Tecnologia

Coronavirus, Netflix e YouTube aderiscono alla richiesta dell’Europa: qualità streaming ridotta per 30 giorni

Dopo la richiesta avanzata ieri dall'Unione europea ai colossi dello streaming video come Netflix e YouTube, per diminuire la qualità dei video e contribuire a preservare la stabilità della rete, le due aziende hanno prontamente accettato l'invito. Per i prossimi 30 giorni dunque i video avranno una risoluzione inferiore.

A meno di 24 ore di distanza dall’appello dell’Unione europea, Netflix e YouTube hanno risposto presente: entrambe le aziende hanno infatti accolto positivamente la richiesta di diminuire la qualità dello streaming video al fine di non portare al collasso la rete in questi giorni di quarantena forzata in tutta Europa. In questo modo dovrebbe essere assicurata la fruibilità del Web da parte di tutti, soprattutto da quelle categorie che potrebbero averne più bisogno, come gli operatori sanitari o le tante persone costrette allo smart working.

Oggi infatti Netflix ha fatto sapere di aver già avviato le procedure tecniche per ridurre il bit rate di tutti i propri contenuti trasmessi in streaming su tutto il territorio europeo per i prossimi 30 giorni. Una misura che, stando alle parole del CEO Netflix Reed Hastings rilasciate a The Verge, dovrebbe consentire di ridurre il “peso” del traffico dati Netflix sulle reti europee del 25%, mantenendo comunque una qualità del servizio che Netflix ha comunque definito come buona.

Allo stesso modo, come riportato dall’agenzia stampa Reuters, anche YouTube ha deciso di raccogliere l’invito della UE. Il colosso di proprietà di Alphabet così come Google, ha affermato in una nota che, a partire da oggi, diminuirà la qualità dei propri video per evitare che la Rete vada in tilt. “Ci stiamo impegnando a passare temporaneamente tutto il traffico nell’Unione europea alla definizione standard di default”, che dovrebbe essere 720p. Al momento in cui scriviamo questa news comunque i video appaiono ancora disponibili a 1080p o più, ci vorranno quindi alcune ore o giorni prima che il rollout delle nuove impostazioni riguardi tutti gli utenti europei.

Foto: Depositphotos

La misura si è resa necessaria dal momento in cui, a causa della pandemia di Coronavirus, moltissimi cittadini europei sono costretti in casa, o perché positivi al virus, o semplicemente per rispettare le norme previste dai vari governi. L’aumento di tempo a casa ha coinciso quindi con una crescita del traffico Internet, dovuta allo svolgimento di attività come smart working, video conferenze, ma soprattutto visione di film e serie TV in streaming e videogiochi online.

Come già detto ieri, in un’emergenza si tratta di una misura comprensibile e necessaria, ma se negli scorsi decenni l’Europa avesse fatto una pianificazione efficace per lo sviluppo delle infrastrutture Internet su tutto il suo territorio, forse oggi non saremmo al punto di dover intaccare la neutralità della Rete, andando di fatto a creare contenuti di serie A e di serie B, per usufruire dei quali comunque i cittadini pagano profumatamente, tanto i provider di rete che forniscono banda ultra larga, quanto gli stessi broadcaster.