Cinema

Festival di Cannes 2019, Ken Loach e i suoi schiavi volti all’autodistruzione in Sorry We Missed You

Due volte Palma d’oro (nel 2006 per Il vento che accarezza l’erba e nel 2016 con I, Daniel Blake), il cineasta che compirà 83 anni fra un mese esatto ha scelto i cambiamenti del mondo del lavoro quale tema centrale del suo nuovo film. “Non si tratta più dello sfruttamento da parte dei padroni, ma di quello che infliggiamo a noi stessi, dell’auto-sfruttamento che porta a una schiavitù autoindotta: lavorare di 14/15 ore al giorno per racimolare denaro appena sufficiente a sopravvivere”

Chiamiamoli “performer delle consegne” e non più “fattorini”, “guadagni” e non più “salari”, freelance e non più precari. Anzi, veri e propri schiavi volti all’autodistruzione. Benvenuti nel nuovo dramma umano e sociale di Ken Loach, il vate tuttora insuperato del cinema civile, che con Sorry We Missed You è riuscito ancora una volta a commuovere le platee del Festival di Cannes.

Due volte Palma d’oro (nel 2006 per Il vento che accarezza l’erba e nel 2016 con I, Daniel Blake), il cineasta che compirà 83 anni fra un mese esatto ha scelto i cambiamenti del mondo del lavoro quale tema centrale del suo nuovo film. “Non si tratta più dello sfruttamento da parte dei padroni, ma di quello che infliggiamo a noi stessi, dell’auto-sfruttamento che porta a una schiavitù autoindotta: lavorare di 14/15 ore al giorno per racimolare denaro appena sufficiente a sopravvivere”. Così, infatti, conduce la sua quotidianità una semplice famiglia di Newcastle formata dal padre, che acquista un furgone per diventare “imprenditore” delle consegne grazie alla vendita dell’auto della moglie che, a sua volta, è pagata “a visita” per prendersi cura di anziani e disabili dal mattino alla sera, e dai due figli, l’adolescente Sebastian in piena rivolta contro le regole e l’11enne Liza Jane che si dimostra la più matura del quadretto famigliare. Descrivendo puntualmente le massacranti ore lavorative di Ricky ed Abby, impossibilitati a dedicarsi ai figlioli come vorrebbero, Loach ci conduce nei gironi infernali di queste nuove modalità professionali, tragicamente ingannevoli perché rivestite da un vocabolario altisonante che non vi corrisponde nella sostanza. “Sono schiavi odierni, ma sono stati portati a diventarlo dalle condizioni di un capitalismo sempre più selvaggio e di questo possiamo solo ringraziare le deboli sinistre internazionali incapaci di interrompere questo processo di disumanizzazione”tuona il cineasta  che conosce e fa luce su vita, morte e miracoli delle ingiustizie sociali, politiche e civili occidentali da almeno 60 anni.

Si può certamente affermare che Ken Laoch faccia sempre lo stesso film – di fatto Sorry We Missed You procede su una struttura e uno stile immutati rispetto agli ultimi lavori, specie il bellissimo I, Daniel Blake  – ma è forse proprio di questa insistenza sulla verità più vera di cui si ha bisogno, senza rivestirla di ridondanti finzioni che rischiano di suonare ricattatorie. La famiglia di Newcastle – i cui attori sono bravissimi seppur totalmente sconosciuti perché per etica e tradizione Loach scrittura solo professionisti (o non pro) a basso budget – esplode perché è inevitabile che così accada: quando il giovane Seb viene espulso dalla scuola perché indisciplinato, gli equilibri saltano, Ricky ed Abby non hanno il tempo di badare a lui, e alla piccola Liza Jane tocca fare da paciere con un gesto (e una performance incredibile da parte della talentuosa bimba Katie Proctor) dolcissimo e “adulto” come solo i bambini sono in grado di compiere. Sorry We Missed You è dunque anche una lucida riflessione sulla famiglia contemporanea, sulle sue mai facili dinamiche, su una comunità dagli equilibri fragilissimi da proteggere ogni giorno. Il film uscirà nelle sale prossimamente per Lucky Red