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Hong Kong, assedio nel campus universitario: 38 feriti, 154 arresti. La polizia agli studenti: “Arrendetevi”

La 'battaglia' tra forze dell'ordine e polizia è andata avanti per 7 ore e solo al mattino il rettore dell’ateneo Teng Jin-Guang ha reso noto di aver raggiunto una tregua: 5 dei feriti durante l'assedio del Politecnico sono in gravi condizioni. Alta Corte: "Carcere per chi usa le maschere è incostituzionale"

Uscire dall’edificio e deporre le armi senza combattere e senza opporsi. L’ordine che la polizia di Hong Kong ha lanciato ai ragazzi assediati nel PolyU, il Politecnico trasformato nella roccaforte dei manifestanti per la democrazia è chiaro. Le forze dell’ordine hanno fatto sapere che saranno tutti arrestati perché “sospettati di rivolta” in vista degli accertamenti del caso. Una decisione che arriva dopo una notte di scontri in cui la polizia ha fatto irruzione nella zona attorno all’hotel Icon, su Science Museum Road. Trentotto persone sono rimaste ferite e 5 di loro sono gravi. La ‘battaglia’ tra manifestanti e polizia è andata avanti per 7 ore e solo al mattino il rettore dell’ateneo Teng Jin-Guang ha reso noto di aver raggiunto una tregua a patto che gli studenti fermassero gli attacchi. L’evacuazione pacifica è saltata quando gli agenti hanno ripreso a lanciare i lacrimogeni, spingendo molti studenti a tornare indietro. Nel fine settimana gli arresti sono stati 154, di cui 51 solo domenica qualificatesi come personale medico, paramedico e giornalisti. Dall’inizio delle proteste di giugno la polizia ha fermato 4.401 persone, di cui 3.395 uomini e 1.096 donne, in età compresa tra gli 11 e gli 83 anni. Una situazione di estrema tensione in cui sono intervenuti gli Stati Uniti che, riporta Reuters, condannano “l’uso della forza ingiustificato e invitano le parti ad astenersi dalla violenza e di impegnarsi in un dialogo costruttivo”. La stessa fonte aggiunge che Washington si rivolge a Pechino perché “tuteli la libertà di Hong Kong“, come previsto dalla dichiarazione congiunta sino-britannnica.

La mappa delle proteste – Lungo Nathan Road decine di manifestanti vestiti di nero e con mascherina sono tornati a bloccare la zona all’altezza del Mira Mall. I negozi sulla Park Lane e le aree limitrofe, secondo i media locali, restano chiusi. Sui social media sono circolate le immagini degli studenti ammanettati e schierati in riga in attesa di essere portati via. Non è chiara la dinamica che ha portato alla rottura della tregua e al ritorno degli scontri, ma alcuni media locali hanno parlato di carenza di comunicazione tra gli agenti impegnati nell’assedio del campus, alcuni dei quali avrebbero reagito istintivamente alla vista dei manifestanti dopo i violentissimi scontri partiti ieri e continuati nella notte, tra ripetuti (e falliti) tentativi di sfondamento. L’Alta Corte ha intanto sancito che il divieto dell’uso delle maschere nelle manifestazioni pubbliche, con la previsione del carcere fino a sei mesi in caso di trasgressione, sia incostituzionale perché è una restrizione dei diritti fondamentali delle persone spinta oltre il necessario.

La polizia di Hong Kong ha lanciato l’appello alla resa agli studenti arroccati nel campus della PolyU, invitati a deporre le armi e a uscire in modo ordinato.

Frecce, mattoni e catapulte: l’arsenale dei manifestanti – Dopo mesi di proteste i dimostranti più radicali hanno arricchito il loro arsenale di nuove armi, potenzialmente letali, che sono ora cruciali per le centinaia ancora asserragliati all’interno del Politecnico. L’arma che sicuramente è diventata il simbolo delle occupazioni delle università sono gli archi e le frecce che gli studenti hanno probabilmente preso dalle palestre dei campus. E che, come si vede nelle foto, ora portano costantemente a tracollo come arma di difesa. Un poliziotto è stato ferito al polpaccio da una freccia la scorsa settimana. E spesso le punte delle frecce vengono infiammate prima di essere lanciate, secondo quanto riporta la Cnn. Come in un vero e proprio assedio di altri tempi, gli studenti asserragliati hanno costruito anche grandi catapulte per lanciare contro la polizia assediante bottiglie incendiarie e mattoni. Queste due sono state le prime e le costanti armi dei dimostranti, usate per settimane di scontri di strada.

Dopo che la scorsa settimana sono stati occupati diversi atenei, i dimostranti hanno cominciato a preparare dei veri e propri arsenali, ammassando molte bottiglie incendiarie ed organizzando anche dei corsi per insegnare a lanciarle nel modo più efficace. Ed l’esplosivo usato per molotov, riporta ancora la Cnn, si sarebbe anche evoluto in quello che viene definito un ‘napalm rudimentale’, ottenuto mischiando alla benzina prodotti chimici che si possono trovare a casa per formare un gel appiccicoso che brucia in modo più violento delle normali bottiglie incendiarie. Diversi mezzi della polizia sono stati colpiti da bottiglie con questo esplosivo simile al napalm. Ma la maggiore preoccupazione della polizia è che si possa usare materiale esplosivo più serio per costruire veri e propri ordigni.