Cultura

Valtrend, tra editoria e storia. Uno scudo di carta per la letteratura a Napoli

C’è una casa editrice a Napoli con un nome alla francese: Valtrend. In realtà Valtrend è l’acronimo di Valorizzazione e Tutela delle Risorse Endogene. Una società editrice che si pone il compito di far emergere, sostenere, far conoscere i beni, la cultura e la storia insita nel territorio che abita. Io, francamente, non conoscono, in tutta l’editoria italiana, una casa editrice con un nome così bello, da sembrare una costituzione editoriale. Mi fa impazzire la parola tutela, quasi come se l’editore si trasformasse in uno scudo, uno scudo di carta e pagine. Uno scudo posto tra la barbarie, l’ignoranza e la storia di 27 secoli della città di Napoli.

Valtrend è gestita da sue persone speciali, Mara Iovene e Mario Marotta. Io, da editore, mi emoziono a parlare di loro, perché l’editoria oggi è branco di squali, gente che pensa solo ai numeri, gente che non conosce il proprio mestiere. Mara e Mario mi fanno ogni volta innamorare del lavoro che faccio. Non solo per l’eleganza delle conversazioni che facciamo, ma perché mi rendo conto che dietro i loro libri si nascondono conoscenze editoriali oggi dimenticate.

Vedete, secondo me, scrivere un articolo su Valtrend ha senso non tanto per pubblicizzare una piccola casa editrice campana, non hanno certo bisogno di me. Ha senso parlare di Valtrend ai giovani editori a quelli che vogliono tutto e subito, che vogliono essere distribuiti dovunque, vendere pile di libri. Mario è uno che si batte tutti i giorni per la promozione della lettura tra i giovani, ripete continuamente che bisogna formare i lettori, che ci dobbiamo preoccupare di ciò, che il futuro dell’editoria dipende anche dai piccoli.

Mario viene dalla tipografia, dai caratteri mobili, dagli inchiostri, ha nelle mani quelle conoscenze che oggi i pc stanno cancellando, omologando impaginazioni, caratteri e idee. Mara invece è per me il collante dell’editoria napoletana, si deve a lei, e a pochi altri, se oggi a Napoli esiste e resiste un’organizzazione come Pen: Proposte editoriali napoletane, un cartello di piccoli editori. Mara ha il dono del dialogo, del disinnescare le discussioni, caratteristiche fondamentali per il nostro mestiere.

Mara e Mario sono due archeoeditori, avete capito bene archeoeditori. Pubblicano gialli storici ambientati nell’antica Pompei, hanno collaborato con prestigiose università quali quella di Tokyo e stampato in Italia Jabbar Yassin Hussin, il più grande scrittore iracheno vivente. Pubblicano libri per il Museo archeologico nazionale napoletano, stampano Andrea Pazienza, editano libri di estrema qualità e prestigio che possono costare anche 250 euro. Tra le loro proposte amo particolarmente l’archeocucina, hanno dato alle stampare Da Apicio a Scapece sulla cucina dell’antica Roma, senza ombra di dubbio il più importante libro di cucina archeologica stampato in Campania dal 2000 a oggi.

Valtrend è una casa editrice di respiro europeo, anche se pubblica novità nostrane, locali. È difficile essere europei pubblicando Scapece, Pompei e la cucina medievale. Lo si è solo se si sa cogliere il respiro universale che le storie, i luoghi appena citati possono avere. Valtrend è una delle case editrici campane maggiormente presente nelle fiere di settore nazionali: Roma, Pisa, Palermo, Firenze, Torino. Questo non è un dettaglio. È la volontà di una società editoriale di esportare ciò che pubblica e non accontentarsi del pubblico locale. L’ente regionale per il turismo dovrebbe premiare Valtrend per il lavoro di promozione di qualità che fa del territorio campano nelle altre regioni.

È vero che Napoli non ha una grossa casa editrice come Palermo o Bari, ma navigando sempre di più tra i piccoli editori campani mi rendo conto che la forza della nostra regione sta nella costellazione di piccole perle editoriali diverse, che insieme raccontano di un’editoria che di morire non ne vuole proprio sapere. Se gli editori campani avranno davvero la forza di mettersi insieme, la Campania diventerà un vero esperimento editoriale, dove la differenza non la fanno i grandi marchi, ma i piccoli editori.