Società

Napoli Teatro Festival, nel chiostro siamo carne umana in una ‘scatola’ di plastica

Che facesse caldo, tanto caldo, si sapeva, il termometro segnava 36 gradi all’ombra. Immaginate adesso un giovane anziano di 96 anni, Aldo Masullo, uno dei più grandi filosofi contemporanei, a parlare nel chiostro di Santa Caterina al Formiello, con il tetto “sigillato” da una struttura plastificata, gremito di gente. Effetto serra, non passava un filo d’aria. Ospiti il poeta Rino Mele, docente di Storia del Teatro, 82 anni, e il regista tanto amato Mario Martone. Un’ora e mezza di parole dense, turgide, guastate da un caldo torrido. Dopo il suo intervento dove dimostra ancora una volta di essere un monumento vivente di lucidità, Aldo è boccheggiante. Sarei voluta saltare sul palco, afferrarlo per mano e portarlo via a cercare aria. Invece resiste fino alla fine, un’ora e mezza, pressione sotto i tacchi, rischia un collasso, si appoggia stancamente al suo bastone. Gli vado incontro: “Mi sento male, ho problemi di respirazione. Mai più… mai più”. Lo accompagno al taxi.

Come si fa ad autorizzare con questo caldo un ciclo di conferenze in una struttura, “Made in Cloister”, avuta per “grazia ricevuta” in comodato d’uso dalla Regione Campania, poi affittata al Napoli Teatro Festival, sponsorizzato dalla stessa Regione Campania. Capito il girotondo di soldi pubblici, cioè i nostri? E perché non è stato previsto un impianto di climatizzazione? Oh sì, c’erano quattro piccoli ventilatori da camera, come fossero quattro soffi a sbuffare sul deserto arroventato del Sahara. Non sarebbero bastati 40 ventilatori! Eppure tempo fa erano stati installati dei cuscinetti d’aria che sono stati rimossi. Da che parte guarda la Sovrintendenza ai Beni Architettonici che ha autorizzato, oltre alla bruttezza della struttura in plastica, la sua idoneità a ospitare eventi?

In prima fila Aldo Trione, 79 anni, altro emerito professore di Estetica, è una zuppa di sudore. A fine delle “poetiche visioni” una feroce protesta condivisa da quelli che, coriacei, hanno resistito; metà aveva già lasciato la sala rovente: “Questo posto è inadeguato, deve essere interdetto a manifestazioni pubbliche, per di più a pagamento, 5 euro per rischiare un malore”.

Un’ultima domanda a chi dovrebbe vigilare: se il “Made in Cloister” viene dato in comodato d’uso, cioè a titolo gratuito, non dovrebbe essere “affittato” a terzi. Invece la Regione prima te lo dà gratis poi, tramite il Ntf, ti fa un altro cadeau e ti paga l’affitto. Tra l’altro se te lo concede in comodato d’uso, non dovresti fare pagare il biglietto. Felice di sapere che Ruggero Cappuccio, il direttore del Festival, era a godersi altrove il fresco dell’aria condizionata. Noi invece carne umana in una “scatola” di plastica. Il termometro continua a salire, caldo da “bollino rosso”, titolano i giornali. Ma al “Made in Cloister” si è replicato giovedì con monsieur Daniel Pennac. Senza un soffio d’aria.

Mais oui, caro De Luca, solitamente sono i privati che soccorrono il pubblico, non i privati che “soffocano” il pubblico.

Instagram Januaria_Piromallo