Politica

M5S, Di Maio presenta il “mandato zero” per i consiglieri (non per i sindaci) e l’esperimento delle liste civiche. Si vota su Rousseau

Il capo politico pentastellato presenta le due grandi riforme dell'organizzazione interna. La deroga alla regola dei due mandati vale solo per i consiglieri comunali ma non per i sindaci, escludendo in linea teorica le attuali prime cittadine di Torino e Roma, Chiara Appendino e Virginia Raggi. Per le alleanza con liste civiche, si parla invece di "sperimentazione"

Un “mandato zero” per “premiare” i consiglieri comunali definiti “coraggiosi” e la possibilità di “sperimentare” l’alleanza con liste civiche legate a comitati con cui “si è collaborato in alcuni territori“. Luigi Di Maio presenta sul Blog delle Stelle la riorganizzazione del M5S e la relativa votazione sulla piattaforma Rousseau. Due proposte attese, che se ratificate dalla base degli iscritti potrebbero rappresentare un’importante evoluzione sui territori, specie nelle grandi aree metropolitane. L’obiettivo di queste riforme, come anticipato dallo stesso capo politico pentastellato in una recente intervista al Fatto Quotidiano, sono tese a migliorare la competitività del M5S nelle elezioni amministrative, dove da anni viene denunciato il gap con i partiti politici “tradizionali”, i quali possono vantare candidati più rodati sul fronte del consenso e di numero esponenzialmente superiore. “Se siamo in grado – dice Di Maio – con questa organizzazione di riattivare i cittadini sul territorio, di farli diventare cittadini attivi” che “dedicano un’ora a settimana della loro vita per provare a migliorare la qualità della vita di un territorio e di tutti i loro concittadini”.

IL “MANDATO ZERO” – La prima grande rivoluzione rispetto agli intendimenti delle origini è la deroga alla cosiddetta regola dei due mandati. “Ma solo per i consiglieri comunali e municipali” specifica Di Maio, spiegandone il funzionamento. “Se tu vieni eletto consigliere comunale o di municipio al primo mandato e lo porti avanti tutto e poi decidi di ricandidarti e non diventi né presidente di municipio né sindaco, allora il tuo secondo mandato, quello precedente, cioè il mandato zero, non vale“; se invece “ti ricandidi come sindaco e vieni rieletto sindaco, allora a quel punto quello è il tuo secondo mandato e lo fai da sindaco per cambiare la tua città in cinque anni anche grazie all’esperienza che hai maturato nel tuo primo mandato“. Questo perché “ai sindaci in su stiamo parlando comunque di persone che prendono uno stipendio pieno o, in ogni caso, gestiscono potere”. 

Secondo Di Maio, i “vantaggi” riguarderebbero la possibilità di un consigliere al secondo mandato di candidarsi in Regione, in Parlamento, in Europarlamento e in altri ruoli anche durante il suo secondo mandato di consigliere comunale”. Una differenza importante quella fra consigliere e sindaco, che evita polemiche in relazione all’abbandono dell’ex sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, cui fu negato di ricandidarsi a sindaco a causa di un primo (breve) mandato da consigliere. Allo stesso tempo, con le stesse regole esposte dal vicepremier, in linea teorica le attuali sindache di Torino e Roma, Chiara Appendino e Virginia Raggi, vedrebbero terminare la loro esperienza amministrativa con il M5S. Anche se in realtà la prima cittadina capitolina non ha portato al termine dei 5 anni il suo primo mandato per via della sfiducia a Ignazio Marino, giunta dopo poco più di 2 anni dalle elezioni.

LE LISTE CIVICHE – L’altra grande rivoluzione riguarda la possibilità di “sperimentare” alleanze con liste civiche per rimpolpare le coalizioni con cui presentarsi alle amministrative. “Ha senso – si chiede il capo politico – se ci troviamo su un territorio in cui abbiamo lavorato fianco a fianco con un comitato, un’associazione, un movimento, andare poi alle comunali e candidarci gli uni contro gli altri?“. “Possiamo – propone Di Maio – avviare delle sperimentazioni su quei territori dove per anni, cinque, dieci anni, magari abbiamo lavorato fianco a fianco con dei movimenti, con delle associazioni, con dei comitati, persone che conosciamo da sempre, con cui abbiamo condiviso valori” e “non fare il gioco dei partiti tradizionali“. Si tratta però di “esperimenti“, perché secondo il vicepremier “non siamo ancora pronti” per “sbloccare le coalizioni con le liste civiche in tutta Italia”. Dunque, l’obiettivo è “provarle in qualche elezione regionale dei prossimi mesi, o in qualche elezione comunale“. E “ovviamente sarà mia cura fare in modo che siano delle vere liste civiche con una storia di partecipazione insieme“.