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David Sassoli, tra fiori, pianoforte, storia e presepe. E un sogno europeo spiegato anche ai figli: “Non conta solo l’Italia”

Il nuovo presidente del Parlamento Europeo ama le cose che richiedono tempo e che per natura sono piuttosto inoffensive. Cose che forse rispecchiano un tratto del suo carattere, quello della mediazione sui tempi lunghi, con artigli ancora poco affilati. I colleghi in Rai lo definiscono poco narciso, ma “ci faccia caso, non lo vedrà mai apparire con abiti, camicie, cravatte e persino calzini non blu, il colore dei suoi occhi”

Per raccontare l’uomo bastano le sue passioni. I fiori, anzitutto: “È capace di stare un’ora all’aeroporto di Amsterdam a cercare un particolare bulbo da piantare nella sua villa a Roma. E ci riempie di foto del suo giardino su Whatsapp”, racconta chi lo conosce bene. Il presepe napoletano, quello vero, che da diversi anni è installato in una stanza di quella stessa villa: “Ogni novembre fa arrivare nuovi pezzi pregiatissimi da San Gregorio Armeno, per far crescere il presepe. Vuole solo personaggi con abiti di seta, occhi di vetro e faccia di porcellana”. E poi il pianoforte (“Suona musica classica”) e la lettura della storia (“Quella romana, centrata su Cesare”). David Sassoli, il nuovo presidente del Parlamento Europeo, ama le cose che richiedono tempo e che per natura sono piuttosto inoffensive. Cose che forse rispecchiano un tratto del suo carattere, quello della mediazione sui tempi lunghi, con artigli ancora poco affilati. I colleghi della Rai con cui ha lavorato lo descrivono come “autorevole”, “asciutto”. “Poco narciso”, per essere uno storico mezzobusto del Tg1, anche se “ci faccia caso, non lo vedrà mai apparire con abiti, camicie, cravatte e persino calzini non blu, il colore dei suoi occhi”.

LO SCOOP SU DE MICHELIS
Nato a Firenze 63 anni fa, da piccolo voleva fare l’archeologo, ma alla fine si ritrovò a scavare tra le notizie. Prima di finire a Il Giorno, lavorò per alcune agenzie, tra cui l’Asca, giornali locali e settimanali. Il primo scoop nazionale è del 1985. Sassoli se ne vola a Parigi, al Centre Pompidou per intervistare il terrorista di sinistra Oreste Scalzone, allora latitante. Bomba. Ma finita l’intervista, vede avvicinarsi l’altra persona a cui il latitante aveva dato appuntamento dopo di lui: Gianni De Michelis, allora ministro del Lavoro. Bomba termonucleare, finita in un articolo scritto per Famiglia Cristiana, con tanto di colloquio tra l’uomo dello Stato e il latitante (parlarono di amnistia) e successiva smentita che non smentiva da parte del Ministro.

IL “TRADIMENTO” A FRECCERO
L’uomo, glielo riconoscono tutti i colleghi, ha talento. E nel 1992, in piene stragi di mafia, entra in Rai. Fa prima l’inviato di cronaca per il Tg3, poi per Michele Santoro. “È bello, bello e bravo”, dice Carlo Freccero che lo chiama nella sua seconda rete per condurre Cronaca in diretta, primo tassello di “una rivoluzione in atto” a viale Mazzini che forse non arriverà mai. E quando Sassoli se ne va nella prima rete, la più prestigiosa, Freccero incassa elegantemente il colpo ma riformula la definizione: “Il bello della diretta, David Sassoli, è bravo ma ingrato”.

IL SERVIZIO PEGGIORE DELLA SUA VITA
David diventa il volto che ogni sera alle 20 racconta agli italiani le stragi di mafia, l’avvento di Berlusconi, la crisi economica. Il momento più difficile lo vive forse nel 2000, quando viene giustamente criticato per quel famigerato servizio sulla pedofilia. Raccontando un’operazione antipedofilia in Russia e Italia, nel servizio Sassoli fa inserire immagini forti, tratte da siti pedofili, con bambini praticamente nudi. È bufera mediatica e politica, tanto più che le elezioni sono alle porte, Sassoli si mostra in assemblea davanti ai colleghi, gli occhi sull’orlo del pianto: “Ho sbagliato”, dice. “La peggior sanzione che mi poteva capitare l’ho già ricevuta a casa mia. Ho una bambina piccola e mia moglie ha spento la televisione”. Dice addirittura che no, non merita più di condurre il tg più importante della Rai. Ma poi viene rincuorato dalle pacche dei colleghi e dalla comprensione dei dirigenti.

