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Siria, Di Maio: “Italia blocca l’export di armi alla Turchia, firmerò decreto. Tutti gli Stati Ue prendono lo stesso impegno”

Al Consiglio dei ministri degli Esteri a Lussemburgo l'Italia ha ottenuto lo stop alla vendita. Decise anche sanzioni per le trivellazioni turche a Cipro. Mogherini: "Posizione europea unanime su entrambi i punti". Il capo politico M5s: "Tutta l’Ue si mette in una posizione di pari condizioni. Ho chiesto di monitorare sull'applicazione dell'embargo"

“L’Europa oggi parla con una voce e tutti gli Stati condannano quello che la Turchia sta facendo nel territorio siriano e soprattutto si sono impegnati tutti a bloccare l’export degli armamenti”. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio parla a margine del Consiglio dei ministri degli Esteri Ue, in cui l’Italia ha avanzato a “tutti gli Stati europei” la richiesta di bloccare “nel futuro l’export per gli armamenti verso la Turchia, perché non possiamo accettare quello che sta facendo”. E nelle prossime ore, ha aggiunto, l’Italia – come hanno già fatto Francia e Germania – varerà un decreto ministeriale “che devo firmare come ministro degli Esteri” per bloccare “l’export di armamenti verso la Turchia per tutto quello che riguarda il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni“. Già prima del Consiglio, il premier Giuseppe Conte aveva difeso la posizione del governo, che aveva deciso di chiedere a Bruxelles di essere unita nell’embargo delle armi a Erdogan. “Non è vero che l’Italia è rimasta indietro” sullo stop alla vendita della armi alla Turchia. “L’Italia è capofila di una decisione forte dell’Ue sul tema, ma deve essere unitaria, altrimenti non è efficace“.

“Gli Stati membri si impegnano a rafforzare le posizioni nazionali in merito alla loro politica di esportazione di armi in Turchia”, si legge nel comunicato conclusivo del vertice Lussemburghese. L’Ue “condanna l’azione militare della Turchia” e la “esorta nuovamente a cessare” l’offensiva. Non sarà quindi un embargo europeo, che “avrebbe richiesto mesi ed avrebbe vanificato l’immediatezza”, spiega lo stesso Di Maio: “Abbiamo lasciato ai singoli Stati l’impegno di farlo, perché questo crea immediatezza”. “Per me era importante che l’iniziativa fosse europea perché in questo modo tutta l’Europa si mette in una posizione di pari condizioni nei confronti della Turchia, in modo che nessun Paese ne risenta più di un altro”, aggiunge Di Maio. Che poi sfecifica: “Ho detto anche a Federica Mogherini, che coordina e presiede i lavori, che ci sarà bisogno nei prossimi consigli europei di fare uno screening dell’applicazione di questo impegno in ogni Stato”. Per il ministro degli Esteri però l’embargo deve essere solo la prima mossa: “Adesso col dialogo e con la diplomazia dobbiamo lavorare per fermare questa escalation. Inizieremo dalla riunione dell’alleanza anti-Daesh che consentirà di mettere insieme tutti i Paesi che in questo momento sono preoccupati e anche quelli che sono attori”.

Sanzioni a Turchia su trivellazioni a Cipro – Sulle trivellazioni della Turchia a Cipro “il Consiglio Ue conviene che sia istituito un regime quadro di misure restrittive nei confronti delle persone fisiche e giuridiche responsabili o coinvolte nell’attività di trivellazione illegale di idrocarburi nel Mediterraneo orientale e invita l’Alto rappresentante e Commissione Ue a presentare rapidamente le sue proposte”, si legge nelle conclusioni del consiglio Esteri Ue. “Stamani quando sono entrata non mi aspettavo di avere conclusioni Ue su Siria e le trivellazioni a Cipro. Dopo lunghe discussioni con i ministri degli Esteri, che hanno mostrato la volontà di trovare un approccio comune, abbiamo una posizione europea unanime su entrambi i punti”, ha commentato l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini nel presentare i risultati della riunione.

