Cinema

Il Traditore, Marco Bellocchio a Cannes: “L’universo di Palermo mi sembrava la luna”

Il regista de Il Tradito: "Il personaggio di Tommaso Buscetta mi ha convinto man mano lo studiavo. Ed anche i morti ammazzati di Palermo e le loro vite dolorose si sono impadroniti di questa storia”. Pierfrancesco Favino: "Credo Falcone sia stata l’unica persona che riuscì a manipolarlo"

Un film non convenzionale eppure popolare. Un mondo tutto da esplorare “perché io vengo da Piacenza e l’universo di Palermo mi sembrava sulla luna”, una traccia indelebile della recente storia criminale italiana. Tanti erano i desiderata e le sfide di Marco Bellocchio nell’affrontare la figura di Tommaso “Masino” Buscetta prima che diventasse Il Traditore. “Non sapevo nulla di Buscetta se non quel che si è raccontato sui giornali. Quando il produttore Beppe Caschetto– da cui è partita l’idea – mi ha proposto il progetto ho iniziato a documentarmi: il personaggio mi ha convinto man mano lo studiavo. Ed anche i morti ammazzati di Palermo e le loro vite dolorose si sono impadroniti di questa storia”.

Certamente “bellocchiano” nella sua tragicità e nel suo attaccamento alla famiglia, quello di Buscetta è per Bellocchio “non un eroe ma un uomo certamente coraggioso, e il coraggio è una qualità che io non possiedo quindi mi seduce vederlo negli altri. Masino era uno che non aveva paura di morire ma allo stesso tempo non voleva essere ucciso senza un motivo, per lui contavano la famiglia e la dignità”. Sceneggiato dallo stesso Bellocchio con Ludovica Rampoldi, Valia Santella e Francesco Piccolo, Il Traditore percorre 20 anni della vita di Buscetta “analizzati attraverso tre punti cardinali – spiega Rampoldi – : il tradimento, la teatralità, i figli. In questo film viene problematizzata la tragedia di essere padre”.

Da parte sua Pierfrancesco Favino è “entrato” nel non facile corpo del famoso pentito non solo prendendo 8/9 kg (“perché quella è la stazza di chi viene dal mondo rurale, e i mafiosi da lì arrivano. Quegli stomaci gonfi ti fanno respirare diversamente, ti fanno vedere il mondo diversamente”) ma soprattutto appropriandosi di una lingua – il siciliano – e di gesti che “solo i siciliani comprendono fino in fondo. Nel maxiprocesso il confronto fra Buscetta e Calò è gestito con un vocabolario comprensibile in profondità solo a chi appartiene alla mafia. Mille sono i riferimenti e i livelli di comunicazione, e Buscetta era un abilissimo comunicatore, a detta di tutti”. Per Favino è poco verosimile anche la leggendaria amicizia con Falcone (nel film interpretato da Fausto Russo Alesi, ndr) “anche se credo Falcone sia stata l’unica persona che riuscì a manipolarlo. Certamente l’incontro con Falcone cambia Buscetta perché vi ha riconosciuto uno come lui che crede alla realtà del proprio Sogno”. Nel ruolo della moglie di Masino è la modella attrice brasiliana Maria Fernanda Candido, sorprendente in fascino e bravura: “In Brasile tutti sanno chi era Buscetta, certo. Sono stata felice di lavorare con Marco Bellocchio che per me rappresenta  rigore e libertà, un regista che non ha paura del silenzio, della contraddizione e del paradosso”. Gli italiani non avrebbero saputo dirlo meglio.