Economia

Manovra, come cambia la spesa dello Stato: più soldi a politiche sociali, interventi contro il dissesto e ordine pubblico. Meno per la Difesa e gli investimenti

Le tabelle della legge di Bilancio e la banca dati della finanza pubblica mostrano quali capitoli il governo gialloverde ha deciso di finanziare di più rispetto al 2018 e quali saranno penalizzati. La voce Diritti sociali si gonfia per il reddito di cittadinanza, quella delle Politiche previdenziali per quota 100. Aumentano i fondi per la scuola (il nuovo contratto fa salire gli stipendi) e per i beni culturali. Il contributo al bilancio Ue sale a 18,3 miliardi. Boom delle risorse per il soccorso civile, che comprendono gli interventi per le aree colpite dal maltempo a ottobre. Sulle infrastrutture pesa il rinvio di finanziamenti all'Anas

Più soldi per l’ordine pubblico e la sicurezza del territorio, per le politiche sociali e la famiglia e per la previdenza. Meno per le forze armate e per immigrazione e accoglienza. Mentre non diminuisce il contributo al bilancio Ue. Maggiori stanziamenti per ricerca e per tutela del patrimonio culturale, mentre vengono rimandati ad anni successivi i finanziamenti per le strade gestite dall’Anas e cala di conseguenza il totale degli investimenti. Si impenna la spesa per il soccorso civile, che incorpora i fondi una tantum per le regioni colpite da maltempo e alluvioni, e quella per la regolamentazione sul settore finanziario, per effetto del nuovo fondo di ristoro dei risparmiatori. Come ogni anno la nuova legge di bilancio, che dopo le modifiche concordate con la Ue rimane finanziata per oltre il 50% in deficit, sposta risorse tra i tanti programmi e missioni dei ministeri. Le tabelle della manovra e la banca dati della finanza pubblica OpenBdap, appena aggiornata dalla Ragioneria generale con le previsioni di entrata e spesa per il nuovo anno, permettono di analizzare quali capitoli il governo gialloverde ha deciso di finanziare di più rispetto al 2018 e quali invece saranno penalizzati.

Politiche sociali gonfiate dai fondi per il reddito – Le uscite complessive dello Stato nel 2019 salgono da 852 a 869 miliardi. La prima “azione” che la manovra potenzia notevolmente è quella relativa a Diritti sociali, politiche sociali e famiglia: lì sotto è finito infatti lo stanziamento di 7,1 miliardi per il reddito di cittadinanza e il potenziamento dei Centri per l’impiego, bandiera del M5s, che porta il totale a 40,2 miliardi dai 33,7 del 2018 (+18%). Di conseguenza scompare la voce Sostegno al reddito tramite carta acquisti, che valeva 202 milioni, e viene assorbita gran parte dei fondi che in precedenza erano indicati come “lotta alla povertà”. Alle politiche per la famiglia e disabilità sono destinati 189 milioni contro i 58 del 2018. Pochi cambiamenti per quanto riguarda le Politiche per il lavoro, a cui sono destinati 10,5 miliardi rispetto ai 10,7 del 2018: a fare la parte del leone continuano ad essere le politiche passive, cioè gli ammortizzatori sociali, a cui andranno 9,7 miliardi di euro.

I poco più di 4 miliardi di fondi per la “quota 100” sponsorizzata dalla Lega sono invece alla voce “prepensionamenti“, che fa lievitare da 93,5 a 96,4 miliardi (+3%) la voce Politiche previdenziali. In compenso calano da 16,2 a 13,3 miliardi le agevolazioni contributive per incentivare l’occupazione, gonfiate a partire dal 2015 dagli sgravi introdotti dal governo Renzi.

Concorso dello Stato alla spesa sanitaria in salita a 74 miliardi – La sanità, visto che la spesa è gestita dalle Regioni, ricade in parte nel capitolo Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali. Che sale a 120 miliardi (+1,6%) proprio per effetto dell’incremento da 73,2 a 74,1 miliardi del concorso dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria, compresa la tutela dei livelli essenziali di assistenza. Diminuiscono invece da 936 a 613 milioni le risorse girate agli enti locali “a compensazione di minori entrate da fiscalità”: effetto del taglio del fondo di compensazione per il passaggio dall’Imu alla Tasi, che i Comuni chiedono sia ricostituito. Altri 1,3 miliardi sono alla voce Tutela della salute, tagliata del 38,8% rispetto al 2018: le risorse per la programmazione del Servizio Sanitario per l’erogazione dei Lea scendono da 1,2 miliardi a 288 milioni. Visto che l’articolato della manovra fissa il livello del Fondo sanitario nazionale a 114,4 miliardi, comunque, la differenza sarà coperta come sempre dagli introiti fiscali delle Regioni, la loro compartecipazione all’Iva e il contributo delle Regioni a statuto speciale.

