Diritti

Da Pari Opportunità a matriarcato, perché chi rivendica la supremazia delle donne mi fa inorridire

Ieri ho letto un’intervista a Marina Terragni sul Corriere della sera, in occasione dell’uscita del suo libro Gli uomini ci rubano tutto e a pagina 41 con mia somma sorpresa leggo che “è l’ora di un femminismo radicale che affermi la primazia materna e femminile”. In realtà, lo ammetto, mi sono sorpreso soltanto che lo abbia detto chiaramente. Infatti la mission (direi il manifesto del nuovo femminismo d’assalto), per chi segue attentamente le dinamiche della comunicazione e dei codici sociali, è ben chiaro da diversi anni.

Solo qualche giorno fa, in occasione di un evento (finalmente tecnico e approfondito) critico verso il ddl Pillon, tenutosi a Roma davanti a Montecitorio, una delle relatrici, la professoressa Assunta Morresi, componente del Comitato nazionale di Bioetica, concludeva (ero in terza fila) asserendo che “le donne partoriscono e dunque hanno più diritti [degli uomini, verso i figli]”.

Solo qualche mese fa un giudice della sezione famiglia di Milano, dopo aver ascoltato nell’udienza presidenziale, entrambi i coniugi, si rivolgeva all’uomo/padre, con il seguente imperativo: “Lo sa che lei deve lasciare la casa di abitazione?”. Costui sbigottito le chiedeva perché, ed in tutta risposta riceveva l’ancor di più sorprendente “E’ la prassi di questo tribunale!”. Anche qua nulla di sorprendente, nel diritto di famiglia l’uomo si presume essere sempre il cattivo e la donna si presume essere sempre la vittima. Infatti l’uomo in tribunale entra genitore/coniuge/convivente paritetico ed esce non collocatario/frequentatore/perequatore.

Il paradosso poi è che quasi ogni giorno mi tocca leggere un articolo sulla “sparizione dei padri”, sui padri assenti. Assenti o rimossi obtorto collo?

Il magistrato Fabio Roia, presidente della sezione penale “Misure di prevenzione” del Tribunale di Milano, che si occupa di violenza in famiglia dal 1991, ha scritto di recente che l’alienazione genitoriale (migliaia di casi drammatici ogni anno, che investono i figli e per il 70-80% dei casi i padri) è una “moda” e che la violenza veda come vittime solo le donne. I centri antiviolenza, praticamente tutti, si rifiutano di ricevere denunce da parte dei maschi. Eppure ci sono e neanche poche.

La pubblicità oramai si spreca nel proporre uomini che al più son buoni per fare da macchina soffia foglie. Valfrutta ha proposto una serie di tappi da collezione, tra cui la “famiglia” che vedeva ritratti unicamente una mamma che tiene per mano i due figli. Il padre non pervenuto. Basta poi leggere attentamente i giornali per rendersi conto che identici gravi fatti di cronaca sono messi in prima pagina o in rilievo se la vittima è donna, mentre scompaiono a francobollo se la vittima è un uomo.


E’ da tempo tutto un fiorire di esternazioni dogmatiche quali “le femmine sono più sensibili/migliori a scuola/più dotate etc”. E potrei continuare a lungo. Non è che siamo passati da un patriarcato radicato (per vero solo in alcune parti d’Italia) da anni 50 a un preteso, rivendicato, urlato matriarcato misto alla ricerca di posizioni di vera supremazia?

Se lo strumento delle Pari Opportunità ha avuto un senso in passato al fine di rendere accessibile e riequilibrare posizioni apicali interamente nelle mani degli uomini, da anni oramai le pari opportunità non assolvono più a questo scopo ma sono finalizzati a garantire posizioni a prescindere dalle capacità e dai meriti. Vorrei ricordare come le donne abbiano già posizioni di assoluto rilievo nei settori più importanti: magistratura e pubblica istruzione (dalla scuola dell’infanzia alle superiori, università escluse). Dove anzi oramai gli uomini siano in posizione di minoranza, ma non per questo rivendicano quote azzurre.

Il mio timore è che raggiunto un certo equilibrio, c’è chi rivendica non uguali diritti ma bensì maggiori diritti. Il che, – da giurista che ha una posizione ortodossa verso il principio di uguaglianza -, mi fa inorridire.

Attenzione perché questa deriva sta lentamente sostituendo la lotta di classe con la lotta tra i sessi, a detrimento delle fondamenta stessa della società civile. Il mio sogno è quello di una società dove venga rispettata ogni diversità, ci sia spazio per la meritocrazia e per la solidarietà. Dove l’uguaglianza sia il primo faro.

Allora forse è il caso che tutti noi si rifletta sulle reali dinamiche che stanno investendo e producendo i cambiamenti della società civile. Società che dovrebbe nutrirsi del prezioso equilibrio delle diversità innate tra uomo e donna. E per diversità non intendo affatto che uno sia migliore dell’altro.