Televisione

Adrian, gli ascolti restano bassi ma cosa importa? La Storia D’amore con Adriano Celentano non finirà mai

Ho scritto, dopo la prima puntata, che Adriano avrebbe dovuto cantare, ballare, fare se stesso. Alla fine l'ha fatto, e se ripenso a quelle prime note di Storia D'Amore mi emoziono. Ora aggiungo che mi dispiace, per quegli occhi che mi sono sembrati lucidi, qualche volta. Continuo a non apprezzare il cartone animato e probabilmente nemmeno le scalette delle prime puntate. Ma apprezzo Celentano. E chi se ne frega se Adrian ha poco pubblico

Tu non sai cosa ho fatto quel giorno quando io la incontrai. Boom. Inizia così, con Storia D’amore, la puntata del 21 novembre di Adrian. Un brano di fine anni ’60, bellissimo. Quel ‘diavolo’ di Mike Patton l’ha cantata più volte dal vivo, rendendone al meglio la contemporaneità. E il Molleggiato, con la sua camicia sbottonata, i pantaloni morbidi, e gli occhi lucidi di chi ha una malinconica consapevolezza, l’ha regalata al pubblico di Canale5 in apertura di puntata. Poi, Soli. Poi, il rock’n’roll. Quello che Adriano ha portato nel nostro Paese. Roba seria, importare il rock’n’roll. Un bene di prima necessità, osiamo dire. Tra una canzone e l’altra, i monologhi. Spunti brillanti ma anche virate verso il ‘solito’ sermone. È lui. Adriano Celentano. Con gli occhi lucidi. Con la malinconia consapevolezza che il pubblico stavolta non l’ha seguito.

Eppure Adriano lo sapeva benissimo, che se avesse messo in piedi uno show così, con le canzoni, i sermoni, e qualche ospite azzeccato, avrebbe portato a casa milioni di persone. Biagio Antonacci a cantare con lui, tre giornalisti (Andrea Scanzi, Gianni Riotta, Pierluigi Battista) a intervistarlo. E così, chi non lo sa scopre che la prima band del Molleggiato era composta da lui, Gaber, Tenco, Jannacci. Un quartetto da restarci secchi. E scopre di quella volta che il gruppo si ritrovò a Bellinzona pensando di suonare al posto di Elvis. Li aveva invece ingaggiati una rosticceria, dove Re Elvis non aveva e non avrebbe mai messo piede. Le canzoni ecologiste negli anni ’60, Fellini che vede una sua foto dopo uno concerto allo Smeraldo di Milano (oggi Eataly) e lo chiama per fare se stesso ne La Dolce Vita, Pasolini che va a casa sua per proporgli un film su Il ragazzo della via Gluck. Poi non se ne fa niente ma Pier Paolo, dice Adriano, “era molto simpatico”. C’è anche Sinatra che lo chiama per un tour. Ma lui non va. Ha paura di volare, Celentano. Sempre avuta: “Mi dispiace di non aver visto l’America – dice – ma l’aereo…”.

Il racconto di un mito, quello visto nella prima parte di Adrian ieri sera. Un mito che a una certa età decide di portare in tv qualcosa che gli piace, in cui crede e che però va male. Pazienza. Canale5 ha comunque dalla sua la scelta di aver mostrato Re Adriano cantare e ballare così e, a occhio e croce, viene da pensare che difficilmente lo rifarà, in tv. E lui, Adriano Celentano, ha fatto un programma che alla fine non sta andando bene: calo leggermente in crescita rispetto a quello che c’è stato tra la prima e la seconda puntata ma siamo sempre sui 3.354.000 spettatori pari al 14.1% di share (mentre il cartoon Adrian 1.485.000). Poco, sì. Ma chi se ne frega. Ho scritto, dopo la prima puntata, che Adriano avrebbe dovuto cantare, ballare, fare se stesso. Alla fine l’ha fatto, e se ripenso a quelle prime note di Storia D’Amore mi emoziono. Ora aggiungo che mi dispiace un po’, per quegli occhi che mi sono sembrati lucidi, qualche volta. Continuo a non apprezzare il cartone animato e probabilmente nemmeno le scalette delle prime puntate. Ma apprezzo Celentano. E chi se ne frega se Adrian ha poco pubblico. C’è tutto il resto, ed è grandioso.