Lobby

Carige, assemblea boccia aumento di capitale: dopo la frenata di Malacalza, lasciano Mincione e Reichlin

Lo strappo di sabato scorso del socio forte che astenendosi ha rimandato a dopo la presentazione del piano di risanamento la decisione sull'aumento, crea nuovi dubbi sul futuro e spacca il board: si dimette la vicepresidente, così come si fa da parte il finanziere. Ora si attende la reazione della Bce e dei mercati

Un aumento di capitale bocciato, un cda straordinario con due dimissioni eccellenti e un grosso punto di domanda per il futuro, visto che sembra mancare un piano B. È il riassunto dei giorni di vigilia di Natale per Banca Carige: un effetto a catena cominciato sabato 22 dicembre con l’astensione di Malacalza Investimenti in assemblea che ha rimandato la decisione sull’aumento di capitale a dopo la presentazione del piano di risanamento, atteso a febbraio.

Uno strappo da parte del socio forte che in tre mesi ha ha fatto un’inversione a U passando dal dichiarato “faremo la nostra parte” al passo indietro di sabato davanti all’aumento. La conseguenza? Il giorno dopo, domenica, il board si è spaccato. Lucrezia Reichlin, vice presidente di Banca Carige, presidente del Comitato nomine e governance, nonché Membro del Comitato rischi e del Comitato remunerazione (candidata della Malacalza Investimenti), mancando l’appoggio del socio di riferimento si è dimessa. Così come Raffaele Mincione, che all’aumento ha votato a favore, si fa da parte. “Ho accettato quel ruolo per dare un contributo al risanamento della Banca, con l’impegno e la convinzione che lo stesso richiede”, spiega Reichlin, ma evidentemente le mutate condizioni non lo consentono più.

L’aumento di capitale da 400 milioni di euro rappresentava la seconda fase del rafforzamento patrimoniale e strutturale avviato con l’emissione di un bond subordinato sottoscritto per 320 milioni di euro dallo Schema Volontario di Intervento del Fondo Interbancario di Garanzia e dal Banco di Desio e Brianza. Una manovra complessiva rispetto alla quale la banca aveva comunicato aver ricevuto l’autorizzazione dalla Bce, che ha tra l’altro esteso al 31 dicembre 2019 il termine entro il quale dovrà essere conseguita in “modo sostenibile” l’osservanza dei requisiti patrimoniali.

Ma poi Malacalza si è messo di traverso e ha frenato il piano pensato dall’amministratore delegato Fabio Innocenzi per Banca Carige. Il socio forte non è disposto a diluirsi e a investire al buio. Ovvero non intende impegnarsi oltre i 400 milioni già investiti senza prima “fare piena luce sulle vicende e l’operato del precedente management”. Inoltre, ha fatto notare Malacalza, “manca il piano industriale, manca una stima dell’intero portafoglio crediti, non sono noti i risultati di bilancio 2018 e si è ancora in attesa degli obiettivi patrimoniali che saranno dati a Carige nel 2019″.

Non c’e’ tempo, non si può fare a marzo, ci bocciano, ci ammazzano tutti”, ha detto sabato il presidente di Carige Pietro Modiano, durante una pausa dell’assemblea. Anche secondo lo stesso Innocenzi l’aumento era l’unica soluzione possibile “in un sentiero stretto e con tempi che dovevano essere rapidi“. Questo era il disegno che il manager aveva in mente ma Malacalza, niente ha potuto Mincione con il suo 5%, ha voluto avere certezze prima di garantire il suo sostegno.

Ora, bocciato l’aumento di capitale, Banca Carige cerca un piano B. Il presidente Modiano e l’amministratore delegato Innocenzi confermano che prima di tutto riferiranno alle Autorità gli esiti dell’assemblea del 22 dicembre. Almeno la prova dei mercati, con le festività natalizie, è rinviata a giovedì. Il cda al termine della riunione di domenica ha riaffermato “il proprio massimo impegno a tutelare gli interessi dei clienti, degli azionisti e di tutti gli stakeholder della Banca”.

Ora si guarda alla possibile reazione della Bce e alle prossime mosse di Malacalza. Nella bozza di decisione notificata all’istituto, Francoforte indicava come condizioni necessarie l’attuazione integrale e puntuale della manovra di rafforzamento patrimoniale e della cessione di asset non core e crediti deteriorati, nonchè l’impegno concreto verso un’aggregazione aziendale. Su questo Innocenzi, lo ha ribadito in assemblea, è al lavoro con Ubs.

Ma, scrive l’Ansa, tornano anche i rumors di una possibile Opa, dei Malacalza o di un fondo internazionale tra quelli che giè in passato si erano affacciati alla finestra. Intanto i sindacati non nascondono la loro preoccupazione e il segretario generale della Federazione Autonoma Bancari Italiani, Lando Maria Sileoni, chiede l’intervento del Governo e un tavolo di confronto con azienda, sindacati, associazioni consumatori, comune di Genova e regione Liguria per tutelare i 4.300 dipendenti.