Cronaca

S. Ferdinando, nella tendopoli dopo incendio. Imprenditore: ‘Salvini mandi le ruspe’. ‘Ma non possono tornare negli Sprar’

A una settimana dall’incendio in cui è morto Moussa Ba, il giovane senegalese di 28 anni, alla baraccopoli di San Ferdinando la prefettura di Reggio Calabria ha iniziato i trasferimenti volontari negli Sprar e nei Cas. A parte un centinaio di richiedenti asilo o di titolari di protezione internazionale che hanno accettato di andare, molti migranti sono destinati a rimanere nel limbo che, in questo periodo, accoglie quasi 2mila lavoratori stagionali venuti nella Piana di Gioia Tauro per raccogliere le arance e le clementine.

Più della metà, infatti, o non hanno i documenti perché sono andati persi nei tanti roghi, che si sono verificati all’interno della baraccopoli, o sono titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. In altre parole, come spiega il sindacalista della Flai-Cgil Abdel Ilah El Afia, “sono già usciti dagli Sprar e non possono avere una seconda accoglienza. Le persone non possono vivere come animali. La gente è disperata e non ha più da perdere. La mia paura è che succeda qualcosa di grave”.

L’edizione cartacea del Fatto Quotidiano ha pubblicato un reportage su cosa succede adesso all’interno della tendopoli. Ma anche a Rosarno dove la Lega, alle ultime elezioni politiche ha rastrellato il 13% dei voti. Come lo spiega un imprenditore agricolo che ha un terreno vicino a dove vivono i migranti: “Io ho votato la Lega perché Salvini ha detto che ci toglie la tendopoli. Ci vuole la ruspa. Salvini deve sgomberare come ha fatto con la nave (Diciotti, ndr). Se non li porta via è finito”.

Lo sgombero, al momento, non è fattibile. Ci sono troppi migranti e soprattutto non c’è una soluzione alternativa: “Vorrebbero dare un po’ di case popolari ai migranti, si sfoga l’imprenditore leghista – ma se avviene le buttiamo giù”. Il clima a Rosarno si sta facendo pesante. Il rischio di una rivolta come quella del 2010 c’è e non per colpa dei lavoratori africani: “Devono sgomberare totalmente – conclude il proprietario degli aranceti – Sono come i maiali, non sono persone come noi altri. Sono loro il primo problema, non la ‘ndrangheta. Se Salvini non li sgombera, scendiamo in piazza e lo facciamo noi”.