Politica

Siri, Di Maio: “Con mafia di mezzo, deve lasciare. C’è differenza tra garantismo e paraculismo”. Conte: “Deciderò”

Il premier ha detto che interverrà personalmente per risolvere il caso: "Lo guarderò negli occhi". Il sottosegretario è indagato per corruzione, Toninelli gli ha tolto le deleghe ma il Carroccio ancora lo difende. Salvini: "Si sciacqui la bocca chi parla di noi". Poi risponde a Conte: "Non si è colpevoli o innocenti in base a un’occhiata". Durissimo post su Fb del capo politico M5s: "Sulla legalità passi indietro non ne faremo mai"

Per il Movimento 5 stelle “c’è una bella differenza tra garantismo” e “paraculismo“. Se si parla di “un’inchiesta dove ci sono di mezzo dei mafiosi“, una persona deve lasciare. “Se non lascia, lo accompagniamo noi fuori dalla porta. Senza aspettare i magistrati”. Con un durissimo post su Facebook Luigi Di Maio interviene nuovamente sul caso che riguarda Armando Siri, ribadendo e rafforzando la posizione del M5s sul sottosegretario leghista indagato per corruzione. Mentre la Lega ancora difende il collega di partito, sarà il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a decidere sulle dimissioni: “Ascolterò Siri, lo guarderò negli occhi e prenderò le mie decisioni”. “Siamo in un Paese civile dove non si è colpevoli o innocenti in base a un’occhiata“, replica Matteo Salvini, precisando ancora una volta: “Io aspetto la magistratura”.

Se meno di 24 ore fa i Cinquestelle hanno pubblicato una lista di quattro domande per i soci di governo e chiesto il passo indietro dell’esponente del Carroccio, oggi per primo è intervenuto il premier: “Prenderò le mie decisioni”, ha detto, “tenendo conto del principio di innocenza a cui come giurista sono molto sensibile. Tuttavia preciso che esiste un principio di etica pubblica, per cui è possibile prendere una decisione politica anche prima di una sentenza definitiva”. E ha concluso: “Questo momento non sono né per le dimissioni, né contro e il sottosegretario ha tutto il diritto di non essere infangato, di non essere disonorato”.

Dopo una giornata in cui i due vicepremier avevano cercato di abbassare i toni, in serata è arrivato il post di Di Maio: “Sulla legalità passi indietro non ne faremo mai. Se qualcuno crede che il M5s possa diventare come tutti gli altri partiti si sbaglia“, esordisce il vicepremier. “Ci comportiamo così – spiega poche righe più in basso – perché i soldi delle tasse dei cittadini devono essere gestiti da soggetti al di sopra di ogni più piccolo sospetto“. “Se pensate che il Movimento debba cambiare approccio, se pensate che di fronte a un’inchiesta dove ci sono di mezzo dei mafiosi la cosa giusta da fare sia attendere e meditare, andate altrove. Aria”, scrive Di Maio. “La parola del M5s ha un valore. E non la tradiremo mai”, conclude il vicepremier.

Salvini continua invece a escludere di chiedere le dimissioni di Siri. Ma ha anche detto: “Chi parla di Lega si sciacqui la bocca. Non abbiamo niente a che fare con la mafia“. Il sottosegretario è indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta antimafia nata a Palermo. L’accusa è che ci sia stato uno scambio di favori, utilità e denaro per agevolare aziende considerate vicine all’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri, da un anno agli arresti domiciliari, che secondo gli investigatori ha coperto e finanziato la latitanza del superboss Matteo Messina Denaro. Dopo la notizia dell’inchiesta il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli gli aveva tolto le deleghe.

 video di Alberto Sofia

 

LA CRONACA DELLA GIORNATA
Nonostante gli attriti dentro il governo, la questione Siri non è stata affrontata nel Consiglio dei ministri di martedì sera che è stato focalizzato piuttosto sulla contestata norma del Salva Roma. Alla domanda se l’esecutivo andrà avanti, Salvini oggi si è limitato a commentare: “Chiedete agli amici 5 stelle”. “Mi sono impegnato a non rispondere più alle provocazioni. Anche oggi ho letto tra le 5 e le 10 dichiarazioni contro di me. I ministri e i deputati della Lega hanno avuto indicazione di non replicare. Per quello che mi riguarda lavorerò per l’Italia nei prossimi anni e spero che anche gli altri vogliano lavorare”. A Salvini ha replicato lo stesso Di Maio cercando di abbassare i toni dello scontro: “Il governo va avanti altri quattro anni”, ha dichiarato. “Ogni ministro deve pensare a fare il suo e il M5s vuole andare avanti per altri 4 anni. È un esecutivo che può cambiare davvero le cose e noi ci crediamo. Quindi abbandoniamo anche i vittimismi. Non mi è mai piaciuto che tira il sasso e poi nasconde la mano. Io sono sempre stato abituato a metterci la faccia davanti ai problemi. Mettiamocela insieme e cambiamo il Paese”.

Poco prima però, arrivando a Taranto, lo stesso Di Maio aveva usato parole più dure, simile a quelle usate poi nel post su Fb: “Se la Lega non c’entra niente con queste accuse rivolte a Siri, che al di là dei rilievi penali hanno dei problemi politici, dimostri la propria estraneità a questi fatti presunti allontanando Siri da governo. Altrimenti comincio a preoccuparmi nel vedere la Lega e Salvini difendere a spada tratta Armando Siri che sono sicuro sarà innocente, ma fino a quel momento deve mettersi in panchina e aspettare di risultare estraneo alle accuse che gli muovono”.

Per i 5 stelle l’affare Siri rimane il vero nodo da risolvere e anche la battaglia sulla quale intendono differenziarsi dal Carroccio. “Se Armando Siri facesse parte del M5s sarebbe già stato messo fuori dal governo, invece nella Lega continua a parlare”, ha detto il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. “Io non parlerei di un caso Siri comunque. Esiste un governo del cambiamento che non può avere ombre. E se chi fa parte di questo governo ha un’ombra deve avere la possibilità di dissiparla: come fa a levarsela di dosso occupandosi di tanti dossier del ministero? Siri prima si occupi di lui, si difenda e dimostri di essere innocente, dopodiché può tornare in campo dopo un istante: ma questo è il governo del cambiamento”.