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Nave Gregoretti, Italia Viva ha deciso. I renziani voteranno sì all’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini

A dire sì al processo a carico del segretario della Lega potrebbero quindi essere essere in dodici (sei del M5s, tre senatori di Italia Viva, la senatrice del Pd e due del Gruppo misto tra cui Gregorio de Falco), mentre gli altri undici (cinque del Carroccio, i quattro di Forza Italia, un senatore di Fratelli d’Italia e uno del gruppo delle Autonomie) potrebbero salvare Salvini

Italia Viva voterà sì all’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini. “Salvini nella sua memoria (presentata ieri alla Giunta, ndr) ci ha spiegato che il caso Gregoretti è identico a quello della Diciotti. Salvini certamente conosce le carte meglio di noi, e se lui dice che i casi sono identici, noi ci comporteremo in modo identico, votando come per la Diciotti a favore dell’autorizzazione al processo contro Salvini” ha detto Ettore Rosato, coordinatore del partito renziano, rispondendo all’Ansa su come si comporterà il partito nel voto in Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato.

Prima delle vacanze natalizie i renziani avevano fatto sapere che sarebbero state lette le carte le carte dell’inchiesta “senza agitare cappi” e con spirito “garantista”, prima di decidere se votare a favore o contro l’autorizzazione chiesta dal Tribunale dei ministri di Catania. A dire sì al processo a carico del segretario della Lega potrebbero quindi essere essere in dodici (sei del M5s, tre senatori di Italia Viva, la senatrice del Pd e due del Gruppo misto tra cui Gregorio de Falco), mentre gli altri undici (cinque del Carroccio, i quattro di Forza Italia, un senatore di Fratelli d’Italia e uno del gruppo delle Autonomie) potrebbero salvare Salvini. La votazione, prevista per il 20 gennaio, potrebbe slittare di diversi giorni perché verrebbe così bocciata la relazione del presidente della Giunta Maurizio Gasparri (Forza Italia), favorevole ai motivi dell’ex vicepremier.

Per il mancato sbarco dei 131 migranti fermi per 5 giorni su una nave militare italiana l’ex ministro dell’Interno è indagato per sequestro di persona. Per l’ex vicepremier l’interesse pubblico “è evidente” e tutto il governo, Giuseppe Conte in testa, sapeva ed era d’accordo con la linea del Viminale. Ora però non c’è nessun documento né del premier né del vicepremier dell’epoca Luigi Di Maio o del ministro dei Trasporti (allora Danilo Toninelli), come avvenne per la Diciotti che attesti questo. Alla memoria di Salvini sono allegate alcune email che dimostrano soltanto che si pensò a come ricollocare i migranti. Come del resto spiegato in conferenza stampa di fine dal premier Conte.

Tra i senatori della Giunta c’è anche Piero Grasso, ex presidente del Senato: “La debolissima memoria difensiva di Salvini e gli allegati sono per lui un boomerang clamoroso. Leggendo le carte depositate anche viene confermato quanto già evidenziato dai magistrati con il loro supplemento di indagine: il Governo non è stato coinvolto nell’assegnazione del POS e nello sbarco dei migranti, ma solo nella ricerca di Paesi disponibili per il ricollocamento, fase che nulla ha a che fare con il reato contestato al Sen. Salvini. La sua memoria quindi lo inchioda alle sue responsabilità personali. Sono quasi stupito di questa strategia difensiva suicida, a meno che non serva per fare la vittima”. In ogni caso dall’8 gennaio partirà la discussione della memoria poi il voto. Ma stavolta il finale potrebbe essere diverso.