Raddoppiano i fondi contro la dispersione scolastica, in aumento quelli per la formazione tecnica – La spesa per l’istruzione scolastica sale da 46,3 a 48,3 miliardi (+4,5%) soprattutto in seguito all’aumento degli stipendi legato al nuovo contratto dei docenti del primo (elementari e medie) e secondo ciclo (liceo, istituti tecnici e professionali, formazione professionale). Gli stanziamenti per gli interventi di integrazione scolastica degli studenti con bisogni educativi speciali, incluse le spese per insegnanti di sostegno, calano da 3,6 a 3,5 miliardi per il primo ciclo mentre salgono da 1,39 a 1,45 miliardi per il secondo ciclo. Vengono più che raddoppiati, da 4,4 a 10,7 milioni, i fondi per la lotta alla dispersione scolastica e l’orientamento, e salgono da 18 a 33 milioni le risorse per i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore e per gli Its.
A università e formazione post universitaria sono destinati 8,3 miliardi, in lieve aumento dagli 8,2 del 2018: per il personale ci sono 3,4 milioni contro i 3,1 milioni del 2018. Agli atenei statali vanno 7,4 miliardi contro i 7,3 del 2018 mentre resta stabile il contributo alle università non statali, 68 milioni. In salita dell’11%, a 3,3 miliardi, le risorse per ricerca e innovazione: i Contributi alle attività di ricerca degli enti pubblici e privati passano da 1,7 a 1,8 miliardi.

Su del 31% la spesa per il soccorso civile: ci sono gli interventi per il dissesto – Cresce del 31%, dai 5,7 miliardi del 2018 a 7,6 miliardi, lo stanziamento per il soccorso civile: l’incremento è dovuto al fatto che la missione comprende gli “interventi per pubbliche calamità“, tra cui gli investimenti destinati alle zone di Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trento e Bolzano, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Sardegna, Sicilia e Calabria dichiarate in stato di emergenza perché colpite lo scorso ottobre da forte maltempo e alluvioni. Quella voce, che è una delle quali per cui il governo ha chiesto la Ue l’attivazione della clausola di flessibilità sul deficit, sale nelle tabelle dello stato di previsione del Tesoro dai 2,8 miliardi del 2018 a 3,26 miliardi. Per gli stessi motivi il programma Protezione civile vede aumentare le risorse da 863 milioni a 2 miliardi: i fondi per il primo intervento salgono da 291 a 744 milioni e dal 2019 viene aggiunta la missione “interventi infrastrutturali di prima emergenza derivante da dissesto idrogeologico” finanziata con 808 milioni.

Crollano gli stanziamenti per le infrastrutture: pesa il rinvio dei fondi per l’Anas – Le risorse previste per la voce Infrastrutture pubbliche e logistica scendono invece del 39,3%, da 5,9 a 3,6 miliardi. Il crollo deriva principalmente dal rinvio al 2020-2021 di 1,8 miliardi di stanziamenti di competenza previsti nel bilancio precedente per le strade e autostrade gestite dall’Anas, che scendono così dai 3 miliardi del 2018 a 538 milioni. La “rimodulazione” dei fondi per nuovi cantieri è legata al fatto che l’avvio di molte opere è in ritardo rispetto alla tabella di marcia e quelle già avviate procedono più lentamente del previsto. Ma calano anche gli stanziamenti per “Opere strategiche, edilizia statale e interventi speciali e per pubbliche calamità”, che passano da 1,8 a 1,6 miliardi. Al contrario salgono da 29 a 203 milioni gli stanziamenti per le autostrade in concessione. La tabella con il totale delle spese in conto capitale evidenzia che i “contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche” ammonteranno quest’anno a poco più di 20 miliardi contro i 21,3 del bilancio di competenza 2018.

Potenziati Polizia e Carabinieri. Ci rimette la Difesa – La spesa per ordine pubblico e sicurezza, tema caro a Matteo Salvini, è destinata a salire ma di 500 milioni, a 11,2 miliardi. Cresce in particolare la spesa per la Polizia, compresa sotto la voce “contrasto al crimine” che passa da 6,7 a 7 miliardi di stanziamento. Più fondi (da 6,1 a 6,4 miliardi) anche per l’Arma dei Carabinieri. Aumentano di poco, da 141,5 a 144,8 milioni, le risorse per contrasto all’immigrazione clandestina e sicurezza delle frontiere e delle principali stazioni ferroviarie. In compenso le spese per la pianificazione delle Forze Armate e gli approvvigionamenti militari si riducono da 3,7 a 3,2 miliardi. Quasi nessun cambiamento per i fondi destinati alle missioni internazionali: poco meno di 1 miliardo di euro.

