Cultura

Il buio a luci accese di David Hayden, l’ho letto e mi ha un po’ scioccato

Stiamo vivendo una strana stagione. Piove sempre, fa freddo, e ci si ritrova a passare più pomeriggi del solito in compagnia di una tazza di tè invece di un ben più ambìto gelato. Uno dei lati buoni di questo meteo, memento di cambiamento climatico, è quello di costringerci a cercare una soddisfacente evasione pur con l’uggia alla finestra. Un po’ annoiato dalle solite proposte dei grandi gruppi editoriali, ho trovato conforto, come ormai sempre più spesso mi accade, nelle proposte delle case editrici piccole e medie, spesso capaci di vere sorprese.

Uno dei titoli più insoliti degli ultimi anni è infatti una raccolta di racconti uscita da poco per Safarà Editore. Io di solito non impazzisco per questa forma di scrittura, poco incline al mio gusto. Preferisco ampi respiri, aspettative che si cuociono lentamente, rimandi e, dove possibile, propositi di vendette a lunga scadenza. Vale anche per i cortometraggi. Però a volte capitano delle eccezioni, e solo gli sciocchi non cambiano mai idea. Quando ho iniziato Il buio a luci accese, esordio letterario dell’irlandese David Hayden, mi sono sentito un po’ scioccato. In questa raccolta di venti racconti si riscontrano atmosfere di follia onirica che rimandano ai più blasonati protagonisti della letteratura dell’isola verde. Dai flussi di coscienza di Joyce agli assurdi di Beckett, la prosa di Hayden sembra fluttuare su visioni irrisolte della nostra realtà, dove il ribaltamento del punto di vista porta con tutta normalità il personaggio ad essere mangiato da una mela, o intere categorie di reietti manipolati da supereroi istituzionali ritrovare il loro (bieco) posto nel mondo grazie a veri fiumi di lacrime.

Non è chiaro dove l’autore voglia portarci, ma forse il tentativo è quello di rivelare cosa si celi veramente dentro il buio, dove nulla è visibile, e quindi sospeso tra reale e irreale. Accesa la luce ci troviamo di fronte davvero tutto fuorché senso, equilibrio o consuetudine. Nella dimensione cupa dell’opera il lettore non si annoia affatto, passando dal divertito al disperato grazie a montagne russe di parole che, dopo aver raggiunto picchi di vera assurdità, sprofondano verso la miseria infinita. Tra frammenti di uomini che si mischiano alla polvere cosmica del nonsense, i personaggi di Hayden tratteggiano il mondo che ci circonda con fili di sabbia sfuggenti a una qualsiasi classificazione di genere. E in ogni inizio ci si smarrisce nel chiedersi come abbia fatto lo scrittore a sbarcarci presso un ennesimo lido spiazzante.

All’estero questo lavoro è stato accostato alle atmosfere dilatate dei film di Tarkovskij, forse soprattutto per la dimensione estremamente visiva, quasi cinematografica dell’autore. Qualcuno ha perfino scomodato, e senza alcun timore reverenziale, il Borges dell’Aleph e dei suoi miliardi di punti di vista o le pagine infinite de Il libro di sabbia. A me ha ricordato l’impatto provato nella lettura del Garage Ermetico di Moebius, un vecchio fumetto di fantascienza in cui ogni certezza logica vacillava, fino a delineare lentamente un filo conduttore. Il fatto è che tra le pagine di Hayden questo filo non si trova facilmente, ma potrebbe celarsi nelle leggi fisiche che, malgrado tutta la follia di cui il lavoro è intriso, regolano l’universo in cui le storie si svolgono. O più semplicemente proprio nei libri, presenti come molliche di pane nei racconti.

Se cercate quindi una lettura capace di sorprendervi davvero, Il buio a luci accese non potrà che appiccare il fuoco nella vostra mente.

Vorrei inoltre suggerire a chi avesse intenzione di acquistare questo titolo, o volesse scegliere di leggere qualunque altra cosa, di fare riferimento, almeno per una volta, alla libreria caffetteria La Pecora Elettrica di Centocelle a Roma. Nella notte del 25 aprile qualcuno ha dato fuoco ai locali, scavando una voragine nei sogni di un gruppo di persone che non conosco personalmente, ma con cui condivido stile di vita, passione per il lavoro e impegno. Nell’incendio per fortuna nessuno è rimasto ferito, e la raccolta fondi che è stata lanciata in rete ha già dato buoni frutti. Sarebbe però molto bello se si riuscisse a trasmettere un messaggio di partecipazione forte, da parte di tutti gli amanti della libertà, attraverso un gesto rivoluzionario come quello di andare in una libreria per contribuire a salvarla dal fuoco.