Scuola

Milano, primo sì al pasto da casa in una scuola: i bambini con la “schiscetta” potranno mangiare insieme ai compagni

La decisione che fa da apripista in Lombardia è stata presa all'Istituto Gino Capponi del capoluogo e rappresenta una vittoria per le 15 famiglie che avevano disdetto il pasto con Milano Ristorazione, vedendo però spesso i figli discriminati per questo

“I bambini che portano il pranzo da casa prenderanno posto nello stesso tavolo dei compagni che usufruiscono del pasto di Milano Ristorazione“. A scrivere queste parole è Gabriella Maria Sonia Conte, la dirigente dell’Istituto comprensivo Gino Capponi di Milano che ha dato il via libera alla “schiscetta”. La preside fa da apripista in Lombardia, dal momento che è l’unica scuola ad aver preso ad oggi una simile decisione.

Una vittoria per le quindici famiglie che a settembre hanno disdetto il pasto con MiRi e che si sono trovate ad avere a che fare persino con la discriminazione fatta da altri compagni che chiamavano “bambini panino” i loro figli che portavano il pasto da casa. Un altro successo anche per l’avvocato Giorgio Vecchione, papà paladino della lotta per il pasto da casa in tutta Italia, già pronto a diffidare nuovamente, nei prossimi giorni, MiRi per il caso di un’altra scuola milanese.

Alla Capponi per tre mesi i bambini che portavano il pranzo al sacco sono stati prelevati dalle classi alle 12,30 circa per essere condotti in un’aula dedicata al primo piano della scuola, prima di scendere in refettorio. In mensa a loro è stato affidato un tavolo separato e dedicato dove consumare, lontano dai compagni, le loro pietanze, sorvegliati da un docente. Non solo. I 15 bambini con la ‘schiscetta’ anche dopo il pranzo non potevano ricongiungersi al resto dei compagni, dovendo tornare al primo piano nello spazio loro dedicato. “Siamo di fronte a modalità organizzative – spiega Vecchione – che si traducono in illogiche ed illegittime discriminazioni a danno dei minori, separati dai loro rispettivi gruppi-classe durante gli orari di mensa e dopo mensa”. Parole che il legale ha scritto anche in una diffida, inviata alla dirigente scolastica, nella quale ricordava sia la sentenza numero 1049/16 dell’Ordinamento della Corte d’Appello di Torino che la recente sentenza del Consiglio di Stato (numero 5156) del 3 settembre 2018 “con la quale – dice Vecchione – è stata nuovamente riconosciuta a livello giurisprudenziale l’intima essenza del diritto soggettivo perfetto, di rango costituzionale, all’autorefezione dei minori in orario curricolare (tempo mensa e dopo mensa), legittima alternativa al servizio oneroso di ristorazione collettiva comunale, nel rispetto dell’articolo 34 della Costituzione”.

Una lettera che deve aver fatto riflettere la dirigente scolastica che nei giorni scorsi ha scritto ai genitori, motivando la svolta fatta in merito: “L’organizzazione – cita la circolare della preside – del momento pasto, individuata fino ad oggi, ha dovuto tener presente le limitazioni imposte dall’azienda: in un primo momento, l’impossibilità di consumare il pasto refettorio, vigente il divieto di introdurre pasti non preparati da Milano Ristorazione, in un secondo momento il divieto di consumare pasti allo stesso tavolo”. Conte nei giorni scorsi ha comunicato a Milano Ristorazione che avrebbe rivisto l’organizzazione del momento del pranzo per coloro che lo portano da casa, senza avere però nessun riscontro dalla società.