Cultura

Timofej Andrijashenko, dalla Scala a Londra. Il celebre ballerino si racconta a FqMagazine: “È difficile esprimere appieno la danza in tv”

Forza e delicatezza, eleganza e intensità. Il talento di Timofej Andrijashenko, giovanissimo primo ballerino della compagnia scaligera, è sintesi di opposti. La sua recente interpretazione in Woolf Works di Wayne McGregor al Teatro alla Scala di Milano è stata una rivelazione. Subito confermata dal direttore del Royal Ballet di Londra che era seduto in platea. Kevin O’Hare non ha perso tempo. Lo ha invitato a danzare al Covent Garden nel ruolo protagonista di Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, a fianco della principal dancer Melissa Hamilton. Dopo Alessandra Ferri, Roberto Bolle, Massimo Murru, anche per il 24enne “Tima” è arrivata l’occasione di confrontarsi con il pubblico londinese.

Ha appena danzato al Covent Garden di Londra in Romeo e Giulietta: se lo aspettava?
E’ stata una sorpresa. Kevin O’Hare si era complimentato con me alla prima di Woolf Works ma non aveva anticipato nulla. Una decina di giorni dopo il direttore del corpo di ballo Frédéric Olivieri mi chiama e mi informa della sua intenzione di ospitarmi al Covent Garden. Che orgoglio il Romeo e Giulietta di MacMillan proprio a Londra e con Melissa Hamilton.

E’ stata la sua prima volta sul palcoscenico londinese?
Sì. Quasi non ci credevo. E’ successo tutto così in fretta. E’ stata una prova importante e l’emozione davvero intensa. Ma è stata anche la prima volta a Londra. Tra una prova e l’altra ho scoperto il fascino di una metropoli che desideravo visitare da tanto. Mi è piaciuto passeggiare per le vie del centro, andar per musei. Mi ha raggiunto Nicoletta (la prima ballerina del corpo di ballo della Scala, Nicoletta Manni, ndr) e ne abbiamo approfittato per fare i turisti. Nicoletta danzava come guest al Teatro Bolshoi proprio il 27 aprile, giorno della mia prima recita. Avevo già acquistato il biglietto per Mosca. Ci siamo sostenuti a distanza.

Da quanto tempo dura la vostra storia?
Non ce lo ricordiamo mai. Credo da due anni e mezzo. E’ stato un sentimento graduale, si è solidificato nel tempo. Nel lavoro e nella vita.

La prossima produzione che impegnerà la Compagnia alla Scala sarà la Bella addormentata di Rudolf Nureyev, in scena dal 26 giugno al 9 luglio. Sarà lei il principe?
Ho appena iniziato a studiare il ruolo. Per me sarà un debutto importante. Farò di tutto per esserne all’altezza. Nureyev ha rivoluzionato la danza attraverso le sue coreografie. Ha dato spazio al ruolo maschile inserendo passaggi che ne mettono in risalto tecnica e interpretazione. Il ballerino non è più soltanto un partner, è un artista a tutto tondo.

Romeo a Londra, il principe Desiré a Milano, il Corsaro a Cagliari. Quale ruolo sente più suo?
Non ho un ruolo prediletto. Posso essere lirico, brillante, romantico. Ogni personaggio mi permette di esprimere qualcosa di me stesso. Nel Corsaro, che porteremo al Teatro Lirico di Cagliari dal 23 a 31 maggio, mi sento spumeggiante e grintoso. Sono affezionato a questa produzione scaligera che ho interpretato durante la scorsa stagione. La coreografia, di Anna-Marie Holmes da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev è davvero entusiasmante. Per non parlare del grandioso allestimento di Luisa Spinatelli.

Cosa prova quando danza?
E’ un piacere difficile da descrivere. Ho scoperto la gioia di danzare dopo un anno di studi all’accademia del Teatro dell’Opera di Riga, dove i miei genitori mi avevano iscritto perché insoddisfatti del mio rendimento scolastico. Frequentavo un corso di karatè e il maestro aveva notato una particolare flessibilità del corpo. Forse è stato questo il motivo della loro decisione. So solo che, smesso il kimono e indossati calzoncini e canottiera, facevo lezione alla sbarra senza passione. Ma poi l’incontro con il palcoscenico è stato talmente magico e potente che ho capito che la danza sarebbe stata la mia vita.

Un giovane artista internazionale riesce a coltivare altri interessi?
Adoro andare in bicicletta lungo il Naviglio. Ma anche nuotare e fare snorkeling al mare. Sono un ragazzo attivo e, viste le mie caratteristiche fisiche, non posso certo passare ore al sole. Quando vado nel Salento, dalla famiglia di Nicoletta, vivo il mare in maniera dinamica. Per il resto, ballando tutto il giorno, quando non sono in scena ho voglia di stare a casa a cucinare. Tra le mie proposte ci sono alcune ricette della tradizione russa che mi ricordano il mio passato a Riga.

E’ stato difficile lasciare la Lettonia a 14 anni?
Avevo vinto una borsa di studio per il Russian College di Genova al concorso di Spoleto. Ho scelto di lasciare famiglia, amici e cultura con ottimismo e grande curiosità. Sono sempre proiettato verso il futuro, vivo le nuove occasioni come esperienze da cogliere. No voglio avere rimpianti nella vita e nella carriera. Quando sono arrivato in Italia non parlavo una parola della lingua ma non mi sono perso d’animo.

Il momento più felice?
Difficile sceglierne uno. Certo la nomina a primo ballerino del corpo di ballo scaligero, a 21 anni dopo solo due anni in compagnia, è stata una gioia indescrivibile.

Cosa prova quando danza con la sua partner alla Scala?
Nei balletti più interpretativi ogni emozione si moltiplica in maniera esponenziale. Siamo fortunati a condividere amore e lavoro. Ma il lavoro non entra mai nella vita privata e viceversa.

Ha danzato anche in tv nello show di Roberto Bolle, le è piaciuto?
E’ stata un’esperienza nuova. Mi sono confrontato per la prima volta tre anni fa in quella occasione con il mondo televisivo. Interessante. Credo però che sia difficile esprimere appieno la danza in tv. L’intimità perfetta si crea fra pubblico e artista in teatro. Noi dal palco sentiamo tutto e viviamo di questo sulla scena. Basta un segno di distrazione, un movimento dalla platea per farci capire che l’atmosfera non è perfetta. Quando c’è il silenzio totale siamo incantati. In Woolf Works è stato così.

Un sogno?
Che i miei coetanei vadano a teatro per vedere la danza come vanno al cinema.