Diritti

Oggi le ragazze vogliono responsabilità. L’odio non può fermare la loro lotta

Sono tante le giovanissime che vediamo con forza ed entusiasmo animare strade e piazze del mondo contro la violenza di genere, per la lotta al cambiamento climatico, per il diritto all’istruzione e a studiare ciò che vogliono, comprese le materie scientifiche che non sono “per femmine”; le vediamo prendere parola e guidare movimenti, facendo emergere la loro capacità di essere protagoniste del cambiamento ma anche mostrandoci società che non sono pronte a questa rottura di stereotipi e ruoli di genere.

Alcune sono anche diventate “note” e questo è imperdonabile in un mondo che non riconosce alle donne e tantomeno alle ragazze la possibilità di avere un ruolo di rilievo, decisionale e autonomo. Queste ragazze e giovani donne, invece, vengono sempre più riconosciute. Pensiamo a Malala Yousafzai la più giovane vincitrice del Premio Nobel all’età di 17 anni per la sua lotta per il diritto all’istruzione delle ragazze, ad Autumn Peltier, la ragazza indigena di 13 anni è stata nominata per il Premio internazionale per la pace dei bambini, o alla sedicenne Greta Thunberg invitata a rivolgersi ai leader mondiali al vertice mondiale sul clima, ultimo bersaglio di attacchi feroci nei quali non si vuole riconoscere il sessismo insito.

“L’attivismo giovanile, guidato dalle ragazze, ha portato nuova energia e un rinnovato senso di urgenza nell’affrontare le questioni combattute dalle generazioni precedenti. Hanno dimostrato che nessuno è troppo giovane per agire per i diritti umani e nessuno è troppo piccolo per fare la differenza. Questi giovani difensore dei diritti umani stanno avviando, unendo e guidando movimenti con insistenza e coraggio, affrontando contraccolpi e attacchi”, scrive oggi il gruppo di esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite in una dichiarazione per la Giornata internazionale delle ragazze dell’11 ottobre.

Oggi è infatti la loro Giornata, le giovanissime che libere e forti, sono state anche oggetto di attacchi di odio sui giornali, sui social media, quando non di minacce e molestie.

Questo dimostra quanto lavoro c’è ancora da fare in tutto il mondo, a distanza di oltre vent’anni dalla IV Conferenza mondiale sulle donne, nel 1995, quando si decise di “guardare il mondo con occhi di donna” attraverso l’adozione della Dichiarazione e piattaforma d’azione di Pechino. Documenti per un progetto a lungo termine, una visione che ancora oggi ispira il cammino di tutte le persone e associazioni della società civile che lavorano per i diritti di donne e ragazze. Nel prossimo 2020 saranno 25 anni dalla storica conferenza, sarà un anno celebrativo ma soprattutto vogliamo impegni concreti, è necessario valutare quanto accaduto nel corso degli anni, i risultati raggiunti e cosa ancora resta da fare. I dati parlano chiaro: ogni anno, 12 milioni di ragazze vengono fatte sposare prima dei 18 anni, circa 15 milioni di ragazze adolescenti di età compresa tra 15 e 19 anni ha sperimentato molestie e violenze sessuali. Alla base ci sono gli stereotipi che nutrono la disparità di genere, assumono differenti forme a seconda del paese e della cultura ma portano ai fenomeni di violenza sopra accennati come a forme di discriminazione che tendiamo a vedere di meno come ben 130 milioni di ragazze in tutto il mondo che non hanno accesso all’istruzione, soprattutto secondaria e universitaria.

Ma le giovanissime lo sanno bene e, nonostante gli attacchi, combattono sempre più per la giustizia ambientale, i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, i diritti delle popolazioni indigene, delle minoranze, dei migranti e delle persone Lgbt. Queste attiviste chiedono anche responsabilità e lavorano, con i loro tempi, a nuove soluzioni per un mondo diverso, spesso impiegando metodi innovativi e creativi. Non è un caso che la Campagna di UNWomen per questa giornata delle ragazze 2019 sia GirlForce: Unscripted and Unstoppable.

Insomma, trent’anni dopo l’adozione della Convenzione sui diritti dell’infanzia, 25 anni dopo la Conferenza mondiale sulle donne di Pechino e dopo 40 anni di attuazione della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne, non possiamo permettere che la libera scelta e l’autodeterminazione della ragazze venga ancora ostacolata in questo modo, è un impegno che oltretutto governi e Stati si sono assunti sottoscrivendo le varie convenzioni e non ultima l’Agenda 2030 con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile che vede uguaglianza di genere e empowerment delle donne e ragazze come obiettivo specifico e trasversale.