GLI ANNI SOTTO MIMUN
Osservatore acuto, Sassoli. Uno capace di collocarsi senza rinchiudersi e di divincolarsi senza colpire nessuno nei corridoi di viale Mazzini. Ma soffre sotto Clemente Mimun, il nuovo direttore arrivato dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni di cui non condivide la linea. “In Rai ci sono due modi in cui la puoi pagare. O non conduci più o conduci e basta”, racconta un collega. “David venne messo a condurre il Tg, ma non fece più l’inviato”. Quando finisce il quinquennio berlusconiano si ritrova il grande amico Gianni Riotta alla direzione. E lui fa il salto e diventa vicedirettore del Tg1. I colleghi più maligni gli attribuiscono già allora una sensibilità particolare alla sinistra. I più benevoli giurano che no, già 20 anni fa, prima di entrare in politica “aveva il sogno dell’Europa”: “Lui faceva parte dell’Associazione sindacale Stampa romana. Un giorno tenne un discorso davanti a quattro gatti. E citò, testuale, ‘le radici cristiane dell’Europa’. In redazione lo prendemmo per il culo per due mesi. Ma anche ai due figli Giulio e Livia, avuti dalla moglie Alessandra conosciuta a scuola, continua a dire che ‘conta l’Europa, non solo l’Italia’”.

L’AVVENTURA POLITICA
E così nel 2009 partecipa all’avventura del Pd chiamato da Walter Veltroni. Sassoli, boy scout e figlio di un parrocchiano di don Milani e amico di Giorgio La Pira, si trova a suo agio in quel progetto di unire la sinistra all’anima più popolare della Dc (la Margherita). “Il solito giornalista” da piazzare come le figurine veltroniane, notano molti. E lui conferma: “È giusto avere questo pensiero. Ma nella vita di ciascuno esistono dei tempi. C’è un tempo per la professione, per il mestiere e, forse, poi, arriva anche un altro tempo. Quello di occuparsi della propria comunità, del proprio Paese”. Nel suo primo discorso, quello in cui lancia la candidatura alle elezioni Europee del 2009, c’è già tutta la retorica veltroniana che inevitabilmente non lo lascerà negli anni successivi. Funziona. Sassoli viene eletto con 400 mila preferenze e volta a Bruxelles. Nel 2012 la botta politica più forte, quando perde le primarie del Pd per il candidato sindaco di Roma e se ne torna in Europa, ancora una volta evitando la polemica e lo scontro diretto. Visto com’è finita per il vincitore Ignazio Marino, gli andò benissimo. Nel 2014 infatti si ricandida alle Europee e viene rieletto con 200 mila preferenze.

UN POLITICO ANONIMO
Il politico Sassoli vuole essere il volto rassicurante della sinistra in Europa: sempre elegante e mai disordinato, di gradevole presenza ma piuttosto dimenticabile, autorevole ma non polemico. Un anchorman del Tg1, solo in Parlamento. Le volte in cui s’è arrabbiato sono state poche e tutto sommato insignificanti. Come quando bloccò su Twitter l’economista antieuro Ilaria Bifarini (“Non la invitate in Tv se no gli italiani si precipiteranno a ritirare i soldi dalle banche”) o si rivolse a Di Maio con lessico quasi salviniano: “Siete complici della Lega che affama i bambini poveri nelle scuole. Muti dovete stare. Muti!”. Alla politica, ha detto, dedicherà il resto della sua vita, anche se stando a quanto lui stesso certifica sul sito dell’Europarlamento non ha mai dato le dimissioni da viale Mazzini e resta “un giornalista Rai in aspettativa non retribuita”. Proprio con alcuni colleghi, mercoledì, dopo l’elezione alla presidenza di quel Parlamento in cui siede da 10 anni, Sassoli ha scambiato alcuni messaggi. “Si comportava come chi ha coronato un sogno cui ha cominciato a credere molto prima degli altri”. Magari 20 anni fa, quando parlava di “radici cristiane dell’Europa davanti a quattro gatti”.