Scuola

Volontariato nelle scuole, 118mila studenti coinvolti in 219 progetti: tra i temi ricorrenti la legalità, l’ambiente e la lotta al bullismo

I Centri per il servizio e il volontariato hanno mappato le attività negli istituti italiani nel rapporto "A lezione di volontariato": le più attive Sardegna e Lombardia. L'impegno maggiore è nelle scuole superiori, ma ci sono iniziative anche nelle scuole primarie, per sensibilizzare i bambini all'attenzione per gli altri

La scuola si apre sempre di più al volontariato: 219 progetti, sviluppati in tutte le regioni italiane, 1.777 scuole interessate – dalle primarie, alle secondarie di primo e secondo grado – per un totale di 118.575 studenti e 4.741 insegnanti coinvolti, oltre a 3.429 organizzazioni no profit incluse. Sono i numeri raccolti per la prima volta dai Centri per il servizio e il volontariato (Csv) nel rapporto “A lezione di volontariato. I progetti dei Csv per gli studenti italiani” che traccia una dettagliata mappatura dell’”esercito del bene” negli istituti scolastici. Si tratta di progetti nati con i 62 centri di servizio di volontariato operanti in Italia.

Nella classifica, la maglia rosa va alla Sardegna, che ha presentato la maggior parte dei progetti, seguita da Lombardia (in particolare Cremona, Lodi, Mantova e Pavia Monza, Lecco, Sondrio) poi Palermo e Bergamo. Ma di cosa si occupano i ragazzi tra una lezione di storia e una di italiano? Basta scorrere i titoli dei progetti per capire: “Scatti di valore” oppure “La solidarietà fra le pagine dell’atlante”, “Caccia ai tesori”, “GPS, Un navigatore per la giustizia”, “La città che c’è”, “Innominate vie: ascoltare il dolore, schiodare il rancore, riparare i legami”, “Mille storie”, “La biblioteca vivente” o “L’orto terapeutico”, solo per fare qualche esempio. Le tematiche specifiche più ricorrenti sono la legalità e la lotta alle mafie, poi l’interculturalità, l’ecologia e la sostenibilità ambientale. I ragazzi si occupano anche di vulnerabilità e povertà, disabilità e bullismo. A testimoniare questa apertura delle scuole è Emilia Giuffredi, vicepreside del liceo Romagnosi di Parma: “I ragazzi hanno sempre avuto un’apertura verso le attività di volontariato. In questi anni poi c’è stata una maggiore sinergia tra le scelte degli alunni e l’accompagnamento delle scuole. Gli stessi istituti in alcuni casi hanno promosso i progetti con i centri di servizio per il volontariato”.

Il maggiore impegno si concentra alle scuole secondarie superiori, dove è anche maggiormente possibile proporre ai ragazzi esperienze concrete di impegno volontario, con un’incidenza che si attesta intorno ai due terzi. Comunque non irrilevante, in termini assoluti, il numero di scuole primarie (290, pari al 16%) e secondarie inferiori (326, pari al 20%) coinvolte, scuole in cui vengono attivati percorsi di promozione e prevenzione precoce, finalizzati alla sensibilizzazione, alla diffusione di una cultura di attenzione per gli altri e di coinvolgimento attivo in iniziative di solidarietà. Intorno a questi progetti si muove un mondo: il rapporto del Csv, infatti, specifica che delle 3429 organizzazioni no profit coinvolte, la stragrande maggioranza (2493) sono associazioni di volontariato, 527 associazioni di promozione sociale e 409 altri enti del terzo settore – in primis Comuni, uffici scolastici regionali, imprese e aziende sanitarie.

Non mancano i problemi che il rapporto del Csv ha voluto far emergere: tra questi, emerge soprattutto la difficoltà nel conciliare le attività progettuali con la programmazione delle scuole. C’è anche la questione della troppa burocrazia scolastica e la difficoltà nel reperire i fondi per quei progetti che richiedono un impegno economico. Inoltre il 16% degli intervistati risponde che c’è uno scarso coinvolgimento dei dirigenti scolastici e il 23% uno scarso coinvolgimento dei docenti. Lo sa bene Giuffredi: “Laddove è necessario fare un investimento le scuole devono fare i conti su finanziamenti circoscritti. Si tratta di fare delle scelte. Altra difficoltà è quella di incrociare il percorso formativo con queste attività. Bisogna avere una certa misura nel non caricare troppo i ragazzi di impegni onerosi”.