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Stadio del Napoli, lite tra Ancelotti e comune: “Spogliatoi incompleti”. “Video vecchi”. Ma il San Paolo è un cantiere aperto dal 1990

"Non sono stati in grado di rifare gli spogliatoi, dove ci cambieremo per giocare contro Sampdoria e Liverpool?", ha detto l'allenatore degli azzurri. L'amministrazione nega. Tuttavia quello degli spogliatoi è solo l'ultimo di tanti problemi che hanno riguardato lo stadio che vide trionfare Maradona.

Si sarà molto meravigliato chi conosce Carletto Ancelotti nel leggere il durissimo comunicato a sua firma sulle condizioni del San Paolo. Solitamente pacioso e ultra diplomatico, tanto che il suo massimo di disapprovazione viene espresso con un’alzata di sopracciglio, Ancelotti si è detto “indignato per le condizioni degli spogliatoi, per scorrettezza e per l’inadeguatezza di chi doveva eseguire questi lavori”. Toni irrituali per il mister del Napoli, infastidito dal protrarsi dei lavori di ristrutturazione sul San Paolo, avvenuti nell’ambito delle Universiadi, oltre i tempi stabiliti. La squadra ha iniziato il campionato con una doppia trasferta terribile, Firenze e Juventus Stadium di Torino, proprio per consentire il completamento dei lavori e Ancelotti lo ha ricordato, indignato: “Come hanno potuto Regione, Comune e Commissari disattendere gli impegni presi? Vedo un disprezzo e un non attaccamento alla squadra della città. Sono costernato. In due mesi si può costruire una casa. Non sono stati in grado di rifare gli spogliatoi, dove ci cambieremo per giocare contro Sampdoria e Liverpool?”.

E affidare ad Ancelotti le rimostranze per le condizioni dello stadio ha avuto gli effetti sperati: la deflagrazione è stata imponente e in molti si sono affrettati a sminuire le accuse. Dal Comune, che ha ricordato che la responsabilità compete alla Regione, al commissario per le Universiadi, Gianluca Basile, fino alla direttrice dei lavori tutti hanno tentato di smontare il caso riducendolo a “qualche mensola da montare”: rifiniture insomma.

La società però ha rilanciato tirando fuori su twitter le foto: e a due giorni dalla gara con la Samp gli spogliatoi sembrano effettivamente un cantiere aperto tra assi di legno sul pavimento, fili elettrici in terra, impalcature e altro. A questo punto è cominciata la guerra dei filmati. “I video mostrati dal Napoli sono vecchi”, secondo il comune di Napoli che ha divulgato immagini da cui emerge una situazione diametralmente opposta, con gli spogliatoi effettivamente completati. L’assessore allo Sport della giunta De Magistris, Ciro Borriello, in radio ha anche dubitato che le accuse del tecnico di Reggiolo fossero autentiche: “Sembra che quelle parole non siano di Ancelotti e che qualcuno gliele abbia messe in bocca”. “Le nostre immagini sono state girate ieri alle 15 e 30”, dicono dalla società.

A prescindere dal timing dei video, tuttavia quello degli spogliatoi è solo l’ultimo di tanti problemi che hanno riguardato lo stadio che vide trionfare Maradona. Problemi che partono quasi tutti dai lavori per i mondiali del 1990, preventivati in 12 miliardi di lire poi diventati 250 di costi effettivi: da allora il San Paolo è stato sempre un cantiere aperto. La costruzione del terzo anello in ferro si è rivelata un pericolo per il popoloso quartiere, visto che ogni volta che il Napoli faceva gol i palazzi attorno allo stadio tremavano come in caso di terremoto. Sempre lo sciagurato terzo anello, assieme alla “gabbia” metallica creata all’esterno, hanno tolto al terreno di gioco luce e aria, con un manto erboso quasi mai di qualità fino all’intervento del 2010.

Nel 2001 il già problematico collettore fognario non resse le abbondanti piogge che colpirono Napoli: il San Paolo si allagò, con gli spogliatoi e gli interni devastati e il Napoli fu costretto a giocare al Ciro Vigorito di Benevento (allora Santa Colomba) per cinque gare. Un mondo a parte poi si nasconde nel ventre del San Paolo: sempre ai lavori del ’90 risalgono i parcheggi sotterranei, mai utilizzati, almeno per scopi calcistici. Oggi sono zona inaccessibile: ospitano homeless e tossicodipendenti, in passato qualche rave party, leggende parlano anche di messe nere.

Da decenni ormai si parla della necessità di un nuovo stadio in zona diversa con Aurelio De Laurentiis che in diverse occasioni ha palesato l’intenzione di realizzarlo a sue spese, avendo individuato anche i terreni e preso accordi coi sindaci dei comuni in cui ricadevano, salvo poi fare dietrofront. Il presidente più volte ha definito “un cesso” lo stadio di Fuorigrotta, dicendo di vergognarsi in occasione delle gare di Champions con l’arrivo di società come Chelsea, Bayern, Real Madrid o Paris Saint Germain. Di certo il San Paolo presenta tutti i limiti di una struttura pensata nel primo dopoguerra (i lavori cominciarono nel 1949), realizzata negli anni ’50, rovinata dagli ammodernamenti mangiasoldi del ’90 e costruito in centro città in un quartiere densamente popolato.

L’ultimo e massiccio ammodernamento di questi mesi, con 25 milioni messi dalla Regione Campania nell’ambito delle Universiadi che hanno portato alla sostituzione dei sediolini, all’inserimento dei maxischermi, al rifacimento dei bagni e altre migliorie e la firma della convenzione tra Ssc Napoli e Comune che avverrà in questi giorni suggeriscono però che il Napoli e Ancelotti e probabilmente chi verrà dopo di lui, dovranno cambiarsi ancora a lungo negli spogliatoi del San Paolo.