Scienza

Meningite, origine sintomi e diagnosi di una malattia ancora letale. Campagna vaccinale nella Bergamasca

Esistono due forme della malattia, batterica e virale, entrambe mortali. Il contagio avviene per via aerea, ma occorre un contatto molto ravvicinato con la persona infettata. Il direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia Camillo Rossi: "Non siamo davanti a un'emergenza"

Dopo il quarto caso di meningite nella Bergamasca oggi a Sarnico è stata avviata la campagna vaccinale contro il meningococco C pianificata da Ats Bergamo e Regione Lombardia. La meningite è una infiammazione delle membrane di rivestimento del sistema nervoso centrale, le meningi, che avvolgono encefalo e midollo spinale. Esistono due forme della malattia, batterica e virale, entrambe mortali. Il contagio avviene per via aerea, ma occorre un contatto molto ravvicinato con la persona infettata. Nella prima fase della malattia, le prime 7-10 ore, i sintomi sono quelli di una normale influenza. Dopo 10 ore le manifestazioni cominciano a diventare più caratteristiche: mal di testa molto intenso, rigidità del collo e febbre elevata. Nell’ultima fase, tra le 20 e le 36 ore si presentano i sintomi gravi e tipici della meningite: perdita di conoscenza, convulsioni, macchie sul corpo”.

A essere maggiormente esposti, i bambini nella primissima infanzia e i giovani dai 15-18 anni ai 24-25 anni. Malgrado i progressi della medicina nella rianimazione e nell’assistenza al paziente la mortalità, pari a circa il 10%, non è diminuita. Ma quali sono gli strumenti in possesso della medicina moderna per contrastare la meningite e gli ultimi progressi della ricerca contro la malattia? “L’unica arma per difendersi, per proteggere soprattutto i bambini e chi è più vulnerabile all’aggressione dei batteri, è la vaccinazione, che è fondamentale, e possibile a qualsiasi età – spiegano gli esperti -. Chi non si vaccina, infatti, non danneggia solo se stesso, ma mette a repentaglio anche gli altri. Attualmente, infatti, accade anche che siano giovani adulti che non hanno effettuato i richiami vaccinali, o anziani non vaccinati, a contagiare bambini e neonati”.

Oggi sono disponibili vaccini specifici per la meningite batterica da Haemophilus influenzae di tipo B e per le forme, le più frequenti, causate dai ceppi principali del meningococco e dallo pneumococco. Uno degli aspetti ancora poco noti della meningite è capire come i batteri riescano a superare la barriera emato-encefalica, uno sbarramento che protegge il cervello da eventuali intrusioni nocive, sia di sostanze tossiche che di agenti patogeni, attraverso il torrente sanguigno.

Le vaccinazioni nella Bergamasca riguarderanno i residenti dell’Ambito Basso Sebino, che comprende i paesi bergamaschi di Adrara San Martino, Adrara San Rocco, Credaro, Foresto Sparso, Gandosso, Parzanica, Predore, Sarnico, Tavernola, Viadanica, Vigolo e Villongo.
Anche domani (dalle 9 alle 16) e lunedì (dalle 9 alle 16) resteranno aperte le vaccinazioni. Inoltre, da martedì 7 a venerdì 10 gennaio i residenti di Villongo potranno sottoporsi alla vaccinazione nell’ambulatorio straordinario aperto in municipio dalle 13,30 alle 16,30. Ats Franciacorta ha attivato l’ambulatorio vaccinale a Paratico (Brescia), dove sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 gennaio verranno vaccinati esclusivamente i residenti di Paratico. Martedì i sindaci dell’Ambito Basso Sebino bergamasco incontreranno Ats per pianificare l’apertura dei nuovi ambulatori vaccinali straordinari a Gandosso, Credaro, Predore.

“Non siamo davanti ad un’emergenza. Non ci sono i numeri e abbiamo gli strumenti per prevenire” ha spiegato in una intervista all’Ansa il direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia Camillo Rossi, che ha seguito i quattro casi, e due decessi, di meningite nell’ultimo mese. Casi che hanno colpito persone, tre donne e un uomo, residenti nella stessa zona tra la provincia di Brescia e quella di Bergamo. Rossi intende però lanciare un messaggio per tranquillizzare i residenti nella zona tra la sponda bresciana e quella bergamasca del lago di Iseo. “I quattro casi hanno in comune la residenza e il tipo di meningite. Nessun altro elemento. Si sta agendo per prevenire un’epidemia che oggi comunque non c’è. Visto che stiamo parlando di una zona specifica è corretto pensare ad un portatore sano di Meningococco C”.