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Migranti, accordi Italia-Libia? Minniti: “Deciderà governo”. Pd e M5s divisi (anche al loro interno). Orfini: “Da stracciare”. Sibilia: “No, funzionano”

Il memorandum Italia-Libia negli ultimi tre anni ha regolato la politica tra i due Paesi in tema di immigrazione. Un’operazione dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti per regolare gli sbarchi dei migranti. Quegli accordi hanno suscitato più di una critica in questi anni, in particolare per la collaborazione con la Guardia costiera libica i cui membri sono accusati dalle agenzie Onu di avere un ruolo diretto nei traffici di esseri umani e per le condizioni di detenzione dei migranti nei centri libici. La Libia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra. Nel Paese è in atto una guerra civile tra il Governo Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, e le truppe del generale Haftar.

Il Memorandum “scade” il prossimo febbraio, ma all’articolo 8 recita: “Il memorandum ha validità triennale e sarà tacitamente rinnovato alla scadenza per un periodo equivalente, salvo notifica per iscritto di una delle due parti contraenti, almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validità”.

Dunque se modifica o recesso si vuole esercitare, ci si deve muovere entro il 2 novembre. In più nelle ultime settimane nel dibattito politico si è inserito un nuovo, ingombrante elemento: la presenza in Italia in un incontro con funzionari italiani dell’11 maggio 2017 di Abd al-Rahaman al-Milad, il famigerato Bija, l’11 maggio 2017 arrivato da Tripoli nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, in Sicilia, dove era organizzato un incontro con funzionari italiani. Bija è accusato dall’Onu di essere “uno dei più efferati trafficanti di uomini in Libia”. Da Tripoli, in quei giorni, al-Rahaman al-Milan arrivò a confrontarsi con i funzionari italiani al Cara di Mineo. Mentre di un altro incontro, alcuni giorni dopo, il 15 maggio, c’è anche una foto in cui si vede Bija nella sede della Guardia Costiera accanto agli ufficiali italiani.

Marco Minniti, all’epoca ministro dell’Interno e ora deputato del Pd, intercettato fuori Montecitorio, si limita a dire che il caso Bija “è ampiamente già chiarito” e alla domanda se il Memorandum con la Libia debba essere rinnovato risponde che “spetta al governo decidere”. L’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, vicesegretario dei democratici, sul caso Bija cade dalle nuvole, mentre Matteo Orfini afferma: “Voglio dare per scontato che Gentiloni, che aveva la delega ai servizi e Minniti che era Ministro dell’interno, non sapessero della presenza di Bija in Italia. Io ho chiesto che il Copasir indaghi”.

L’ex presidente del Partito Democratico conferma la sua linea “dura”, di rottura rispetto a tutte le politiche più recenti in materia di immigrazione dell’Italia: “Gli accordi con la Libia vanno cancellati. Non può essere il governo Serraj a gestire i campi che oggi sono lager e non può esistere una guardia costiera libica a cui viene affidato il compito di pattugliare il mare”.

Le posizioni in maggioranza però sono diverse, anche all’interno di Pd e M5s. Per esempio una posizione diversa da Orfini la esprime Lia Quartapelle, componente della commissione Esteri della Camera: “Gli accordi vanno rivisti, ma si deve continuare a collaborare la guardia costiera e le autorità libiche”. Il deputato di Liberi e Uguali Nicola Fratoianni, che ha firmato assieme ad Orfini una lettera indirizzata al nuovo presidente del Copasir Raffaele Volpi auspicando che l’organismo parlamentare di controllo dei Servizi si occupi del caso Bija, muove accuse alla guardia costiera libica ed afferma “gli accordi con la Libia furono fatti solo per fermare i migranti, senza preoccuparsi della fine che avrebbero fatto una volta riportati in Libia. Chiederemo al Governo di cancellare questi accordi e se ci sarà un voto su questo, in assenza di una forte discontinuità rispetto al passato, il mio sarà contrario”. Se la stessa posizione fosse tenuta anche dalla delegazione di Leu al Senato, il governo non avrebbe i numeri per stare in piedi.

Ma anche all’interno del M5s i punti di vista sono diversi: “Accordi da ridiscutere, stando molto attenti al rispetto dei diritti umani” afferma il presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, che ha depositato un’interrogazione sulla presenza di Bija in Italia. “Dobbiamo capire bene con chi stiamo facendo dei patti per gestire degli esseri umani” conclude Brescia. “La collaborazione con la guardia costiera libica funziona molto, molto bene” è invece l’opinione del sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia. “Questa collaborazione – dice – ci permette di respingere intrusioni clandestine di persone che vogliono arrivare a tutti i costi sule nostre coste, andando ad alimentare il traffico di esseri umani”. Ma anche Gennaro Migliore – ex Pd e oggi in Italia Viva – pensa che “rinnovare il Memorandum così com’è oggi è impossibile”. “Va fatta una valutazione molto seria, fondata sui dati concreti su come continuare o eventualmente interrompere la collaborazione con il governo Serraji – aggiunge – ma certamente dopo quello che si è saputo sulla frequentazione, nel nostro Paese da parte di alcuni capi dei trafficanti di esseri umani, noi una considerazione molto più severa la dobbiamo fare”.