Tecnologia

Agenda digitale, dell’era Piacentini restano solo promesse e numeri impietosi

Esce di scena Diego Piacentini, numero due di Bezos, congelatosi per due anni dal suo ruolo in Amazon per regalare al suo Paese un miracolo digitale. L’Italia, anche quella digitale, si è sempre innamorata di “uomini forti” e di grandi promesse. Così è stato anche in questo caso, disinteressandosi completamente di possibili conflitti di interesse e di strategie poco chiare per realizzare i risultati sperati.

Effettivamente, a parte le grandi promesse, l’unico ad avere opportunità da questo prestigioso incarico è oggi Amazon che riceverà tra pochi giorni un uomo delle istituzioni che avrà inevitabilmente con sé preziose informazioni e contatti per poter presidiare un mercato, che pur nella fragilità politica della situazione italiana, rimane interessante anche per un colosso dell’e-commerce a livello mondiale.

I risultati per il nostro Paese invece non sono arrivati e ancora si attende qualche timido segnale in uno stato di stagnazione permanente che ormai caratterizza da troppi anni le strategie nazionali per il digitale.

I numeri sono impietosi. Nell’ultimo biennio di “Commissariamento Straordinario”, abbiamo all’attivo:

Spid (il tanto decantato Sistema Pubblico di Identità Digitale voluto dal governo Renzi): poco più di 2,7 milioni di identità (su circa 63 milioni di italiani). Servizi online inesistenti e i gestori che (giustamente) si chiedono che fine abbia fatto la promessa convenienza del sistema per loro.

Anpr (l’Anagrafe nazionale della popolazione residente): poco più di 500 comuni subentrati su circa 8000. Situazione che – pur a voler tessere le lodi per l’impegno profuso nello storytelling – rimane a dir poco imbarazzante.

Regole Tecniche. Ah, già le Regole. Da più di due anni si attendono le regole tecniche previste dal Codice dell’Amministrazione Digitale (che da decreto di nomina commissariale potevano essere portate avanti direttamente da Piacentini e dal suo Team). E questo regala un prezioso alibi alle nostre PA per mantenere i procedimenti rigorosamente e burocraticamente nebulosi e cartacei. E intanto si vocifera che si voglia mettere le mani di nuovo e per l’ennesima volta sul più rimaneggiato e sconosciuto Codice di tutti i tempi, il Codice dell’amministrazione digitale appunto. Non ci resta che piangere, direbbe qualcuno da lassù.

Poco altro purtroppo si è fatto (o non fatto), se non proporre Carte di principi tecnologici (ma non si poteva usare un termine diverso dalla “carta” che si vorrebbe eliminare?), inizi di rivoluzioni (ma per una volta non meriteremmo di raggiungere un traguardo in questo Paese che attende da anni qualche risposta concreta?) e tante, tante parole.

Eppure Piacentini disponeva di pieni poteri e poteva addirittura sostituirsi alle PA inadempienti dal punto di vista dello sviluppo di servizi digitali. Per carità il compito che lo attendeva non era per nulla semplice e i miracoli non sono di questo mondo, ma perché continuare a promettere qualcosa, quando si sa già che si combatte contro i mulini a vento?

La verità è che si continua a promettere senza invece sviluppare strategie solide, credibili e a lungo termine e senza che si affidi il futuro digitale del nostro Paese a una governance autorevole che sia in grado, quindi, di presidiare i vari processi da sviluppare.

In realtà, come tante volte ripetuto, non c’è bisogno di ridicoli commissariamenti straordinari, ma ad esempio di garantire ad AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) un’autonomia decisionale, un organico sufficiente e pieni poteri. Oggi AgID disporrebbe di un promettente Direttore Generale, appena nominato, Teresa Alvaro. La stiamo mandando all’arrembaggio in una guerra già persa in partenza o vogliamo davvero provare a invertire, anche attraverso di lei, una rotta che sembra essere già segnata?

Per farlo la Presidenza del Consiglio prima di tutto dovrebbe crederci ed essere realmente consapevole che una possibile svolta economica nel nostro Paese dipende anche dallo sviluppo concreto di politiche di innovazione digitale e per poterle realizzare nella complessità della PA italiana occorrono due presupposti: finanziamenti e formazione di dipendenti (e anche dei cittadini).

La digitalizzazione a costo zero, a partire dagli inutili commissariamenti a costo zero, fa parte dei sogni irrealizzabili e dei miracoli. E li attendiamo invano da troppo tempo.