Cronaca

Reggio Emilia, addetti alla sicurezza pagati 6 euro l’ora. Gli inquirenti: “Migliaia di persone esposte a rischio”

I responsabili di questo “caporalato estremo” nella security dei concerti, secondo la Procura di Reggio Emilia e i Carabinieri che hanno condotto le indagini, sono quattro persone verso le quali il Tribunale ha emesso misure cautelari

Non conoscevano una parola d’italiano i migranti trasformati in “addetti alla sicurezza” nei concerti come hanno scoperto i carabinieri di Reggio Emilia. Con loro tra i reclutati figuravano anche nomadi e pregiudicati, ai quali veniva messo attorno al collo un pass con foto e false credenziali della Prefettura di Napoli. Poi venivano spediti a garantire il controllo degli accessi, la gestione del pubblico, la sicurezza sotto il palco, in eventi dalle dimensioni eccezionali e con in mano la vita di centinaia di migliaia di persone. Con l’aggravante dello sfruttamento in turni massacranti fino a 15 ore al giorno, privi di pause e senza alimenti, per 6 euro all’ora pagati solo in parte con la promessa di saldo ad un nuovo concerto.

I responsabili di questo “caporalato estremo”, secondo la Procura di Reggio Emilia e i Carabinieri che hanno condotto le indagini, sono quattro persone verso le quali il Tribunale ha emesso misure cautelari eseguite all’alba di lunedì 28 gennaio. In manette sono finiti Damiano Leone e la madre Franca Ceglia, pregiudicati di origine campana con base a Reggio Emilia. Ad altri due imprenditori di Modena e Bologna, titolari di due importanti società che operano nel campo della sicurezza, è stato interdetto l’esercizio di ogni attività. Sono la All Areas di Modena e la SG Investigation di Imola che, dopo aver ottenuto appalti o subappalti per i concerti, compravano il personale dei servizi di sicurezza dalla Service DL di Damiano Leone a Reggio Emilia, senza evidentemente effettuare troppi controlli.

Nello stesso 2017 dei grandi eventi Franca Ceglia e la sorella Vincenza, furono indagate assieme al figlio Leone e ad altre 15 persone nell’ambito della operazione “Deep Impact”, sempre coordinata dal sostituto procuratore reggiano Valentina Salvi. I reati ipotizzati, circa 500 truffe online portate a termine secondo la procura, erano di associazione per delinquere, truffa aggravata, ricettazione, sostituzione di persona, estorsione e falso in atto pubblico. Si andava dalle sexy trappole alla finta beneficenza passando, ironia del malaffare, per la vendita di biglietti falsi per concerti.

Oggi una nuova inchiesta. I concerti in cui operavano con la falsa sicurezza garantita dai profughi ospitavano maree di persone. Tra gli altri i Guns’ n Roses di Imola il 10 giugno 2017, i Depeche Mode a Milano il 28 giugno, David Guetta a Padova il 28 luglio, il DJ Salmo il 9 settembre, e poi i due eventi più importanti dell’anno: Vasco Rossi a Modena il primo luglio 2017 e i Rolling Stones a Lucca il 23 settembre.

In queste grandi arene lavorava il centinaio di persone offerte dalla Service DL: profughi salvati in mare e sbarcati da pochi mesi, persone senza fissa dimora e senza alcun titolo o documento, che venivano reclutati e dotati a sole poche ore dal concerto di tesserini contraffatti a cui veniva incollata una foto a fianco di false credenziali. Diventavano addetti alla sicurezza con quel pass al collo e potevano muoversi senza essere sottoposti ad alcuna forma di controllo. Accedevano all’area dei concerti, alcuni anche fin sotto il palco, per il filtraggio del pubblico, il controllo degli effetti personali e dei biglietti, la vigilanza degli ingressi, compresi quelli riservati alle Forze di Polizia e ai mezzi di soccorso. “Decine di migliaia di persone erano esposte ad un rischio incommensurabile in termini di sicurezza”, dicono i carabinieri di Reggio Emilia, “in un periodo di elevata sensibilità ed attenzione in tema di potenziali attentati terroristici”. I falsi pass/tesserini sono stati ritrovati e sequestrati nelle abitazioni dei reggiani arrestati. Garantivano la rigorosa verifica dei requisiti soggettivi e della partecipazione dei titolari agli indispensabili corsi di formazione per eventi di quella portata. Ma in realtà finivano al collo di fantasmi senza nome e senza titolo, da pagare con pochi spiccioli e da tenere aggrappati alla speranza di un lavoro per nuovi concerti in altre piazze.