Cinema

Festa del Cinema di Roma, chiude Paolo Virzì con Notti magiche: “Un film che celebra l’arte dell’irriverenza”

Per raccontare dunque quella corte sovrana dei cinematografari, Virzì e i suoi compagni di scrittura (Francesca Archibugi e Francesco Piccolo) scelgono una cornice precisa da cui deriva il titolo stesso del film, ovvero la notte della semifinale dei Mondiali di Italia ’90 che vide gli Azzurri perdere ai rigori contro l’Argentina. Ma il calcio, naturalmente, resta nel sottofondo audio/visivo

Un film per uccidere i padri? Più che altro per trattarli con l’irriverenza che loro stessi ci hanno insegnato!Paolo Virzì rafforza l’eloquio che lo distingue per raccontare quelle Notti magiche che l’hanno catapultato da giovane aspirante sceneggiatore dalla provincia alla Città eterna alla corte dei grandi Maestri del cinema italiano. Il film designato a chiudere la 13ma Festa del Cinema di Roma e nelle sale dall’8 novembre per 01 mette al centro qualcosa di speciale nella vita e carriera del cineasta livornese, ovvero “una stagione emozionante che mi è rimasta dentro da sempre” precisando che “il punto iniziale del progetto ha coinciso col saluto estremo ad Ettore Scola in camera ardente: in quel momento ho capito che con lui se n’erano andati tutti i Padri fondatori del nostro cinema. E allora volevo salutarli perché mi hanno insegnato tutto, specie quell’arte dell’irriverenza che se mi appartiene da toscanaccio loro hanno contribuito a raffinare.”

Per raccontare dunque quella corte sovrana dei cinematografari, Virzì e i suoi compagni di scrittura (Francesca Archibugi e Francesco Piccolo) scelgono una cornice precisa da cui deriva il titolo stesso del film, ovvero la notte della semifinale dei Mondiali di Italia ’90 che vide gli Azzurri perdere ai rigori contro l’Argentina. Ma il calcio, naturalmente, resta nel sottofondo audio/visivo mentre in primo piano è il Cinema osservato da tre aspiranti e giovanissimi sceneggiatori (una ragazza e due ragazzi) riuniti nella Capitale per la finale del premio Solinas. I tre ingenui malcapitati sono buttati nei gironi infernali di un circo “meraviglioso e sconvolgente” di cui scoprono “l’incanto e la follia, i raggiri e le trappole, la genialità ma anche la stanchezza e dunque la sete quasi vampiresca di sangue fresco come quello di cui sono portatori sani” spiega Virzì.

Commedia vorticosa come il mondo contraddittorio che intende descrivere, Notti magiche vuole essere un omaggio nostalgico a quelle figure “allora vive e potenti” ma anche al fuori campo rappresentato dall’alibi, quale uso retorico degli omissis, più importanti dell’ingombro dei corpi stessi. Salve le intenzioni altissime e appassionate, ciò che diventa difficile da salvare è proprio il film che appare fra i meno riusciti nella filmografia di Paolo Virzì. La caricatura messa in campo – per quanto comprensibilmente sintonica all’effetto “buffo e spaventoso” sortito da quei personaggi ingombranti – tende a scadere spesso nella forzatura, a tratti in una volgarità di cui raramente inciampa il cinema di Virzì. Ed è un peccato rivivere le emozioni e i paradossi di quelle “notti magiche” sentendo sulla pelle uno stridore inatteso, privato della magia al cospetto dei vari Monicelli, Risi, Age e Scarpelli, Scola, Antonioni ed – infine – Fellini a cui spetta forse l’unico momento sublime del film (che qui non riveliamo). Insomma, a questo giro così profondamente voluto e pensato da anni (da tempo ne parla..), Virzì sembra esagerare nei toni con una mano pesante, almeno quanto lo è stata (ma in senso positivo) l’eredità di questa generazione dei Maestri su di lui. Anche la scelta dei tre giovani attori protagonisti non è tra le più felici, un po’ stonati rispetto ai personaggi che incarnano, e questo più che per loro responsabilità per una scrittura confusa ab origine. Il loro incontro/scontro con il produttore faccendiere e “mostro” (in senso risiano) incarnato da Giancarlo Giannini offre qualche spunto di ilarità ma nel complesso l’operazione purtroppo delude le altissime aspettative.

Con Notti magiche si abbassa dunque il sipario sulla 13ma puntata della Festa del Cinema di Roma che ha annunciato il suo unico vincitore (premio del pubblico) ne Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis, “un premio per il quale esulto – chiosa il direttore artistico Antonio Monda – perché qui il cinema italiano è celebrato e protetto ma fortemente selezionato: per me non ha senso inserire in programma la quantità ma la qualità, ovvero solo i film in cui credo e nei due italiani che ho scelto ho creduto fortemente”. Se l’edizione 2018 chiude col segno in positivo in ogni voce (uno per tutte vale il + 6% dell’affluenza nelle sale nonostante la minore capienza), Monda coglie l’occasione della conferenza stampa conclusiva per ufficializzare il desiderio di un budget rafforzato per i prossimi anni: “abbiamo realizzato 10 giorni di Festa con numeri e star incredibili con soli 3,4 milioni di euro: vorrei un incremento almeno del 15% per fare finalmente un salto in avanti ed avere accesso ad altri grandissimi nomi che quest’anno non abbiamo potuto invitare per problemi economici”. Spento il grande schermo resta la musica, quella grande che sarà offerta domani sera con il concerto “Cinema in concerto” organizzato dall’Associazine Compositori Musiche per Film. Edizione positiva anche per la sezione parallela Alice nella Città, giunta alla sua 16ma edizione, che ha visto vincitore il dramma “al femminile” Jellyfish del britannico James Gardner.