Cronaca

Coronavirus, i casi al Centro-Sud (a macchia di leopardo): da alcune province della Sardegna e dell’Abruzzo fino ad Avellino e alla Puglia

I nuovi fronti del contagio viaggiano verso Sud a macchia di leopardo in "sacche" provinciali, in alcuni casi per motivi endogeni. A preoccupare, al momento, non è il numero assoluto di pazienti ma i tassi di crescita e il rapporto tra la popolazione residente e le positività: da Pescara a Catania, ecco i territori 'rossi'. E diversi sindaci chiedono ai governatori di 'chiudere' i paesi

Il ‘predicatore’ campano e le fughe dal Settentrione, ma anche crescite importanti di contagi in Abruzzo e in alcune province della Sardegna. E due intere regioni, la Sicilia e la Puglia, con il fiato sospeso. I nuovi fronti del contagio di coronavirus viaggiano verso Sud a macchia di leopardo in “sacche” provinciali, in alcuni casi per motivi endogeni. A preoccupare, al momento, non è il numero assoluto di pazienti ma i tassi di crescita degli ultimi giorni e il rapporto tra la popolazione residente e le positività. Il Covid-19 migra verso il Meridione, dove i numeri si fanno consistenti ma – per il momento – non allarmanti se paragonati in termini assoluti alle regioni più colpite. E si spera nel rispetto delle misure di distanziamento sociale imposte dal governo per frenare la crescita evitando stress ai sistemi sanitari regionali. Eppure esistono alcune situazioni che vengono monitorate con attenzione.

Il caso della provincia di Avellino – È così che è scattato l’auto-isolamento forzato ad Ariano Irpino e altri quattro comuni su ordine del governatore Vincenzo De Luca dopo la crescita dovuta da un lato a una festa di carnevale e dall’altra a un predicatore. Ma la paura in provincia di Avellino ha spinto altri 23 sindaci a chiedere la chiusura in entrata e in uscita dai loro comuni. Ad avanzare la proposta sono stati i primi cittadini di Andretta, Aquilonia, Bagnoli Irpino, Bisaccia, Cairano, Calabritto, Calitri, Caposele, Cassano Irpino, Conza della Campania, Guardia dei Lombardi, Lacedonia, Lioni, Montella, Monteverde, Morra De Sanctis, Rocca San Felice, Sant’Andrea di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Teora, Torella dei Lombardi, Villamaina. Nell’Avellinese si registrano 56 casi, 1.32 ogni 10mila residenti come si evince dalle mappe elaborate da Francesco Paolicelli, open data manager e in passato consulente di diverse amministrazioni del Sud, che tengono insieme i numeri diffusi dalla Protezione Civile con i dati Istat sulla popolazione residente. Pur essendo distante dai tassi delle zone focolaio della Lombardia, la provincia campana, al momento, è tra le peggiori nel rapporto contagi-residenti del Meridione.

La Puglia e l’attenzione su Foggia e Brindisi – Fanno peggio Foggia (111 contagi, vicino a 1.50) e Brindisi, dove il primo caso è stato registrato il 7 marzo e a martedì 12 sono diventati 62, con un tasso superiore a 1.30 contagiati ogni 10mila residenti. Lunedì, nel comune capoluogo, è risultato positivo il comandante della Polizia locale, il sindaco Riccardo Rossi (negativo al tampone) è in quarantena e così anche tutta la giunta. Il governatore Michele Emiliano ha rassicurato sul potenziamento del reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Antonio Perrino, che ad oggi conta 16 posti letto, nell’ambito del piano di emergenza elaborato dalla Regione Puglia per fronteggiare il picco di casi, stimato in 2mila contagi. La task force è all’erta anche a causa del massiccio rientro di pugliesi dal Nord con decine di migliaia di auto-denunce, senza contare il numero insondabile di “fuggitivi fantasma”. Mentre in diversi ospedali della regione si registrano casi di positività tra il personale sanitario e il tasso di incremento di infetti negli ultimi giorni è stato tra i peggiori d’Italia portando i contagiati dai 90 registrati giovedì ai 407 di martedì sera. E nei paesi si fatica a far rispettare le norme: tra domenica e lunedì sono state denunciate oltre 170 persone nella sola provincia di Lecce.

Da Pescara a Sassari fino alla Sicilia – In Abruzzo la situazione peggiore è quella della provincia di Pescara, dove i casi sono 138, oltre il 50 per cento dei 229 accertati nella regione. Sotto la lente anche il comune di Castiglione Messer Raimondo, nel Teramano: poco più di 2mila abitanti, oltre 15 casi (31 in tutta la provincia) e un morto. “Siamo stanchi di questa situazione. Se finora sono stato collaborativo, da questo momento non lo sarò più. Ho decine di famiglie a casa con la febbre che mi chiedono il tampone e non so più cosa dire loro. È un continuo rimpallo”, si sfoga il sindaco Vincenzo D’Ercole che ha chiesto al governatore Marco Marsilio di isolare il paese come avvenuto anche in Basilicata (Moliterno) e in Calabria (Montebello Jonico e San Lucido). Occhi puntati anche sulla provincia di Sassari, la più colpita della Sardegna con 63 positività accertate, 1.89 ogni 10mila abitanti. E con il fiato sospeso resta anche la Sicilia, la regione nella quale è stato più massiccio il rientro dal Settentrione prima che scattasse la zona rossa e il governatore Nello Musumeci decidesse di ridurre al minimo indispensabile i trasporti da e per l’isola. Al momento i casi sono poco più di 200, con quasi la metà concentrata nella provincia di Catania. Il piano della Regione per far fronte a un aumento dei contagi è strutturato, il resto dovranno farlo le persone rispettando le misure del governo.

Twitter: @andtundo