Economia

Contante, Confindustria propone una tassa sui prelievi per combattere l’evasione fiscale

Il Centro studi di Viale dell’Astronomia in una nota firmata da Montanino propone di incentivare con un credito d'imposta del 2% l'utilizzo della moneta elettronica e di recuperare il mancato gettito con una commissione del 2% sui prelievi eccedenti i 1500 euro mensili. Critiche di Confesercenti e Confcommercio, dubbioso l'ex ministro Visco: "Non serve a molto". Duro il professer Stevanato: "Zero possibilità di essere attuata"

Il Centro studi di Confindustria propone una tassa sul prelievo di contanti per combattere l’evasione fiscale. La proposta, avanzata nell’ambito del dibattito in vista della prossima legge di bilancio, non comporterebbe oneri aggiuntivi netti per la finanza pubblica e consentirebbe, attraverso una commissione del 2% sui prelievi superiori ai 1500 euro mensili, di recuperare circa 3,4 miliardi l’anno che, nell’ottica di confindustria, dovrebbe essere utilizzati per incentivare l’uso della moneta elettronica. Un’idea criticata sia da Confesercenti che da Confcommercio, secondo cui “quella della tassa sui contanti non è la strada giusta”. È una misura che “non serve a molto” anche per l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, mentre per il professore di diritto tributario Dario Stevanato ha “zero possibilità di essere attuata”. La proposta è stata invece accolta positivamente da Luigi Marattin (Pd) e Pierluigi Bersani (Leu) che però ha precisato: “Non c’è solo il bastone, ci può essere anche la carota”.

La nota del Csc, firmata dal professor Andrea Montanino, parte dalla considerazione che “la perdita di gettito fiscale e contributivo è stimata ancora sopra ai 100 miliardi di euro (fonte Mef), solo in parte attribuibile a grandi evasori”, sottolineando che “l’Italia è anche uno dei paesi dove è meno diffuso l’utilizzo di carte di pagamento“. “L’utilizzo maggiore di metodi di pagamento digitale – secondo il Csc – può far emergere gettito fiscale modificando le abitudini di spesa dei consumatori finali”. Montanino sostiene quindi che “si può costruire un intervento normativo che: incentivi l’utilizzo della moneta elettronica, riduca l’area dell’evasione fiscale, sterilizzi, nella percezione del cittadino ma anche nei fatti, un eventuale aumento dell’Iva“.

La proposta del Centro studi di Viale dell’Astronomia si articola su due interventi: da una parte incentivare l’uso di moneta elettronica garantendo un credito di imposta del 2% al cliente che effettua i pagamenti con carte di pagamento o bonifici bancari. Dall’altra disincentivare il contante introducendo una commissione in percentuale dei prelievi da Atm o sportello oltre una certa soglia mensile. In particolare, il Csc ipotizza che, esentando i prelievi mensili fino a 1.500 euro (quindi un’esenzione per il 75% dei conti italiani), con una commissione del 2% sui prelievi eccedenti questa somma, si avrebbe un gettito annuale di circa 3,4 miliardi. “Sostanzialmente in linea con quello necessario per coprire il mancato gettito dovuto allo sconto sulle transazioni elettroniche derivante dalla prima misura per il 2020″, spiega il Csc. Lo ‘sconto’ sulla moneta elettronica, calcola il Csc, “verrebbe compensato dall’emersione di attività finora non tassate a partire dal terso anno, rendendo la misura positiva dal punto di vista degli effetti sulla finanza pubblica soprattutto nel quarto anno”, cioè nel 2023, quando si stima un effetto netto di gettito per 2,48 miliardi di euro.

Per Confesercenti “sarebbe una stangata da miliardi di euro sui consumatori, che concorrerebbe sicuramente a deprimere ancora di più la spesa delle famiglie, già in rallentamento”. “Meglio incentivare l’utilizzo di carte di credito e bancomat, con agevolazioni per i consumatori e minori costi per le imprese”, sostiene in una nota. Anche per Confcommercio “bisogna agire anzitutto sul versante della riduzione dei costi che l’utilizzo di tali strumenti comporta a carico di consumatori ed imprese”. “Condividiamo la finalità di Confindustria, lotta all’evasione e incentivo all’uso della moneta elettronica, ma una tassa sui prelievi si tradurrebbe in una stangata inaccettabile a carico delle famiglie italiane”, commenta anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Per l’ex ministro delle Finanze Visco, “gran parte dell’evasione avviene senza contante, semplicemente manipolando i bilanci delle imprese. Tuttavia evitare l’uso del contante è giusto, uno dei principali delitti del governo Renzi fu quello di alzare la soglia da mille a tremila euro. Il messaggio era chiarissimo: rendere più facile non solo l’evasione fiscale ma anche il riciclaggio“, ha spiegato ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus. Ancora più duro il professer Stevanato: “Si resta attoniti dalla totale mancanza di consapevolezza delle problematiche giuridiche e tecniche che una iniziativa del genere implicherebbe”. Lancia una nuova proposta invece Davide Serra, Ceo di Algebris Investments e da sempre vicino a Matteo Renzi: “In Brasile e Corea l’evasione è crollata quando chi utilizza carta/bancomat può dedurre tutte le spese dal reddito e chi invece usa banconote no. Propongo un’idea semplice. Con bonifico o bancomat/carta paghi Iva al 15%. Usi contante paghi Iva al 30%. Così l’evasione crolla del 90%”, scrive in un tweet.

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