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Salvini, chiamare terroristi i militanti di Hezbollah è un assist per Israele

“Chi vuole la pace, sostiene il diritto all’esistenza e alla sicurezza di Israele. Sono appena stato ai confini nord col Libano, dove i terroristi islamici di Hezbollah scavano tunnel e armano missili per attaccare il baluardo della democrazia in questa regione”. Il tweet del nostro ministro Salvini ha scatenato un putiferio, mettendo in imbarazzo la Difesa italiana impegnata militarmente proprio nel sud del Libano.

Hezbollah, il “Partito di Dio” del sayyid Hasan Nasrallah, è un movimento politico sciita libanese. Definire dei semplici terroristi i militanti di Hezbollah è un grave errore, soprattutto quando non si conosce la materia. Sappiamo bene dei legami tra Hezbollah la Siria e l’Iran, tanto che Damasco si è servito spesso del Partito di Dio per fare pressione su Israele. Ora però il gioco sembra essere cambiato nel senso che se inizialmente Israele era interessato al mantenimento dello status quo, da qualche tempo sembra voler provocare Hezbollah per mettere all’angolo la Siria.

Hezbollah nato nel giugno del 1982 come forza di resistenza all’occupazione israeliana (1978-2000), ha partecipato per la prima volta nel 1992 alle elezioni politiche. La sua propaganda passa tramite la televisione al-Manar. Sin dalla fine degli anni Ottanta, in tutte quelle aree che man mano è riuscita a portare sotto il proprio controllo, l’organizzazione sciita ha costruito il proprio consenso sul welfare, ridando corrente elettrica nei villaggi distrutti dalla guerra e soprattutto creando una fitta rete di servizi sociali di sostegno per la popolazione locale (ospedali, centri medici specializzati, scuole, orfanotrofi, istituti di credito per le famiglie e per la creazione di piccole imprese) con lo scopo dichiarato di restituire condizioni di vita dignitose al popolo libanese dopo decenni di occupazione e con la chiara volontà di accreditare ancor di più la propria posizione politica presso gli abitanti.

Hezbollah è pur vero che agisce in una regione geopoliticamente complessa in cui quattro forze vicine forniscono le coordinate all’interno delle quali l’organizzazione deve sopravvivere e raggiungere i propri obiettivi: Siria, Iran, il governo libanese e la stessa società libanese nel suo insieme. Ma come tutti i movimenti o partiti, anche Hezbollah non è un blocco integro ma al suo interno ci sono anche alcuni correnti, una in particolare paramilitare. Per gli Stati Uniti, ma anche per Canada e Australia, tra gli altri, l’intero movimento è una organizzazione terroristica. Ma è scorretto soprattutto per coloro che conoscono bene la questione a cominciare proprio dai militari italiani e dal generale Graziano che per diverso tempo è stato al comando della missione Unifil nel sud del Libano, la missione delle Nazioni Unite nata a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele nel Marzo 1978. Dal 2006 la missione prevede l’impiego di soldati schierati in territorio libanese a sud del fiume Litani, che su richiesta del governo libanese, agiscono come forze cuscinetto tra i contendenti. I militari italiani assicurano il controllo della Blue Line, la linea di demarcazione lunga circa 51 chilometri che separa il Libano da Israele. 

La base di Naquora è una città cresciuta in modo esponenziale negli ultimi venti anni. Un equilibrio davvero delicato in cui gli italiani svolgono un ruolo super-partes e questo grazie anche al precedente lavoro del generale Graziano. Di sicuro basta poco per scaldare gli animi irrequieti di due Paesi come Libano e Israele che si detestano. La mossa di Salvini di sicuro non ha affatto alleggerito il clima incandescente, senza produrre nulla di nuovo verso la soluzione di un conflitto che dura da anni. Anzi per usare un modo di dire arabo “soffio sullo yogurt perché mi sono già bruciato con il latte!”