emozzion’a ccòccò”…e invece l’intervista è a Giosué, alter ego buono del Divino, per cinque giorni e mezzo alla settimana. “Attenzione però – dice Giosuè da Avellino – il Divino non è un artificio, è reale. In quei momenti in cui prendo il microfono sono veramente quello lì: un telecronista tifoso, appassionato, tamarro e ignorante. Poi quando torno Giosuè capita pure che riguardandomi pensi “Maronn’, che cacchio ho detto?”. Insomma, c’è la costruzione di un personaggio sì, ma con una base assolutamente reale”.

Sì, perché altro che Donato Cavallo di Eccezzziunale Veramente, altro che l’hooligans di Paolo Villaggio, il buon Giosuè è un ragioniere: “E parlo pure tre lingue e mi occupo di contributi, contabilità, buste paga: quando qualcuno viene da me sul posto di lavoro e dice “ma mi hanno detto che qui lavora il divin Peluso” e poi scopre che sono io non ci crede”. Ha iniziato nel 2008, col calcio a 5 al Campo Coni di Avellino, raccontando le partite del Cus: lì è nato il Divino. “Poi mi hanno scoperto su Youtube e poi Calciatori Brutti sui social: lì è partita l’escalation e sono arrivato a commentare Pio e Amedeo ma anche a fare Fifa 2019. Oggi non ho più un week end libero praticamente. Se ci guadagno? E certo, profumatamente: mica posso arrivare a Padova o Milano per la gloria?”.

Un personaggio inventato, tamarro e ignorante che però gli ha fruttato belle esperienze, oltre a qualche soldo: “L’esperienza con Pio e Amedeo, con Pizzul accanto è stata sicuramente la più bella”. Crederete per Pizzul, per Mediaset, per Pannofino. Macché: il Divino viene fuori e spiega perché tanto orgoglio. “C’era Zappacosta, aò, il pendolino di Avellino” detto con marcato accento Irpino in un mangia mangia di vocali e dubbio utilizzo delle dentali. E se Domeniche Bestiali si occupa di campetti di provincia, mazzate e stranezze, il Divin Peluso nella sua carriera ne ha viste tante: “Di solito con gli arbitri ci vado giù pesante. Con quei “chiocchioloni” (tr. Dal divino all’italiano: “stupidone”). Una volta però ho dovuto richiamare pubblico e calciatori perché stavano per picchiare un arbitro veramente. Al microfono ho dovuto dire “Uè, qua i chiocchioloni ci servono, lasciatelo stare”.

E poi nell’altra veste, quella di speaker dell’Avellino calcio: “Lottavamo per la salvezza e giocavamo col Perugia: eravamo in vantaggio e l’arbitro diede sette minuti di recupero. Tutto il Partenio si girò a guardarmi. Lampo di genio, esce Giosuè entra il Divino che con la sua voce dice: ‘Sono stati concessi 12 minuti di recupero’. Volevano multarci poi, per mille euro, perché avevamo ironizzato su una decisione dell’arbitro: ho detto che mi era stata data una comunicazione sbagliata, e me la sono cavata. Ma non diciamo neanche questo”. Naturalmente, caro Divino. Naturalmente. E all’orizzonte: “Il Divino si evolve, cresce, varia: ho varie idee in ballo, sperando che questo virus ci permetta di realizzarle”. E a Domeniche Bestiali il divino rivolge un saluto speciale: “Amishiiiii miei, un saluto divino, ma che dico, un inchino”.