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Coronavirus, Domenico Arcuri dall’agenzia per lo sviluppo Invitalia alla prova dell’emergenza

La scelta di Conte ha sparigliato le carte rispetto alle richieste dell'opposizione che rivolevano il settantenne Bertolaso: sulla carta il nome del nuovo commissario per l'emergenza sanitaria non può dispiacere a chi negli ultimi 13 anni lo ha riconfermato alla guida di una società pubblica chiave come Invitalia

Per affiancare la Protezione civile nella gestione dell’emergenza coronavirus, il Presidente del consiglio non ha scelto un “uomo delle emergenze”, ma un funzionario di Stato, per quanto di età decisamente più giovane della media dei suoi colleghi. Domenico Arcuri, calabrese, classe 1963, da quasi un quindicennio alla guida della ex Sviluppo Italia, è l’uomo incaricato di da Giuseppe Conte di prendere le redini degli approvvigionamenti sanitari e dei relativi fondi straordinari da gestire.

La Stampa nel numero in edicola all’indomani della nomina, ne sottolinea il legame con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e con il suo “mentore politico”, Massimo D’Alema. Ad Arcuri, che nelle scorse settimane era addirittura in lizza per la guida della ex Finmeccanica, ma era stato citato perfino nella rosa dei papabili per la Cassa Depositi e Prestiti, del resto, va riconosciuta una discreto esperienza della macchina dello Stato, che conosce fin dai suoi esordi all’Iri.

E non si può dire che Invitalia non abbia expertise di approvvigionamenti. L’agenzia opera infatti come centrale di committenza per gli appalti della Pubblica Amministrazione e, per l’emergenza coronavirus, si sta già occupando delle forniture di materiale e apparecchiature sanitarie. La scelta, quindi, ha una sua logica e spariglia le carte rispetto a chi, come le opposizioni unanimi, chiedeva a gran voce il richiamo in servizio del settantenne Guido Bertolaso, ma non può certo contestare una figura che era stata confermata da governi di vari colori in un ruolo chiave come la guida dell’agenzia deputata al sostegno degli investimenti delle imprese italiane, accompagnandone l’espansione all’estero o il rilancio con l’ausilio di fondi pubblici e agevolazioni varie.

Quanto al neo commissario, molti lo dipingono come un uomo sensibile alle critiche, risoluto e di polso. Complice anche la sua formazione alla scuola militare della Nunziatella a Napoli, esperienza che lo ha certamente aiutato a sopravvivere indenne a ben 8 governi di ogni colore e tipo e alla gestione di un’agenzia pubblica come Sviluppo Italia che, se è pur vero che anche oggi presenta diverse ombre, 13 anni fa era uno dei peggiori carrozzoni che appesantivano lo Stato italiano.

Laureato in Economia alla Luiss, ha inizato a lavorare all’Iri dove si è occupato di telecomunicazioni e informatica. Nei primi anni Novanta passa al privato e al mondo della consulenza, prima con l’allora Andersen Consulting e poi con Deloitte Consulting di cui diventa amminstratore delegato nel 2004. Inizialmente focalizzato ancora sulle telecomunicazioni e la tecnologlia, in questi anni incassa successi nella consulenza alle grandi aziende private e alla pubblica amministrazione. Da qui il trampolino per il ritorno allo Stato con Sviluppo Italia nel 2007 per mano dell’ultimo governo Prodi.

Tra le gatte da pelare che ha avuto in mano nel corso del suo mandato, si contano il caso Termini Imerese e la bonifica di Bagnoli. Poi è arrivata la gestione dell’intervento pubblico nell’ex Ilva. E ora il compito di “rafforzare la risposta delle strutture ospedaliere” all’emergenza sanitaria, per cui “avrà ampi poteri di deroga e lavorerà per rafforzare la distribuzione” di strumenti sanitari. Inoltre, “potrà impiantare nuovi stabilimenti”. Con un occhio particolare al sud.