Meno risorse per l’immigrazione e attuazione delle politiche Ue – Al contrario i fondi per garantire quelli dei migranti e per gli interventi a favore degli stranieri “anche richiedenti asilo e profughi” calano da 2,5 a 2,2 miliardi. Gli stanziamenti per il programma Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti diminuiscono rispetto al 2018 del 7,6%, a 3,3 miliardi, cifra che però comprende anche oltre 1 miliardo di otto per mille che lo Stato gira a Chiesa cattolica e altre confessioni religiose sulla base delle scelte espresse dai contribuenti nelle dichiarazioni dei redditi. Al contrario la dote della missione Flussi migratori per motivi di lavoro e politiche di integrazione sociale delle persone immigrate risulta incrementata da 1,8 a 5,2 milioni. La cooperazione allo sviluppo “guadagna” un centinaio di milioni (a 1,1 miliardi) e aumenta, a dispetto degli annunci, anche il contributo al bilancio Ue: la partecipazione italiana è cifrata 18,3 miliardi contro i 17,8 del 2018. In compenso scende da 4,8 a 2,5 miliardi la cifra destinata all’attuazione delle politiche comunitarie in ambito nazionale: la riduzione di quei fondi fa parte del pacchetto messo a punto dal governo per ridurre il deficit/pil rispetto al 2,4% iniziale.

Tra gli sgravi alle imprese il sostegno fiscale al settore creditizio – Dalle tabelle di bilancio i cambiamenti per quanto riguarda le azioni per la competitività e lo sviluppo delle imprese appaiono minimi. Su 24,7 miliardi complessivi destinati a queste misure (erano 24,5 nel 2018), 18,3 miliardi andranno a interventi di sostegno attraverso il sistema della fiscalità. Sotto questa voce sono contabilizzati 4,5 miliardi, in aumento dai 3 del 2018, a favore del settore creditizio e bancario, che pure è colpito da altri interventi fiscali previsti dalla manovra. Altri 1,5 miliardi vanno all’autotrasporto. Ammontano invece a 565 milioni, rispetto ai 583 dell’anno prima, gli sgravi per la ricostruzione di imprese danneggiate da eventi sismici. Il sostegno fiscale alla ricerca e sviluppo resta invariato a 1,27 miliardi. Cala da 317 a 55 milioni invece lo stanziamento per vigilanza sugli enti, sul sistema cooperativo e sulle gestioni commissariali che comprende la gestione delle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Tornando alle banche, la voce Regolamentazione e vigilanza sul settore finanziario sale a 656 milioni per effetto del nuovo Fondo di ristoro dei risparmiatori vittime dei crac bancari.

Più risorse per i beni culturali a livello territoriale – Alla tutela e valorizzazione dei beni culturali andranno 2,6 miliardi, il 16% in più rispetto al 2018. In particolare salgono da 195 a 407 milioni gli stanziamenti per salvaguardia, valorizzazione e interventi per i beni culturali a livello territoriale e da 371 a 412 milioni quelli per valorizzazione e tutela del settore dello spettacolo dal vivo.

In aumento il gettito Irpef, in calo quello da Iva. Dal debito 290 miliardi – Sul fronte delle entrate, che saliranno da 852 a 869 miliardi di cui 513 da entrate tributarie, il maggior incremento è atteso dalle imposte sui giochi, a 7,2 miliardi rispetto ai 6,4 del 2018 (+12,6%) a cui vanno aggiunti 351 milioni da “lotterie e altri giochi” e 7,5 miliardi dal Lotto, dato che rimane stabile. L’imposta sul reddito delle persone fisiche porterà 199,8 miliardi, in aumento dell’1,9% sul 2018. Mentre l’Iva scenderà del 3% a 155,9 miliardi e l’imposta sul reddito delle società passerà da 41,4 a 40,9 miliardi (-1%). Dalle emissioni di debito pubblico sono attesi oltre 290 miliardi e gli oneri complessivi per il servizio del debito salgono dai 73,8 miliardi previsti per il 2018 a 74,2 miliardi, soprattutto per effetto di un aumento degli interessi sul debito a quota 67 miliardi (ci sono poi altre voci, come gli oneri sui buoni fruttiferi postali). In questo caso però va considerato che, a consuntivo, anche il conto 2018 potrebbe salire come conseguenza dell’aumento dei tassi a partire dalla metà dell’anno appena finito.