Mafie

“Lavialibera”, la nuova rivista di Libera racconta le mafie di oggi. Don Ciotti: “Sveliamo la connivenza con il capitale”

Debutta il bimestrale che raccoglie e aggiorna l'eredità di "Narcomafie" e allarga lo sguardo a corruzione, ambiente e migrazioni. Fra i commentatori, Carlo Lucarelli e Rosy Bindi. Nel primo numero, approfondimenti sul nuovo volto di Cosa nostra in Sicilia

Dopo le stragi del 1993, Libera e il Gruppo Abele lanciarono il mensile Narcomafie. Ora ne raccolgono e aggiornano l’eredità con una nuova testata bimestrale, Lavialibera: “Oggi non si può più parlare di mafie senza mettere in luce la profonda connivenza del sistema mafioso con quello dell’accumulazione indiscriminata del capitale”, scrive don Luigi Ciotti nell’editoriale di del primo numero, presentato a Roma. Nel 2020 “parlare di mafie alla vecchia maniera, sotto un profilo esclusivamente criminale e legato alla violenza diretta, significa non aver colto l’evoluzione del crimine organizzato”, chiarisce Libera in una nota.

Anche se negli ultimi anni i riflettori mediatici si sono concentrati sull’espansione delle mafie fuori dai territori tradizionali, l’inchiesta di copertina del debutto torna lì dove tutto è cominciato: “Mafia siciliana, cosa cova”. Perché se la stagione delle stragi mafiose è tramontata, la Sicilia “è la regione in cui nell’ultimo triennio si è registrato il maggior numero di episodi corruttivi nei contratti pubblici” secondo l’Anac, sottolinea nel suo editoriale la direttrice responsabile Elena Ciccarello (già collaboratrice di ilfattoquotidiano.it). Ed è la seconda, dopo la Calabria, “per numero di imprese colpite da interdittive antimafia“.

Il nuovo progetto editoriale targato Libera e Gruppo Abele comprende il bimestrale cartaceo (anche in versione digitale), un sito aggiornato quotidianamente (lavialibera.libera.it/) con inchieste approfondite, interviste, commenti, editoriali, video e infografiche su mafie, corruzione, ambiente e migrazioni. La redazione è composta da giornalisti under 35, fra i rubrichisti compaiono lo scrittore Carlo Lucarelli, l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi e l’antropologo Francesco Remotti. Non solo mafie, dunque: fra gli approfondimenti del primo numero, l’intervista a una moderatrice di Facebook Italia, che racconta la sua lotta quotidiana contro i “messaggi d’odio” e spiega nel dettaglio come viene attuata, concretamente, la politica dell’azienda fondata da Mark Zuckerberg, per decidere cosa deve essere cancellato e cosa no nei post del social network.

Il comitato scientifico è composto da Rosy Bindi, Fabio Cantelli Anibaldi, Alessandra Dino, Lorenzo Frigerio, Leopoldo Grosso, Monica Massari, Toni Mira, Mirta da Pra, Alberto Vannucci. Il progetto editoriale prevede la realizzazione di un centro di documentazione e ricerca permanente con sede a Roma, coordinato da Lorenzo Frigerio, sui temi di mafia e corruzione, declinati in diversi linguaggi del racconto: libri, film, documentari, fotografie, video, spettacoli teatrali e altre forme di arte.