Politica

Sardine, bello scendere in piazza senza bandiere. Il difficile viene dopo, M5s docet

Facciamo il punto sulla situazione politica italiana.

Ad oggi una delle grandi novità, forse cicliche, è la nascita di un movimento non politicamente organizzato che si è radunato in alcune piazze italiane con il soprannome di sardine”. Il nome “sardine” nasce dall’idea di alcuni ragazzi di Bologna per stare tutti insieme “stretti stretti” come sardine in una scatola a dimostrazione che la piazza antileghista era forte e numerosa. L’invito recitava: “Nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto. Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia. Vicini e silenziosi come pesci per abbassare i toni da quella che via Facebook è stata definita ‘retorica populista’”.

Da questa semplice idea è partita una mobilitazione virale già in tutta Italia. Un fatto molto importante, da studiare e capire. Perché una partecipazione così veloce, di massa e coinvolgente?

La prima considerazione da fare è che finalmente si è capito che l’Italia non è diventata improvvisamente tutta salviniana. Occorreva solo trovare un’idea brillante e non calata dall’alto. Il problema è, quindi, la poca capacità dei partiti di dare voce e speranze a chi non vuole essere salvinizzato.

Da una parte, infatti, il centrodestra è stato completamente cannibalizzato da Salvini. Nessuna novità, niente concetti politici nuovi, nessuna idea concreta. Solo la ripetizione continua di slogan e di elenchi di cose da fare e la forte ossessione contro l’immigrazione. Il tutto per alimentare quella fetta oggettiva di italiani che hanno un latente razzismo incorporato. A questo modo di fare politica e all’uso scientifico dei social per orientare la massa, gli altri partiti – ormai impantanati con il governo e con le loro contraddizioni costanti – non riescono a porre un efficace e coinvolgente rimedio.

Salvini, tanto per capirci, ha già fatto dimenticare di essere stato fino a due mesi fa al governo. I 5stelle, ormai incolori, è difficile anche distinguerli e capirli: erano loro fino a qualche anno fa il Movimento di piazza. Ora sono stati completamente dimenticati e rischiano di scomparire politicamente entro qualche anno. Hanno urlato per anni contro la Casta e adesso sono diventati peggio di quelli che criticavano e deridevano. Gli esempi si possono ormai elencare all’ordine del giorno. Ultimo episodio desolante la casa in affitto a 141 euro dell’ex ministro Elisabetta Trenta.

Il Pd dopo l’uscita di Renzi e dei suoi sostenitori sembra orientato ad estremizzarsi sulle vecchie e retoriche politiche di sinistra. Non perde occasione per parlare male del senatore di Firenze e non ha un chiaro progetto politico per il futuro.

Il partito di Renzi, invece, è appena nato e deve capire cosa fare da grande. Manca ancora di un’organizzazione territoriale (da capire se ci sarà e come sarà individuata la classe dirigente) e al momento è impegnato ad allargare le proprie fila di eletti provenienti da altri partiti. Ha un grande potenziale ma deve evitare di ripetere errori. Più fra la gente comune e meno chiuso all’interno di sale organizzate.

Questo il quadro politico attuale.

Ecco il bisogno dal basso di novità e partecipazione per tutti quelli che hanno difficoltà ad aver un chiaro riferimento politico anti Salvini. Perché la verità sta sempre nella semplicità. Gli organi di informazione, più o meno colpevolmente, tendono sempre a sintetizzare e polarizzare: per questo è normale che oramai Salvini sia o amato o odiato.

I movimenti di piazza senza bandiere hanno più facilità di aggregazione per questo motivo. Non devi indossare una maglietta di una squadra “cittadina” ma quella della “nazionale”. E tutto nasce senza filtri o senza imposizioni. Il problema però poi arriva dopo se e come vuoi trasformare questo movimento in qualcosa di politicamente concreto.

Il risultato del Movimento 5Stelle l’abbiamo visto. Pessimo. Su questo devono ragionare i partiti che vogliono sconfiggere il centrodestra alle prossime elezioni.

Non si può stare al governo solo perché altrimenti vince Salvini ed elegge eventualmente un Presidente della Repubblica amico. Perché così è come dire non giochiamo la partita altrimenti la perdiamo. Le motivazioni devono essere più utili al Paese: bisogna stare al governo perché si possa fare qualcosa di produttivo e concreto per i cittadini. Banalità ma realtà.

E soprattutto bisogna aver un progetto di governo per il futuro e quindi di alleanze chiare. Perché è inutile nasconderci dietro un dito: per avere alleanze di governo ci devono essere affinità e rispetto. Diversamente l’elettore farà la scelta più semplice, voterà Salvini o non andrà a votare. I cittadini sono stanchi e assuefatti.

Per questo motivo è indispensabile seguire con attenzione il fenomeno del momento delle “sardine” ed evitare di metterci un cappello di partito.