Giustizia & Impunità

Uso di stupefacenti e leggi per contrastarlo. Cosa succede in Europa e con che risultati

L’uso di stupefacenti e le leggi per contrastarlo, è uno di quei temi che spaccano talmente tanto l’opinione pubblica da essere facilmente silenziati. Scomodi per chi deve affrontarli, ma molto più scomodi – in realtà – che chi ne è protagonista o deve gestirli sul campo.Ogni legislatura fa registrare proposte e prese di posizione, in un senso o nell’altro. L’ultima firmata da un parlamentare del Movimento 5 stelle affronta la questione in una chiave oggettivamente inedita: una sostanziale legalizzazione della Cannabis, purché sottratta al sistema della vendita, clandestina o no.

Legalizzata solo se autoprodotta. L’intento è evidentemente triplo:

1. legalizzare ciò che è già oggettivamente alla portata di tutti;

2. sottrarlo però tanto al commercio privato;

3. quanto al guadagno pubblico.

Non è intenzione di chi scrive esprimere giudizi. Sicuramente non morali – da evitare accuratamente se si vuole affrontare utilmente il problema -, ma nemmeno tecnici, che sarebbe (come sempre) complesso. Proviamo invece a considerare quel che accade altrove e quali sono i risultati.

Innanzi tutto qualcosa di simile a quanto proposto dal parlamentare M5s già c’è, in Spagna. Qui da tempo le legge mantiene un forte rigore sulla detenzione di droghe, senza grandi distinzioni, ma consente la coltivazione in proprio di qualitativi limitati di piante di cannabis per uso personale. Forte è la repressione sui trafficanti, molto meno sui consumatori, come dimostra la diffusione a cielo aperto in note località turistiche. I primi quattro posti nella classifica dei cinque tipi di stupefacenti più sequestrati son infatti cosiddetti “ricreativi”, solo quinta l’eroina.

I dati sono quelli più aggiornati, raccolti dal Centro europeo di monitoraggio degli stupefacenti, tracciano anche un quadro delle conseguenze più macroscopiche della diffusione di droghe e dell’approccio legislativo, ad esempio il numero dei morti per overdose, in Spagna calati dal 2006 – anno di riferimento iniziale – al 2015, ma non in modo significativo. E proprio questo dato drammatico esprime contraddizioni decisamente sorprendenti.

Il Paese europeo con la legislazione più severa è l’evoluta e liberale Svezia: praticamente non viene fatta alcuna distinzione tra tipi di stupefacenti e sono minime le differenze tra detenzione a uso personale e per spaccio e le pene detentive previste arrivano fono ai dieci anni, ma le morti per overdose – quindi dovute all’abuso di droghe pesanti – son in costante aumento, più che raddoppiate in dieci anni.

Esattamente l’opposto – ad esempio – di quanto avviene in Portogallo, dove la droga ha seminato un terzo delle vittime rispetto all’anno iniziale di riferimento, con una tendenza in costante diminuzione, a parte qualche leggera oscillazione negli ultimi due anni, pur sempre sotto alla metà dell’inizio della rilevazione. Frutto di ancora maggior rigore legislativo? Affatto, anzi. Il Portogallo è di fatto il Paese più antiproibizionista d’Europa. Viene punito severamente il traffico, ma non la detenzione. Senza fare alcuna distinzione tra droghe leggere o pesanti, la legge portoghese consente la di detenere l’equivalente di una quantità di uso medio per dieci giorni. Interessante è notare che tutta le gestione pubblica del fenomeno è molto più orientata all’intervento sociale che a quello repressivo: ogni caso di detenzione viene preso in carico da una commissione per la dissuasione della tossicodipendenza, composta da tre membri. Solo uno è rappresentate della legge, mentre gli altri due possono essere medici, psicologi, sociologi o assistenti sociali.

Un altro caso interessante è quello francese. Come in Svezia anche qui la legislazione è molto severa, con però un correttivo affidato ai giudici che godono di una discrezionalità molto ampia e possono considerare anche le condizioni sociali, ambientali e familiari come fattori determinanti. Il risultato di questo approccio ibrido – però – non sembra molto efficace, visto che il consumo di cannabis tra i giovani è uno dei più alti d’Europa – il 21,5% – così come il numero di morti per overdose, addirittura in crescita negli anni..

Un riferimento va fatto all’Olanda, se non altro per la nomea leggendaria di Paese della libera droga. In effetti le maglie della legge sono abbastanza larghe: oltre al noto uso di cannabis nei coffee-shop, non è punita le detenzione a uso personale di alcun tipo di stupefacente. Il risultato – però – ha aspetti allarmanti. Le morti per abuso sono altissime e in costante crescita e quasi tripla rispetto alla media europea è la percentuale dei giovani che fanno uso di droghe sintetiche come l’ecstasy.

E noi? Due dati sono rilevanti. La costante diminuzione dei decessi per abuso di droga, ma contemporaneamente una percentuale record di giovani consumatori di droghe leggere: negli ultimi due anni sarebbe stato addirittura superato in dato della Francia, con quasi un ragazzo su quattro consumatore abituale. Delicato fare un bilancio e trarre linee possibili. I numeri suggeriscono una correlazione tra consumo più diffuso di cannabis e argine al ricorso a droghe pesanti, ma un ruolo fondamentale è probabilmente quello della qualità della spesa pubblica in politiche contro la droga. L’Olanda – la cui politica nel suo insieme appare fallimentare – spende molto, lo 0,5% del Pil ,ma quasi tutto in interventi di polizia. L’Italia spende lo 0,2% del Pil. Circa quattro miliardi. Ma l’industria dello spaccio ne fattura tre volte tanto, solo per marijuana e hascisc. Dodici miliardi all’anno nella tasche della criminalità organizzata.