Economia

Fisco, commercialisti verso lo sciopero contro i nuovi indici di affidabilità: “Rischio di errori e a pagare saranno i contribuenti”

La nuova misura riguarda 3,89 milioni di contribuenti fra imprese e liberi professionisti. Gli ultimi aggiustamenti risalgono a meno di trenta giorni. I professionisti chiedono che l'applicazione sia rinviata. "Lo Stato non lo concede perché si aspetta 2 miliardi di gettito aggiuntivo", dice il presidente dell'ordine. "Ma non si può sempre risolvere la questione sulle nostre spalle"

Altro che Fisco Amico. Dietro allo sciopero indetto dai commercialisti dal 30 settembre al 7 ottobre contro l’introduzione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) si cela un rapporto difficile con la pubblica amministrazione. La nuova misura, che riguarderà 3,89 milioni di contribuenti fra imprese e liberi professionisti, è stata approvata da tempo. Ma gli ultimi aggiustamenti risalgono a meno di trenta giorni fa. Motivo per cui commercialisti, assieme a consulenti del lavoro e tributaristi, hanno chiesto all’esecutivo di far slittare l’applicazione del nuovo strumento fiscale che sostituisce gli studi di settore. Il punto è però che il governo ha già inserito a bilancio 2 miliardi di nuovi introiti da lotta all’evasione grazie all’applicazione Isa. Di conseguenza è difficile far slittare la nuova misura o almeno renderla facoltativa per il periodo di imposta 2018, come chiedono i professionisti.

“Siamo alle solite. Siccome c’è un problema di gettito previsto nel bilancio dello Stato 2019, i ritardi dell’amministrazione fiscale diventano un problema dei commercialisti – spiega il presidente dell’Ordine dei commercialisti, Massimo Miani – Non è che si può sempre risolvere la questione sulle nostre spalle. Senza contare che minore è il tempo a disposizione per applicare le nuove misure, maggiore è il rischio di errore. Un tema non da poco dal momento che sentiamo la responsabilità verso i nostri clienti”.

Per entrare nel cuore della questione, meglio fare un passo indietro e chiarire che cosa sono esattamente gli Isa. In buona sostanza si tratta di strumenti finalizzati ad una più efficace azione di controllo dell’amministrazione pubblica sulle partite Iva, cioè liberi professionisti ed imprese. Forniscono una “pagellada 1 a 10 per l’affidabilità fiscale del contribuente sulla base di gruppi omogenei di imprese con caratteristiche simili ai quali il contribuente viene assegnato in funzione di quanto dichiarato. “Per l’attribuzione del punteggio Isa, il contribuente deve comunicare all’Agenzia delle entrate, attraverso gli appositi modelli (parte integrante del modello Redditi, ndr), i propri dati economici, contabili e strutturali rilevanti – spiega l’Agenzia delle entrate nelle istruzioni datate giugno 2019 – Più alto è il punteggio ottenuto in termini di affidabilità maggiori sono i benefici premiali per gli interessati”.

E già qui sorgono le prime critiche al nuovo sistema introdotto dallo Stato per ridurre l’evasione sulle partite Iva: “Se da un lato sono giuste e condivisibili l’azione di controllo dei titolari di partita Iva e l’incentivazione della lotta all’evasione, dall’altro non è giusto che si vadano a determinare i criteri di controllo attraverso algoritmi che attribuiscono voti e pagelle molto discutibili ad imprenditori e professionisti, soprattutto in un periodo di crisi e di stagnazione dell’economia – commenta in una nota il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi, Riccardo Alemanno -. Bisogna liberare il settore produttivo dalla burocrazia e dal peso delle imposte, dopodiché sarà doverosa una verifica dell’affidabilità fiscale dei contribuenti, ovviamente correggendo gli attuali parametri che non devono essere punitivi per chi assume e per chi investe”.

Ma la di là delle contestazioni sul meccanismo Isa, commercialisti e consulenti del lavoro chiedono comunque più tempo allo Stato per adottare le nuove regole nel rispetto dello Statuto del contribuente che prevede gli adempimenti a carico dei contribuenti arrivino 60 giorni dopo l’entrata in vigore dei nuovi provvedimenti. Nel caso degli Isa, “l’ultima variazione in ordine di tempo è arrivata con il decreto del Mef del 9 agosto e con il rilascio da parte dell’Agenzia delle Entrate di nuove versioni del software Il tuo Isa”, come spiega una nota del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro. Senza contare che “la nuova disciplina, introdotta con la finalità di abolire gli studi di settore e ulteriori parametri ritenuti desueti, nonché di favorire l’assolvimento degli obblighi tributari e contrastare l’evasione fiscale, in realtà presenta ancora numerose complessità procedurali, oltre agli errori nelle dichiarazioni e nel sistema di calcolo che sono state riscontrate in questi mesi dai professionisti – prosegue la nota -. Criticità che attualmente non risultano ancora risolte, nonostante le modifiche introdotte in corso d’opera e che hanno determinato la proroga al prossimo 30 settembre del termine per effettuare i versamenti delle imposte dovute”.

Un vero e proprio caos su cui, visti i numeri in gioco, il governo ha difficoltà ad intervenire. “Spostare in avanti gli Isa significa che poi il governo dovrà trovare da qualche altra parte quei due miliardi di gettito stimato in ingresso per il 2019”, conclude Miani. Il punto è che a pagare per la “fretta” dell’amministrazione nel far cassa rischia di essere poi il contribuente. Come spiega l’Agenzia delle entrate anche per gli indici sintetici di affidabilità sono naturalmente previste multe e controlli. Ne dettaglio, la sanzione amministrativa per omissione di comunicazione di dati rilevanti o comunicazione inesatta o incompleta può andare da 250 a 2mila euro. In compenso, prima di contestare la violazione, l’Agenzia delle entrate deve “mettere a disposizione del contribuente le informazioni in suo possesso, invitandolo a eseguire la comunicazione dei dati o a correggere spontaneamente gli errori commessi” come riferisce la nota sugli Isa dell’Agenzia delle entrate, datata giugno 2019. “Graduando” la misura della sanzione tendendo conto del comportamento del contribuente. Contribuente che andrà poi, naturalmente, chiederà conto dell’accaduto ai professionisti del fisco.