Mondo

Il 2020 sarà un anno pericoloso. Per questo dovremo difendere diritti e democrazia

Siamo tutti intenti, come spesso accade, alla politica interna. Accadono fatti nuovi e importanti. Giuseppe Conte promette una maratona governativa di tre anni e occorrerà monitorare attentamente il suo percorso. Nicola Gratteri ha iniziato un’indagine di fondamentale importanza contro la ‘ndrangheta e le sue complicità nel mondo politico e imprenditoriale e va appoggiato senza se e senza ma. E poi ci sono tanti altri temi di rilievo nazionale.

Ma l’anno che sta per iniziare sarà un anno decisivo e pericoloso anche e soprattutto per le tendenze del quadro globale.

Il quadro internazionale appare dominato da gravi pericoli e fenomeni estremamente negativi. Occorre menzionare in particolare le tendenze al riarmo e alla guerra, che già si manifesta massacrando decine di migliaia di persone come in Yemen, Siria (specie il Rojava), Libia e in molte parti dell’Africa. Il degrado ambientale inarrestabile che solo una delle sue manifestazioni, anche se la più inquietante, nel riscaldamento globale. La crisi della democrazia che si manifesta ovunque per effetto dell’emergere di gruppi di governanti corrotti più o meno direttamente legati al capitale internazionale che di fronte alla perdita della legittimità politica si rifugiano nella repressione più sfrenata. Continua l’oppressione nei confronti dei popoli che cercano, in vario modo, la loro strada verso l’autodeterminazione, come in Palestina, Sahara Occidentale, Catalogna e nelle varie parti del Kurdistan.

La crisi economica continua e si approfondisce per effetto di meccanismi intrinseci al capitalismo nella sua fase neoliberista, contrassegnata dall’egemonia del capitale finanziario, provocando l’aumento della miseria, anche di lavoratori (working poors), la disoccupazione e il precariato senza speranza specie delle giovani generazioni e un approfondimento senza precedenti delle diseguaglianze. Tale situazione di emergenza democratica, economica e, sempre più, ambientale, spinge masse crescenti di persone ad emigrare cercando rifugio e futuro nei Paesi più ricchi, il che a sua volta determina la crescita dei livelli di razzismo, anche in settori popolari. Il movimento delle donne, contro le violenze maschili ma anche contro altri aspetti dell’oppressione di genere, si espande, e si sviluppa parallelamente la lotta dei settori LGBTI.

Data tale situazione appare fortemente in crisi il ruolo del diritto e del diritto internazionale in particolare.

I giuristi democratici, di cui mi onoro di far parte da molto tempo, sono in questo quadro preoccupante fortemente schierati a sostegno dell’autodeterminazione dei popoli, in tutte le sue forme, compresa la lotta degli Stati che, come Cuba e Venezuela, sono oggi assoggettati allo strangolamento economico per aver osato opporsi all’Impero statunitense. Inoltre i giuristi democratici sostengono le lotte dei popoli per la democrazia, contro il capitalismo neoliberista e il dominio della finanza, contro il razzismo e per il risanamento ambientale, il quale ultimo non può prescindere da trasformazioni fondamentali nel modo di produrre, di consumare e di spostarsi.

Attribuiamo grande importanza a una fase di sviluppo ulteriore dell’organizzazione internazionale, sia a livello regionale che globale. Dal primo punto di vista va promossa un’integrazione che non sia guidata esclusivamente o prevalentemente da interessi di carattere economico, com’è stato fin dal suo sorgere per l’Unione europea, oggi egemonizzata da settori capitalistici, in particolare legati alla finanza. Tale impostazione asfittica sta conducendo l’Unione europea verso il baratro e va completamente capovolta se vogliamo conservare un senso all’idea stessa di un’Europa unita e solidale. Occorre quindi spingere per forme di integrazione che vedano come propria stella polare gli interessi e i diritti dei popoli e avvengano su base effettivamente paritaria.

A livello globale attribuiamo grande rilievo alla Corte penale internazionale e ci impegniamo a sostenere i ricorsi presentati a quest’ultima sui morti nel Mediterraneo, sui crimini israeliani in Palestina e sul commercio delle armi che alimenta la guerra in Yemen. Il prossimo congresso dell’Associazione internazionale dei giuristi democratici, in programma per novembre 2020 in Sudafrica, costituirà indubbiamente una tappa significativa del rilancio dell’indispensabile e urgente offensiva per il diritto, grande speranza di un’umanità sempre più in crisi e disperata.