Economia & Lobby

Le sofferenze bancarie non finiscono mai. Ma dove sta esattamente il problema?

Le sofferenze per il sistema bancario italiano sembrano non avere mai fine. Sia in senso letterale, perché in gergo si chiamano sofferenze i crediti bancari di qualità peggiore, sia in senso lato perché, come testimoniato dai cali in borsa dovuti alle indicazioni che la Bce ha inviato a Mps.

Ma dove sta esattamente il problema? Perché anche a fronte di numerosi aumenti di capitale, dismissioni e interventi istituzionali da parte dello Stato le banche italiane rimangono fragili? Il nodo principale della questione riguarda l’incertezza in merito a quanto i recuperi effettivi si discosteranno dai valori contabili presenti nei bilanci degli istituti di credito e sulle conseguenti possibili perdite che si potrebbero realizzare.

Ad esempio immaginiamo un credito di un milione, garantito da ipoteca di primo grado su un immobile del valore di 2 milioni di proprietà del titolare. All’apparenza dovremmo avere ottime possibilità di recuperare tutto il credito: anche applicando uno sconto del 50% al valore dell’immobile, dovremmo riuscire comunque a recuperare tutto. Se però introduciamo qualche complicazione il discorso cambia. Immaginiamo che il tribunale conceda alla ex moglie non obbligata del proprietario di restare nell’immobile per 10 anni. Quanto vale in questo caso il nostro credito? La nostra garanzia non è più la piena proprietà, ma un diritto più limitato e si aprono differenti scenari che variano da un accordo con l’occupante e/o con il debitore alla vendita forzosa che in questo caso potrebbe richiedere molto tempo e portare un recupero molto inferiore.

Ulteriori complicazioni riguardano il valore della moneta nel tempo, i costi di recupero, quantità e qualità delle informazioni disponibili oltre ai tempi e ai costi da sostenere per reperire quelle che mancano e aggiornare quelle obsolete. Anche se le banche possono finanziarsi a condizioni vantaggiosi, fa molta differenza incassare lo stesso importo tra 1 anno o tra 10. I costi legali possono variare dallo 0 al 10%. Se il credito è in gestione a una società esterna, possono esserci commissioni nell’ordine del 5-6% che, per i crediti senza garanzie reali, possono salire anche al 15-20% del recuperato. Last but not least per arrivare a incassare qualcosa, qualcuno deve analizzare le informazioni disponibili, verificare se sono aggiornate e integrare quelle che mancano, con tempi e costi diversi a seconda che si tratti di un gestore interno o di un fornitore esterno.

Capito l’onere e l’incertezza per ogni singolo credito, per farsi un’idea del problema che ha la banca occorre moltiplicare il tutto per decine o centinaia di crediti grandi (es da un milione in su), migliaia di crediti medi (diciamo da 100k a un milione) e molte migliaia di crediti molto piccoli. Si comprende facilmente come la questione, in termini di perdite potenziali, valga svariati milioni per le banche medie e piccole e qualche miliardo per quelle più grandi.

Come si affronta un problema del genere? Lato regolatori, imponendo alle banche di impegnarsi di più nella raccolta e aggiornamento delle informazioni, di aumentare le risorse dedicate al recupero e, ovviamente, di incrementare gli accantonamenti prudenziali. Lato banche, oltre a seguire le disposizioni dei regolatori, c’è la possibilità di cedere i crediti o di affidarli in gestione ad operatori specializzati, entrambe le soluzioni hanno un costo che va confrontato con i risultati della gestione interna che si avrebbe in alternativa.

Dunque il problema si può riassumere in una certa quantità di perdite potenziali sui crediti deteriorati, che è piuttosto complicato e costoso stimare. La risposta consiste nello sforzo di quantificare nel miglior modo possibile e in anticipo l’entità di queste perdite, di ridurle per la parte che può essere evitata e di mitigare gli effetti negativi di quella che non può essere evitata.

Ad oggi, gli istituti più grandi hanno ridotto drasticamente il problema ricorrendo a operazioni di mercato, talvolta abbinate ad accordi con operatori specializzati (Unicredit, Intesa, Banco BPM, Carige), alcuni  sono stati oggetto di salvataggi (MPS, BPV, Veneto Banca, a tendere forse Carige) o risoluzioni (Etruria, Banca Marche etc)  più o meno onerosi per i contribuenti, il resto del sistema ha davanti un strada in salita, anche se, quanto meno, tracciata nei modi e nei tempi.

@massimofamularo