Sassoli: “Dobbiamo passare a sanzioni concrete” – La decisione del Consiglio Ue arriva a sei giorni dall’inizio dell’offensiva militare contro i curdi nel nord-est della Siria che in pochi giorni ha già causato la morte di decine di civili. Oltre allo stop di Francia, Germania e ora anche dell’Italia, pure Olanda, Norvegia e Finlandia avevano già annunciato il bando delle forniture militari verso Ankara. Al presidente del Parlamento Europeo David Sassoli “l’embargo delle armi” alla Turchia sembrava “scontato” perché, aveva detto prima del vertice, “sarebbe assurdo se non ci fosse un provvedimento di questo genere. Dobbiamo passare a delle sanzioni molto concrete. Spero che oggi il Consiglio europeo dei ministri degli Esteri prenda delle decisioni in questo senso”. Presente alla discussione di oggi sulla Siria anche l’inviato speciale dell’Onu Geir Pedersen con cui “parleremo di come possiamo aiutare a proteggere il processo politico da questa escalation militare”, aveva detto l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini. “Gli Stati membri – aveva aggiunto – parleranno di dove sono disposti ad arrivare sulle misure che sono sul tavolo riguardo alle attività militari turche in Siria, ma anche sulle perforazioni a Cipro“.

Di Maio-Le Drian: “Europa sia compatta” – L’urgenza di una Europa compatta era stata ribadita anche dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal suo omologo francese Jean-Yves Le Drian: in una nota congiunta diffusa dopo il bilaterale prevertice, avevano precisato che “Italia e Francia esortano la Turchia a cessare subito le operazioni militari nel nord-est della Siria, condannandole” e che “è fondamentale che l’Ue mantenga una posizione unita sulla Siria e parli con una voce sola sull’attacco turco”. Per i due, “l’operazione turca rischia di mettere a repentaglio i progressi compiuti dalla coalizione internazionale nella lotta per sconfiggere Daesh (acronimo arabo per Isis, ndr), alla quale l’Italia ha partecipato attivamente. Inoltre – si legge nella nota – mina ulteriormente la possibilità di una soluzione politica alla crisi, aggravando le sofferenze della popolazione civile e mette a rischio il risultato ottenuto in campo umanitario nel nord est”. “Italia e Francia restano convinte che non vi sia alternativa a una soluzione politica in Siria”, conclude il messaggio di Di Maio e Le Drian.

L’export di armi alla Turchia – È il terzo Paese al mondo verso cui l’Italia esporta armi dopo Qatar e Pakistan. Secondo l’ultima relazione al parlamento dell’Uama (l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) che risale allo scorso aprile, nel 2018 sono stati autorizzati export per 362,3 milioni di euro, circa 100 milioni in più dell’anno precedente e oltre il doppio rispetto al 2016. Munizioni, bombe, siluri, missili, aerei, tecnologia per la produzione e lo sviluppo, software. All’esercito turco dall’Italia in questi anni è stato venduto ogni sorta di fornitura militare. I dati dell’Uama rivelano inoltre che Roma nel 2014 ha inviato armi anche ai combattenti curdi, in funzione anti-Isis. In quel caso però si è trattato di una cessione e non di una vendita e di numeri assai inferiori: in totale 200 mitragliatrici e duemila razzi Rpg, con relative munizioni.

Francia: “Proteggeremo i nostri militari” – “La Francia intensificherà i suoi sforzi diplomatici, in stretto coordinamento con i suoi partner della coalizione contro Daesh (Isis, ndr), nel quadro dell’Unione europea, della Nato e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per garantire l’immediata cessazione del Offensiva turca in corso”. È quanto si legge in una nota dell’Eliseo al termine della riunione del Consiglio di difesa e di sicurezza nazionale a Parigi. Il presidente Macron ha ribadito che l’offensiva lanciata dalla Turchia può “comportare drammatiche conseguenze umanitarie, una rinascita dell’Isis nella regione e una durevole destabilizzazione della Siria nord-orientale”. Per questo, “la Francia lo condanna nei termini più forti”, ha detto. La nota annuncia anche misure “per garantire la sicurezza del personale militare e civile francese presente nell’area” e “un programma di risposta umanitaria di emergenza” per le popolazioni locali. “La priorità assoluta deve essere quella di impedire la rinascita di Daesh nella regione”, ha affermato l’Eliseo usando l’acronimo arabo del gruppo jihadista dello Stato islamico (EI). Parigi inoltre rileva “il rischio di evasione, a causa dell’offensiva della Turchia, dei terroristi Isis fatti prigionieri”. “Sono state anche adottate misure per rafforzare la sicurezza del territorio nazionale in questo contesto”, conclude la nota.